“La ragazza dello stupro di Roma si è inventata tutto”

La versione del legale di Giuseppe Franco

STUPRO PRATI MILITARE giuseppe franco

“La ragazza continua a sostenere la sua tesi, che anzi nel corso dell’incidente probatorio ha cercato anche di modificare, mentre il mio assistito conferma la sua tesi originaria, dal primo momento ha detto che c’e’ stato con la ragazza un rapporto consensuale”. L’avvocato Gaetano Parise, legale di Giuseppe Franco, il marinaio accusato dello stupro di una quindicenne a Prati, e’ intervenuto su Radio Cusano Campus, l’emittente dell’universita’ Niccolo’ Cusano, durante il format ‘Ecg Regione’, condotto da Roberto Arduini e Andrea Di Ciancio. Il legale del presunto stupratore ha spiegato quale sara’ la linea difensiva di Franco, ribadendo che sulla quindicenne non c’e’ stata violenza ed elencando dei dettagli che, a suo dire, lo dimostrerebbero: “La ragazza ha cambiato versione nel corso dell’incidente probatorio. Ha riferito di ulteriori violenze subite di cui non faceva cenno nella prima denuncia. Ci sono delle questioni che risultano poco attendibili con la versione della violenza. Il fatto che il presunto stupratore abbia deciso di riaccompagnare la ragazzina dalle amiche. Il fatto che il presunto stupratore abbia suggerito alla ragazzina una scusa da riferire alle amiche. Il fatto che il presunto stupratore l’abbia aiutata a rivestirsi e a pulirsi. La ragazza ha provato anche a dire che Franco l’avrebbe minacciata di morte, cosa che prima non aveva detto, e che ha tentato di strangolarla, cosa che prima non aveva riferito, anche se nel certificato medico emesso dopo qualche ora non c’e’ traccia di alcuna violenza”

“SI È INVENTATA UNA SCUSA”
– Vittima e stupratore hanno camminato insieme mano nella mano: “Lo conferma anche la ragazza, non puo’ negarlo, anche le amiche hanno visto che lei e Franco tornavano insieme al luogo dell’appuntamento. A dire della ragazza, lo ha fatto per evitare reazioni violente. E c’e’ qualcosa che ancora non quadra anche sulla vicenda legata al numero del cellulare. Il mio assistente dice che la ragazza gli ha fornito un numero di telefono per incontrarsi il giorno dopo. Lei dice che gli ha dato il numero della madre e non il suo. Nell’immediatezza della denuncia ha detto di averlo fatto perche’ non ricordava il proprio numero. Poi ha cambiato versione e ha riferito di aver dato il numero della madre per cercare protezione. Noi ora faremo ricorso al tribunale del riesame. Se non accadra’ qualcosa di rilevante appare comunque difficile per la difesa poter modificare a breve la situazione attuale. Ci sono delle ulteriori indagini in corso sia dal punto di vista medico sanitario che per quanto riguarda le utenze cellulari. Lui sicuramente si e’ avvicinato con la scusa di essere un militare e poi ha chiesto alla ragazza di seguirlo. Secondo la difesa lei sapeva dove stesse andando”. Secondo l’avvocato la ragazza si e’ inventata tutto: “La ragazza ha dato questa versione dei fatti quando e’ tornata dalle amiche e ha visto la mamma dell’amica di cui l’era ospite che aveva fatto un casino, aveva chiamato i carabinieri, era giustamente preoccupata per il suo ritardo. Il mio assistito li’ per li’ non aveva capito la loro reazione. Praticamente noi riteniamo che la ragazza si sia inventata una scusa per non essere sgridata. Hanno consumato un rapporto, lui l’ha aiutata a vestirsi e a pulirsi,sono tornati mano nella mano dalle amiche, solo quando la ragazza vede la madre di una delle sue amiche molto preoccupata racconta di essere stata violentata. L’unico motivo plausibile secondo la difesa era quello di inventarsi una scusa”

GLI ESAMI CLINICI – L’avvocato parla poi degli esami clinici: “Non viene evidenziato alcun tipo di violenza. Per scrupolo hanno fatto fare una serie di ulteriori indagini con tampone e cose ma nel certificato medico si parla di assenza di lesioni traumatiche che riguardano gli organi genitali e anali. In ospedale hanno riscontrato solamente un arrossamento all’occhio: lei dice di essere stata colpita con violenza e di essere stata scaraventata a terra, ma dopo due ore questi segni si sarebbero dovuti vedere. Noi crediamo che l’occhio fosse rosso perche’ la ragazza, poi, ha pianto tanto”. Secondo l’avvocato di Franco, non sarebbe un problema l’eta’ della ragazza, quindicenne: “La ragazza stessa ammette che il mio assistito ha si’ e no visto il documento. Questo e’ un aspetto squisitamente giuridico, per legge quando la minore ha piu’ di quattordici anni ed e’ consenziente, non e’ un reato. Non gli possono contestare una violenza sessuale, gli potranno contestare altre cose, che per noi hanno poca importanza, come il fatto che non fosse un poliziotto. Se la ragazza che ha compiuto 14 anni e’ consenziente non c’e’ alcuna violenza. Il mio assistito nell’immediatezza del fatto era convinto di poter dimostrare che c’era stato un rapporto consensuale. Ora col passare dei giorni inizia ad essere preoccupato. Io sono sicuro che purtroppo questa grandissima esposizione mediatica abbia inciso nella valutazione. Mi rifiuto di credere che i magistrati si facciano condizionare dai media, ma rispetto al clamore che c’e’ stato e’ chiaro che un giudice ci va con i piedi di piombo. Dopo aver dipinto il mio assistito come un mostro, immagino la presa di posizione dei media se poi il mio assistito fosse stato mandato a casa. E’ indubbio che quando c’e’ una forte pressione mediatica possono accadere cose del genere”

GIUSEPPE FRANCO: PERCHÈ HA LAVATO I PANTALONCINI? – Diversa è la storia che racconta il gip che si occupa delle indagini:

Aveva pianificato tutto Giuseppe Franco, il militare di marina accusato dello stupro di una minorenne la notte del 29 giugno scorso a Roma, nella zona del quartiere Prati. Lo afferma il gip Giacomo Ebner nell’ordinanza con cui dispone il carcere nei confronti del 31enne sostenendo che esiste il pericolo di fuga e di reiterazione del reato. Per il gip “si ritengono sussistenti i gravi indizi di colpevolezza a carico dell’indagato”. Secondo il giudice “sussiste il pericolo di reiterazione dei reati” alla luce del fatto che Franco “sembra aver pianificato la violenza. Ha individuato una ragazza palesemente minorenne, ha esibito un tesserino per accreditarsi come rappresentante delle forze dell’ordine e ha persuaso la minore esercitando la forza solo nei momenti in cui la ragazzina tentava di ribellarsi”. L’uomo ha “senz’altro ha approfittato dell’orario notturno e del luogo in cui appartarsi, da lui “senza dubbio conosciuto”. Per il gip Ebner sussiste anche il pericolo di fuga tenuto conto che il militare “ha cercato di far perdere le proprie tracce e che avendo fatto numerose missioni all’estero potrebbe conoscere i luoghi in cui rifugiarsi”

E anche il particolare dei pantaloncini usati quella sera:

Nel corso della perquisizione effettuata presso l’abitazione del fermato per lo stupro della quindicenne nel quartiere Prati a Roma, sono stati trovati e sequestrati un paio di pantaloncini, appena lavati, e corrispondenti a quelli descritti dalla vittima e indossati dall’indagato la sera della violenza.

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