Veronica Panarello: il video dell’interrogatorio

La donna risponde alle domande del procuratore di Ragusa l’8 dicembre

veronica panarello

Il Tg1 pubblica le immagini dell’interrogatorio di Veronica Panarello di fronte al procuratore di Ragusa. Il filmato si riferisce al primo interrogatorio svoltosi l’8 dicembre. La donna, in carcere con l’accusa di omicidio volontario e occultamento di cadavere del figlio Lorys Stival, parla del bimbo come se fosse ancora vivo, al presente:

“Mio figlio è speciale, è un ragazzo un po’ chiuso ma è speciale, ha una mentalità da bimbo più grande”

Veronica Panarello si dispera: “Non è facile, non è facile niente”. Poi chiede: “Ma mi spieghi una cosa, cosa c’entra il mio passato con mio figlio adesso?”. La donna poi parla dei suoi tentativi di suicidio, e del rapporto travagliato con la madre. Proprio alla fine di quell’interrogatorio la Panarello fu sottoposta al fermo con l’accusa di omicidio

Veronica Panarello: il video dell’interrogatorio

VERONICA PANARELLO RESTA IN CARCERE – La Cassazione recentemente ha confermato la carcerazione preventiva per Veronica Panarello. La prima sezione penale, presieduta da Arturo Cortese, ha infatti rigettato il ricorso della difesa che chiedeva di rivalutare la necessità della custodia cautelare della giovane madre, confermate dal tribunale del riesame di Catania con l’ordinanza del 3 gennaio scorso. “Prendiamo atto della decisione – ha commentato l’avvocato Francesco Villardita – e aspettiamo le motivazioni. Battaglieremo al processo che è la fase in cui si ristabiliscono gli equilibri tra accusa e difesa”. Contro il ricorso della difesa si era pronunciato nell’udienza a porte chiuse il sostituto procuratore generale Antonio Gialanella. Come riferito dallo stesso legale, il pg nella sua requisitoria ha spiegato che gli elementi probatori della difesa non cambiano il quadro e che una rilettura andrà fatta in sede dibattimentale. “Non ci avviliamo”, ha affermato comunque Villardita, “perché ci muoviamo in una fase cautelare dove ad essere valutati sono indizi e non prove”. Nel ricorso, articolato in 21 motivi, la difesa contestava l’assenza di un movente per il delitto, l’insussistenza dei gravi indizi di colpevolezza e l’illogicità manifesta dell’ordinanza del riesame. L’atto veniva sottolineato tra l’altro che il riesame “non ha superato con rigore scientifico il tema dell’orario della morte di Loris”, che per la difesa non sarebbe tra le 9 e le 10 come dichiara la perizia medico-legale della Procura, ma più tardi, quando la donna ha un alibi: è al corso di cucina al castello di Donnafugata. Vengono contestati inoltre gli esiti degli esami delle immagini delle telecamere di sicurezza. Inoltre, secondo Villardita il fatto che l’auto di Veronica si dirigesse verso il canalone dove il bimbo è stato trovato “non può essere considerato un grave indizio di colpevolezza”, tale da giustificare la custodia in carcere per la donna. Veronica Panarello è stata prelevata da casa sua l’8 dicembre scorso e ascoltata per ore dagli inquirenti, che quindi ne hanno disposto il fermo. Il perno dell’accusa, sostenuta dal procuratore Carmelo Petralia e dal sostituto Marco Rota sono le presunte ‘bugie’ della mamma di Loris. Dice di avere accompagnato il figlio a scuola, ma le immagini dei sistemi di videosorveglianza, in un paese da ‘Grande fratello’ non inquadrano la sua auto vicino all’istituto Falcone-Borsellino. Altri elementi sono le fascette di plastica consegnate alle maestre, compatibili con il legaccio usato per strangolare il bambino. Ricostruzioni che hanno retto al vaglio del Gip, che ha convalidato il fermo il 12 dicembre, e del Tribunale del riesame. Sulle quali la Cassazione non ha rilevato vizi di motivazione.

LA LETTERA DI VERONICA PANARELLO – Veronica Panarello invia una lettera a Mattino 5. La lettera, è stata indirizzata all’inviata Agnese Virgillito:

In questi lunghi mesi ho seguito i suoi servizi e il lavoro svolto da lei. Devo ammettere che ho pensato un po’ se scriverle questa lettera o no. Ci sono cose che non si possono descrivere a parole perché ogni definizione ti sembra il nulla. Solo chi ha vissuto o vive la perdita di un figlio può capire. Molto spesso ciò che dico viene interpretato in modo diverso o a piacimento dell’uso che ne vogliono fare.

Perdere un figlio è il dolore più lancinante che può esistere, una ferita aperta che non si rimarginerà mai. Perdi la voglia anche di nutrirti, ti reggi in piedi con molta fatica chiedendoti ogni giorni perché ti stia capitando tutto ciò e perché proprio a te.

I ricordi mi rincorrono la mente, rivivendo quella felicità che non riavrò più facendomi ancora più male. L’esserne accusata amplifica il tutto. Ci sono giorni che mi chiedo perché non sia stato fatto a me tutto quel male. Avrei preso il suo posto senza esitare un istante. La vita del proprio figlio vale più della propria.

L’essere sola a cercare la verità mi spinge sempre di più a non fermarmi sapendo che troverò le risposte che cerco e che non giustificheranno mai ciò che è stato fatto. Non potrà mai essere pronunciata dalla mia bocca la parola perdono e non potrò mai provare pietà per chi ha distrutto la vita a Lorys, un bambino di soli 8 anni.

In questi mesi ho avuto la fortuna di essere seguita dal legale Villardita che ha creduto in me dal primo istante lavorando ininterrottamente e tutto ciò porterà ottimi risultati, dimostrerà la mia innocenza e chi mi ha voltato le spalle nel momento in cui avevo più bisogno si renderà conto di aver sbagliato, ma sarà tardi.

Quel poco di vita che ho continuerò a dedicarlo ai miei figli, tenendo vivo il ricordo di Lorys e donando tutto l’amore che ho per Diego. loro per me sono sempre il tutto e lo saranno per sempre.

Veronica Panarello

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