Domenico Maurantonio era già morto quando è caduto?

L’ipotesi del legale della famiglia, non suffragata finora dalle indagini

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Eraldo Stefani, avvocato fiorentino esperto in indagini difensive, legale dei genitori di Domenico Maurantonio, il 19enne padovano deceduto all’alba del 10 maggio scorsi, dopo una caduta di 20 metri da una finestra al quinto piano dell’hotel Da Vinci di Milano, dove si trovava in gita con la scuola, racconta a Repubblica Milano una nuova ipotesi sulla morte del ragazzo:

“Al momento non ci sono prove che sia stato davvero Domenico a mandare un messaggio dal proprio telefono alle 5.30 circa di quella mattina”. A parlare è . “Se non è certo che sia stato Domenico a mandare quel messaggio – continua l’avvocato – lascia intendere che l’ora della morte possa essere anche precedente alle 5.30. Si colloca genericamente fra le 3.30 e le 6.30”. In pratica, quello che sostiene l’avvocato è che potrebbe essere stato qualcun altro, e non Domenico, a mandare un messaggio dal telefono del giovane dopo che lui era già morto. Una versione che non trova riscontro nelle indagini sin qui svolte dalla squadra Mobile milanese, che indaga sulla morte del ragazzo. “Mi rendo conto che l’ipotesi possa sembrare inquietante – dice l’avvocato – ma al momento non si può escludere che qualcuno abbia usato il telefono di Domenico dopo la sua morte. Così come non possiamo affermare con assoluta certezza nemmeno che il ragazzo fosse vivo nel momento in cui è caduto dalla finestra”

DOMENICO MAURANTONIO: LA RICOSTRUZIONE DELLA SCENA – Per la morte a Milano, durante una gita scolastica il 10 maggio, del padovano Domenico Maurantonio il legale della famiglia ha avviato una serie di accertamenti extragiudiziali che hanno portato alla completa ricostruzione dell’uso e distribuzione dei compagni di scuola nell’albergo dove il ragazzo è morto cadendo da una finestra. La raccolta di elementi è stata effettuata nella notte tra il 15 e il 16 giugno scorsi – ma lo si è appreso solo oggi – e nel corso dei test sono state trovate, a distanza di 37 giorni dalla morte nuove tracce biologiche riconducibili al ragazzo. Eraldo Stefani, il legale della famiglia Maurantonio, ha utilizzato, liberate dai clienti, tutte le stanze dove stavano i ragazzi in gita con Domenico e con un pool di 10 esperti, tra ingegneri, genetisti, criminologi e tecnici del suono ed audio, ha fatto ‘rivivere’ la tragica notte in cui il ragazzo è caduto dalla finestra. Tra i dati raccolti anche la capacità di insonorizzazione delle stanze e l’esame fonometrico dei suoni in entrata ed in uscita dalle stesse. Tutti elementi – riferisce l’avv. Stefani – che servono, come potrebbero essere quelli sugli Sms – per avere un quadro il più esauriente possibile “su una vicenda in cui l’unica certezza è che Domenico non si è suicidato ma serve fare chiarezza perché troppe voci ed indiscrezioni stanno girando senza che si abbia l’autentica percezione del caso”. “Ai test – aggiunge l’avvocato – abbiamo invitato la Procura di Milano ed in subordine la polizia che indaga sulla vicenda ma alle 23 del 15 quando abbiamo iniziato, fino alla fine del lavoro all’alba, non si è presentato nessuno”. L’avv. Stefani ha annunciato che martedì dovrebbe recarsi in Procura a Milano per discutere con i magistrati della vicenda.

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