Cosa succede quando dimagrisci 50 chili? Ti racconto perché odio il mio corpo

Elna Baker, scrittrice e performer racconta la sua storia

dimagrire 100 chili

Elna Baker, scrittrice e performer, ha per anni condiviso il suo viaggio riguardo al suo peso, alla sessualità, alla fede e alla famiglia con autoironia ed onestà. In questo post, pubblicato sul sito Refinery 29, potete leggere la sua testimonianza, che illustra l’altra faccia della medaglia, quella che in tv, nelle foto prima-dopo, non viene mostrata, né raccontata.

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IO ODIO ESSERE NUDA – “Di recente, per una fuga romantica, il mio ragazzo mi ha portato all’Esalen Instite in Big Sur. L’ha scelto come un ‘trattamento spa’. Si trattava però di ben altro. Esales è ‘un esperimento di benessere mentale’, dove vengono fatte cose come terapia di gruppo e meditazione per aiutarti ‘a integrare il tuo corpo, la tua mente, il tuo cuore e il tuo spirito’. Tutto molto bello e giusto, davvero, ma io volevo solo farmi la manicure. Più che una spa, sembrava un intervento. La prima notte, il mio ragazzo mi ha portata nel suo posto preferito: i bagni di gruppo all’aperto, costruiti su scogli a strapiombo sull’oceano, come nelle cartoline romantiche. Mentre ci dirigevamo lì, ha menzionato distrattamente, ‘Ah, sono bagni nudi. Va bene, no?’, sono rimasta di sasso. Nuda? Io non faccio cose come essere nuda in pubblico. Mai.

LA PELLE IN ECCESSO – Non sono solo semplici problemi col mio corpo (penso comunque di avere anche quelli). Il mio corpo nudo non è come “dovrebbe essere”. Ero obesa. Nel periodo in cui pesavo di più, pesavo 120 kg. Quando avevo appena vent’anni, mi sono messa a dieta e ho perso, in tutto, 50 kg. Immaginavo che perdere peso fosse come nella scena della Sirenetta, dove Ariel guarda le sue nuove gambe con meraviglia. Non è stato così. Non fraintendetemi: sono contenta di aver perso peso. Ho raggiunto un obbiettivo che pensavo impossibile. Ma non potevo comunque tornare indietro nel tempo. Le foto ‘Prima e dopo’ che vedete nelle pubblicità, sono una bugia. Dopo aver perso peso, avevo talmente tanta pelle in eccesso che potevo sdraiarmi su un lato e tirarla in entrambe le direzioni.

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Per un lungo periodo ho provato a mandarla via con creme ed esercizio. Alla fine, mi sono rivolta alla chirurgia plastica. Non l’ho fatto per alterare il mio aspetto, volevo solo avere una possibilità di vedere il corpo che avrei potuto avere se non avessi messo su peso. La maggior parte delle foto che vedete sono state scattate un mese prima dell’intervento e l’ultima che vedrete, due mesi dopo. Il mio dopo. Sono passati sette anni. Sono andata a cercarle apposta per questo articolo e vederle per la prima volta dopo così tanto tempo, mi ha ricordato all’improvviso come mi sentissi ad avere tutta quella pelle addosso. Quanto fossi insicura. E come pensassi che sicuramente tutto sarebbe andato meglio se solo avessi potuto farla sparire.

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QUATTRO INTERVENTI – Ho subito quattro interventi in tutto. Mi è stato impiantato il seno della taglia che avevo. Ho subito un body lift e due anni dopo sono tornata per un altro. Hanno fatto un’incisione lungo tutta la vita, tagliato 15 cm di pelle, e mi hanno poi ricucita. Hanno rimosso in totale 46 g della mia pelle. Mi sono sottoposta anche a un lift alle cosce: hanno tagliato le mie gambe dal ginocchio all’inguine e tolto più pelle in eccesso possibile. Per guarire ho dovuto stare a letto con le gambe aperte per un mese. Scusate, coinquilini. Ora ho una cicatrice che percorre tutta la mia vita, come se un mago mi avesse tagliata in due. Ho due cicatrici lungo le gambe. Ma nemmeno la chirurgia ha potuto rimuovere la pelle in eccesso del tutto. Quando apro gambe e braccia, sembro ancora uno scoiattolo volante. Ho smagliature sulle spalle e pelle che penzola dalle braccia e dall’interno coscia. Se mi piego, le mie tette si afflosciano come sacchetti vuoti. Perciò no, non mi piace essere vista nuda.

L’ACQUA COME UNA COPERTA – Ma l’ho fatto. Sono entrata nel patio, nuda, in pubblico, per la prima volta nella mia vita da adulta. Con rammarico, ho notato che non era quel tipo di spa ‘per tutti’. Al contrario, ero circondata da quel tipo di persone che ti aspetti di vedere nel corso avanzato di yoga. Non appena mi sono trovata in mezzo al loro, mi sono sentita incredibilmente consapevole del mio essere. Quando non sono a mio agio, faccio delle smorfie; smorfie vistose ed evidenti. Camminando attraverso uno dei bagni di gruppo, una piscina piena di persone bellissime, sono tornata ad essere d’un tratto la me delle medie, che guardava le ragazze fighe. Per tirarmi su ho inventato una canzone che canto nella mia testa mentre supero la gente: ‘You got that super-fly body; I got that octo-mom body.’ Il mio ragazzo non mi aveva mai vista comportarmi così, perciò mi ha chiesto se fosse tutto ok. Ho solo aggrottato le sopracciglia, comportandomi come un’adolescente. Dopo circa dieci minuti, non potevo sopportare un minuto di più e mi sono scusata andando verso i bagni singoli. Mi sono lasciata andare nella vasca, lasciando che l’acqua mi coprisse come una coperta. Tutto era coperto tranne il perfetto, bianco cerchio che formava il mio ginocchio spuntando dall’acqua.

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I RICORDI “GRASSI” – Non ho molti ricordi di quando ero grassa. Cerco attentamente di non guardare a quel passato. Quando mi guardo allo specchio, vedo sempre e solo la mia faccia. Quando ero in primo liceo, ero così grossa che quando mi facevo il bagno l’acqua non riusciva a coprirmi completamente. Ricordo la prima volta che mi successe: tutto il mio corpo era coperto tranne per un cerchio bianco, la mia pancia, che spuntava nell’acqua. L’ho guardata ed ho deciso che non era una parte di me. L’ho chiamata l’isola. Dopo ho preso due flaconcini di sapone e ho finto che fossero un ragazzo e una ragazza che si incontravano sull’isola, innamorandosi. Ho giocato nella vasca come una bambina. Non è un ricordo triste. Ma mi ricorda com’era essere una ragazza grassa; come se fossi un’isola. Sono entrata nel mondo delle persone di taglia media, ora. Ma non significa che sono guarita. Seduta in quella vasca, alla ‘spa’, ho pensato a tutte le cose che ho fatto al mio corpo: l’ho odiato, l’ho nascosto, l’ho affamato. L’ho tagliato, aperto. Ferito. Guarito. Promettendo a me stessa che ogni volta che avrei guardato quelle cicatrici mi sarei sentita grata per il mio corpo e scordando quella promessa tutte le volte. ‘Come posso ancora avere problemi con tutto questo?‘, ho pensato, ‘come posso essere tornata all’inizio, a cercare di avere una relazione con il mio corpo?

ESSERE FELICI O ESSERE FELICI DI ESSERE MAGRI? – Penso ci sia questa idea che o ami e accetti il tuo corpo, o stai cercando di aggiustarlo. Io non mi trovo in nessuno dei campi. O forse mi trovo in entrambi allo stesso tempo. Provo ad accettarmi, ma è una battaglia. Voglio essere in una forma migliore (ma non voglio andare in palestra). E il mio peso oscilla, cosa che non aiuta. Un’amica di recente ha detto che molto spesso, quando guardiamo le vecchie foto, il periodo più felice della nostra vita è quello in cui eravamo più magri. E ha totalmente ragione. L’estate che considero il periodo più fottutamente felice della mia vita in realtà ha fatto schifo. Stavo affrontando la terribile fine di una relazione e avevo tantissima ansia. Ma avevo un bell’aspetto. Non ero felice; ero felice di essere magra. Che ci fosse quel momento immortalato che ora posso mostrare al mondo e dire: ero lì ed ero bella. Per due secondi.

IO ODIO IL MIO CORPO – Ho lasciato la vasca impaurita. Il giorno dopo siamo andati a una cosa che si chiama ‘open seat’, dove una persona siede davanti a un gruppo di sconosciuti e parla ad un terapista di qualcosa che lo tormenta. (Sai, proprio come si fa di solito ‘alle spa’?) Non ero mai stata in terapia prima, ma recito, perciò mi sono detta ‘è praticamente la stessa cosa’. Mi sono alzata e ho parlato del mio corpo. E’ stato davvero crudo. La cosa strana è che, gli sconosciuti nella stanza, le stesse persone bellissime che avevo visto nude la notte precedente, dissero di avere lo stesso problema. Il consiglio che mi venne dato fu: smettila di usare il passato per avvelenare il presente. Non lasciare che la persona che eri ti impedisca di raggiungere le cose che la vita ti offre ora. Mi ha davvero colpito. Posso vedere il mio corpo come voglio io. Io scelgo di odiarlo. E lo faccio perché dopo tutti questi anni, non piacermi è diventata una parte della mia identità. Invece di possedere il mio corpo, lascio che il mondo mi dica come dovrei apparire e come dovrei essere. Ho nutrito la spirale di vergogna e odio verso me stessa, perché mi dava qualcosa per cui lottare. Non so voi, ma io sono stufa di lottare per questa cazzo di bellezza. Occupa dal 10 al 20% del mio tempo e dei miei pensieri giornalieri, tutti i giorni da vent’anni a questa parte. Mi ha fermata dal fare cose più importanti, amorevoli ed oneste. E dopo tutto questo tempo, non sono nemmeno tanto brava ad essere bella.

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Certo, c’è una foto ‘dopo’ in questo post e nella foto il mio aspetto è ok (spero). Ma non avrei permesso che prendessero delle nuove foto per questa storia perché al momento peso 9 kg in più di quanto pesassi in quella foto. Perciò mi sento un’ipocrita a scrivere qualcosa che si suppone vi dica di accettare voi stessi quando io non mi accetto. La verità è che penso davvero, sinceramente, che tutti dovrebbero accettare se stessi. Tutti, tranne me. Questa è la malattia da cui sto ancora cercando di guarire.

 

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Autore: Anna Maria Usai

Ho 20 anni, studio e partecipo a Superstaz: la mia arma segreta sono i test!

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