Ciao sono Mika e ti racconto come mi sono sentito davanti alla scritta “frocio”

“Mi sono reso conto che la mia prima reazione era ancora quella di un tempo, quella di una persona molto giovane che si sentiva impotente”

mika frocio omofobia

Mika racconta sul Corriere cosa ha provato dopo aver visto le scritte omofobe sui manifesti che pubblicizzavano il suo concerto a Firenze:

Quando ho visto su Instagram la foto del poster di Firenze,con la mia faccia imbrattata, mi sono sentito triste, umiliato. Il primo istinto è stato: non dire niente a nessuno, non replicare, non muovermi. Sono in tour, posso girarmi dall’altra parte, esibirmi e stare bene. Spingere lontano gli insulti. Ma i fan hanno iniziato a parlarne, gli amici a scrivermi messaggi. E mi sono reso conto che la mia prima reazione era ancora quella di un tempo, quella di una persona molto giovane che si sentiva impotente. A scuola ero così, inerme. Se allora avessi risposto mi avrebbero picchiato e non avrei ottenuto altro che tornare a casa con un livido in faccia. So che cos’è il bullismo, mi venivano addosso. Per razzismo, per il fatto che mia madre era grassa o perché in quel periodo avevamo problemi di soldi. Soprattutto, l’80 percento delle volte, per la mia sessualità. Prima ancora che io fossi consapevole della mia sessualità. Quando da bambino ti attaccano pensi che non puoi reagire, perché se reagisci quelle cose diventano ancora più grandi — una montagna. Da piccolo la mia rivalsa è sempre stata lenta, riflessa, diluita nel tempo. Cercavo di spostare lo sguardo dalla mia condizione, mi concentravo sul futuro.

E spiega perché ha reagito rendendo pubblica la foto sui suoi profili social:

Rifiutando di riconoscere gli insulti, avrei commesso un errore:avrei dimenticato il tredicenne che sono stato e avrei fatto male alle persone che non hanno quel lusso e quel privilegio. Io posso salire sulpalco. Ma quando sei implume e quella parola ti riguarda, se vedi quel manifesto ma non trovi una risposta che ti faccia da scudo, allora per te significa che ti hanno abbandonato.Perdi le speranze e ti ritrovi ancora più debole. Non potevo permetterlo, proprio per le cose che sono cambiate nella mia vita: avrei lasciato solo me stesso e un sacco di altre persone.Non importa se hai 14 o 64 anni, quando vedi una cosa del genere la reazione è la stessa,perché ti tocca.È il motivo per il quale ho deciso di mettere quell’immagine come foto del mio profilo su Twitter e Instagram. Era esattamente quello che mi avrebbe spaventato a 13 anni.Allora non avrei avuto il coraggio, non potevo averlo. Ho fatto l’opposto di quanto avrei fatto a scuola

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