Alexander Boettcher e Martina Levato incinta: il bimbo fa parte di un “patto segreto”?

L’ennesimo colpo di scena nella vicenda della cosiddetta ‘coppia diabolica’ che ha lanciato l’acido contro Pietro Barbini

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“Martina mi propose un patto e mi disse ‘io andrò in carcere per purificarmi, ma tu devi darmi un figlio'”. L’ennesimo colpo di scena nella vicenda della cosiddetta ‘coppia diabolica’ è contenuto in un memoriale depositato ai giudici e scritto da Alexander Boettcher, amante di Martina Levato. La difesa del giovane ha chiesto per lui l’assoluzione perché, malgrado abbia accettato quel patto dicendo “mi sembra la cosa giusta”, Boettcher “non era consapevole” dell’aggressione a Barbini.

IL MEMORIALE DI ALEXANDER BOETTCHER – Nel memoriale di una quarantina di pagine, che Boettcher ha depositato ai giudici della nona sezione penale nel processo sul caso Barbini senza anticiparne i contenuti nemmeno al suo legale, l’avvocato Ermanno Gorpia, il broker spiega che la sua amante, lo scorso settembre, “mi propose un patto del genere ‘io vado in carcere per 10 anni, così mi purifico dalle mie precedenti relazioni, ma tu mi devi dare un figlio'”. E Boettcher, stando a quanto scritto da lui stesso, ha accettato dicendo: “mi sembra la cosa giusta”. Il legale Gorpia nella sua arringa ha, però, chiarito che, pur accettando quel patto, Boettcher la sera del 28 dicembre scorso, quando si presentò in via Giulio Carcano a Milano dove venne aggredito Pietro Barbini, “non era consapevole che la ragazza avesse lanciato dell’acido contro il suo ex compagno di scuola, perché Martina non gli aveva mai detto cosa comportasse quel suo percorso di purificazione”. Stando alle indagini, Boettcher, dopo il lancio dell’acido, avrebbe inseguito Barbini con un martello in mano, ma per la difesa quel martello “l’aveva portato Magnani”, il presunto complice, e “Alexander inseguiva il ragazzo perché lui era arrivato dopo e non sapeva cosa fosse successo e sentiva solo Martina urlare”. Tra l’altro, secondo la difesa, Martina aveva già iniziato il suo “percorso di purificazione” parlandone “già nell’aprile del 2014 in un messaggio a Barbini”. In subordine, la difesa ha chiesto l’esclusione delle aggravanti contestate, ossia i motivi abietti, la crudeltà e la premeditazione. Nessun accenno, invece, da parte della difesa di Boettcher ad un vizio di mente.

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