Belen e “questo amore che si immola”

Se la Rodriguez commenta Keats

belen rodriguez

Belen Rodriguez sul Giornale commenta le lettere che il poeta John Keats scrisse a Fanny Brawne Lindon:

Credo di essere una banale, ma ormai rara romantica.Una di quelle che piange ancora guardando il finale dello stesso film d’amore. Una di quelle che si emoziona a leggere ti amo sul bigliettino di un mazzo di fiori ricevuti. Sono una di quelle che ha sempre creduto nel «Vissero per sempre felici e contenti» e io aggiungo insieme. Ho scritto lettere d’amore che spesso non ho consegnato e ne ho lette molte,le ho vissute sulla mia pelle facendole mie,un po’come queste di John Keats.Da bambina speravo di vedere arrivare il principe azzurro con il cavallo bianco e di sposarlo in un grande castello,con la carrozza, un abito da sposa pieno di strati, effetto meringa, con una corona e le campane pronte a suonare una volta usciti. Crescendo la mia idea non è cambiata molto,forse non ho più aspettato cavalli bianchi, carrozze e un castello, ma ho aspettato l’amore,l’amore capace di fermarti il cuore,lasciarlo lì ad amare tutto quello che ha deciso di amare e sentirlo battere di nuovo l’attimo successivo. Un amore senza limiti.Un po’come se morisse ogni volta che ama,per paura di non essere amato più l’attimo dopo allo stesso modo dell’attimo prima.E nonlo decidi tu quanto amore puoi dare, non lo decidi tu quanto amore sai di avere, lo decide l’amore stesso, lo decide il respiro in sincro con la persona amata. È quello che ci frega, ci frega sentire scorrere al posto del sangue l’esistenza della persona amata, ci frega respirare la sua stessa aria, guardare lo stesso orizzonte. Non posso respirare senza di te. E lì entra in gioco la paura, quella di non poter più esistere senza che esista con noi l’altra persona. Quella paura che fino all’attimo prima di conoscere l’amore non avremmo mai provato e che magari l’attimo dopo non proveremo più. Basta un sorriso, forse serve anche un bacio per fissare qualcuno a noi stessi e non poterne fare a meno. E non serve che sia per sempre o forse sì, serve che ci lasci fissati gli uni agli altri, senza diritto di recesso. E,forse, Fanny aveva trovato un amore così, un amore disposto a morire, un amore in ginocchio che la pregava di perdonare l’egoismo nel pensare che senza di lei non poteva respirare.E io banalmente romantica,scontata sognatrice credo che serva un amore così, che faccia battere il cuore,in grado di strapparlo, distruggerlo e ricomporlo, serve un amore che ci faccia sorridere, un amore che ci faccia piangere,che ci faccia gioire, aspettare, pregare, correre,sperare, rischiare, ci serve un amore che, con egoismo, sia per sempre.

Tutto bellissimo, per carità. Ma a noi “questo amore” ha ricordato questo famoso monologo:

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Autore: Maria Teresa Mura

Sono nata a Roma il 14 dicembre 1970, ho fatto il Classico tanti anni fa, poi la facoltà di Chimica a La Sapienza. Ho lavorato in diversi campi, sono stata per anni coordinatrice capo di Giornalettismo. Ora il mio progetto si chiama Superstarz

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