Stefano Savi: una vita distrutta “per errore” dall’acido di Alex e Martina

La vittima “sfida” i carnefici nell’aula del tribunale: l’orecchio destro ridotto a una fessura, l’occhio sinistro completamente accecato, le labbra piegate in una smorfia dolorosa

stefano savi

“Voglio guardare in faccia i miei aggressori”. Torna in aula di giustizia la vicenda degli agguati con l’acido e una delle vittime, Stefano Savi ‘sfida’ l’uomo accusato di averlo sfigurato presentandosi al processo ‘faccia a faccia’ con Alexander Boettcher, detenuto, presente in aula in gabbia.

Alexander Boettcher gabbia

La Stampa descrive così l’incontro tra i due:

Forse per un istante i loro sguardi si saranno anche incrociati, reciprocamente sgomenti. Ma per la mezz’ora abbondante che rimangono insieme nell’aula del processo agli acidificatori, vittima e carnefice evitano accuratamente ogni tipo di contatto visivo, ogni scambio possibile, anche se stanno a non più di due metri l’uno dall’altro, condividono la stessa aria, gli stessi rumori, la stessa curiosità morbosa dei giornalisti. Lui, Stefano Savi, venticinque anni, studente alla Bicocca, prima vittima incolpevole della furia «purificatrice» di Alex e Martina, il viso devastato dall’acido e da decine di interventi chirurgici, lo aveva promesso e lo ha fatto: «Verrò in aula senza vergognarmi». E infatti si siede tra i suoi avvocati di parte civile, si toglie il cappello da baseball che usa per mitigare l’effetto spaventevole del suo volto, e scambia qualche parola, risponde persino alle domande dei giornalisti: «Va bene, va bene..». L’orecchio destro ridotto a una fessura, l’occhio sinistro completamente accecato, le labbra piegate in una smorfia dolorosa, la pelle piagata delle guance, «il ragazzo senza ombre», come lo definisce nella sua testimonianza la dirigente della Questura, Maria José Falcicchia.

Mentre Boettcher ostenta arroganza:

E si capisce,sarebbe l’altro a doversiseppellire per la vergogna:Alexander Boettcher, il broker,il piccolo sultano di ragazzelabili, il neo padre del piccoloAchille conteso. Ma Alex il bello, non cede, non si nasconde,manda baci a una ragazza venuta a salutarlo dall’altra parte della gabbia, si aggira tra le sbarre con una tuta in acetato e la scritta«Leone»

STEFANO SAVI E L’AGGRESSIONE DI MARTINA LEVATO E ALEXXANDER BOETTCHER – Dopo la prima condanna e la tormentata vicenda legata al figlio della coppia Levato-Boettcher affidato a un istituto, ora la giustizia si occupa dell’aggressione a Savi, il 2 novembre 2014. Secondo l’accusa, Boettcher e la sua compagna Martina Levato, assieme al presunto complice Andrea Magnani, avrebbero colpito Savi mentre tornava a casa “per uno scambio di persona”. L’obiettivo vero sarebbe stato il fotografo Giuliano Carparelli, che aveva avuto un flirt con Martina. Il pm Marcello Musso, inascoltato, ha esortato i fotografi e gli operatori televisivi a non riprenderlo perche’ “l’identita’ delle persone offese va tutelata, identita’ che e’ stata cancellata dall’acido”. A prendere poi la parola, il dirigente della polizia di Milano, Maria Jose’ Falcicchia, che ha condotto le indagini. Stefano Savi, “e’ stato vittima di un errore di persona, solo perche’ somigliava fortemente a Carparelli” e “ha avuto la sfortuna di frequentare gli stessi locali per studenti che frequentava anche Carparelli”, ha affermato. Secondo Falcicchia, Martina Levato, Alexander Boettcher e Andrea Magnani avevano costituito “una vera e propria associazione, con tanto di organizzazione, basi logistiche e mezzi economici”. In questo contesto, Boettcher era “il regista”, Magnani “un soldato agli ordini del generale”, il broker di origini tedesche. Martina Levato e Andrea Magnani andranno a processo venerdi’ prossimo con il rito abbreviato. Savi, studento di economia alla Bicocca, ha gia’ subito una quindicina di operazioni chirurgiche ed e’ arrivato in aula indossando una felpa con il cappuccio e un cappellino da baseball. Ha potuto restare in aula per pochi minuti. Per la legge, chi deve ancora deporre in un processo non puo’ infatti ascoltare le dichiarazioni degli altri testimoni. “Si e’ presentato con grande scioltezza e serenita’. Direi che sta benissimo – ha affermato uno dei suoi legali, l’avvocato Stefano Orabona. E’ rimasto seduto, poi, uscendo, e’ passato accanto alla gabbia dove c’era Boettcher. Dopo che verra’ sentito sara’ sempre in aula”.

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