Giuseppe Franco, lo stupro di Roma Prati e la ragazzina che “voleva appartarsi”

Il racconto del militare accusato di violenza sessuale nei confronti della quindicenne

STUPRO PRATI MILITARE giuseppe franco

Il Messaggero pubblica le parole di Giuseppe Franco, il militare di 31 anni accusato dello stupro della ragazzina nel quartiere Prati di Roma:

«Ho visto queste tre ragazze, una di loro mi è piaciuta più delle altre. Abbiamo iniziato a parlare. Ho detto: sono una persona perbene, lavoro per la Marina». Alle contestazioni del gip, Franco nega di essersi spacciato per un rappresentante delle forze dell’ordine e di avere chiesto alle tre minorenni i documenti, mettendole in uno stato di soggezione: «Ho mostrato il tesserino soltanto per dire che ero una persona perbene, non ho chiesto i documenti. A lei ho soltanto domandato quanti anni avesse e, forse per dimostrarmi che ne aveva 18, come sosteneva,ha tirato fuori la carta d’identità, ma non l’ho neppure guardata.Forse le sue amiche avranno precisato di non avere documenti perché era iniziato questo gioco. Ma io non avevo mai avanzato alcuna richiesta». E Franco continua: «Le ho chiesto se volesse appartarsi e lei ha detto di sì. E così ci siamo allontanati insieme». I dettagli sulla dinamica dello stupro coincidono nelle versioni della vittima e del suo carnefice, con la differenza che l’indagato continua a sostenere che quella ragazzina fosse consenziente» Alla fine il militare non convince affatto. Ha chiesto ad Angela il suo numero di telefono lei gli ha dato quello della mamma.Aveva paura di dirgli di no, ma non voleva dare a quell’uomo il suo recapito. «E lei -ha chiesto il gip – perché non gliel’ha dato, se davvero era stato un incontro consensuale?» Franco risponde: «Ho una compagna,non volevo che cominciasse a inviarmi messaggi». Anche la fuga,davanti alla mamma delle amiche di Angela, accorsa sul posto dopo la telefonata della figlia allarmata perché Angela si era allontanata con quello sconosciuto non convince. «Quando siamo tornati, ho visto questa donna corrermi incontro e gridarmi bastardo. Ho avuto paura e sono fuggito» Il gip obietta: «Lei sta partendo in missione con la Marina militare nel corno d’Africa e ha paura di una donna che le urla contro insultandola?». L’indagato cerca di spiegare. Ma non convince.

E tra i colleghi della Marina militare non c’è nessuna forma di solidarietà:

Giuseppe Franco, fermato dalla squadra mobile, resta indagato per violenza sessuale e sostituzione di persona. Nessuno dei suoi colleghi lo difende per il momento. «Le mele marce sono ovunque e in qualsiasi settore -ha ammesso un sergente- basta non confondere e fare di tutta un’erba un fascio. Se qualcuno ha sbagliato pagherà, per fortuna ci sono tante brave persone che sono arruolate. Noi siamoquelli che salviamo la gente in mare».

Franco rimarrà in carcere:

Lo ha deciso il gip Giacomo Ebner accogliendo le richieste del pm Eugenio Albamonte ed emettendo una ordinanza di custodia cautelare in carcere. I reati a carico dell’uomo sono violenza sessuale e sostituzione di persona. Quest’ultima accusa perché Franco avrebbe avvicinato la ragazzina spacciandosi per agente di polizia, una accusa che l’uomo nega sostenendo di aver mostrato solo il suo tesserino militare.

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