Cosa c’entra la Lucarelli con il caso di Andrea Natali, il ragazzo “morto di bullismo”?

La procura apre un fascicolo sulla morte del ventiseienne che si è tolto la vita qualche giorno fa ma la blogger ha già risolto il caso

selvaggia lucarelli andrea natali

Selvaggia Lucarelli continua a occuparsi della cronaca giudiziaria altrui. Ad essere trattato come un argomento da salotto è il caso di Andrea Natali, il ventiseienne di Borgo D’Ale, in provincia di Vercelli che si è suicidato la settimana scorsa impiccandosi in camera sua. Il caso di Natali non è facile da interpretare ma la Lucarelli ha già emesso la sentenza e la presenta orgogliosa dinnazi al tribunale della Rete sulla sua pagina Facebook. Selvaggia ha infatti intervistato il titolare dell’autofficina presso la quale aveva lavorato Andrea e dove si sarebbero svolti gli episodi di bullismo ai suoi danni.

Il post della Lucarelli su Facebook

Il post della Lucarelli su Facebook

IL GIORNALISMO D’INCHIESTA È UN’ALTRA COSA – Judge, jury and executioner sono soliti dire gli inglesi riferendosi a coloro che fanno tutti da soli senza ammettere la possibilità dell’esistenza, ad esempio, di un sistema giudiziario. La Lucarelli ha pazientemente raccolto, durante un’intervista di pochi minuti per la sua trasmissione radiofonica “Stanza Selvaggia” su M2o, le prove che incastrano i bulli che (ne è sicura) hanno spinto Andrea Natali al suicidio.

A proposito del ragazzo che si è suicidato a Borgo D’Ale, a radio M2o stamattina ho chiamato il titolare della carrozzeria in cui lavorava. A parte l’atteggiamento verbalmente aggressivo, si domanda perchè il corpo sia stato cremato lasciando intendere che i genitori del povero Andrea nascondano qualcosa. Davvero allucinante.

La Lucarelli, che ricordiamo era quella che si lamentava che la figlia dei due coniugi uccisi in provincia di Catania fosse andata a parlare dalla D’Urso senza “raccogliere informazioni presso gli inquirenti”, ora non si fa alcuno scrupolo a risolvere il caso andando a sfrucugliare i presunti colpevoli. Da sola. Ricordiamo però all’ispettrice Manetta che al momento è stato aperto solo un fascicolo conoscitivo, senza ipotesi di reato né tanto meno indagati. La Lucarelli ha basato la sua sentenza su alcune dichiarazioni apparse sui giornali nei giorni scorsi e fatte dal padre di Andrea, Federico Natali.

TORMENTATO DAI BULLI? – Secondo il signor Natali, tra i motivi che hanno spinto il figlio a togliersi la vita c’erano gli scherzi crudeli e le angherie alle quali era stato sottoposto nell’ambiente lavorativo e di cui era stato vittima negli anni precedenti. Si tratterebbe in particolare di una serie di fotografie fatte dai presunti bulli (i colleghi di lavoro della carrozzeria presso la quale lavorava) nelle quali Andrea è ritratto all’interno di un bidone dell’immondizia dove sarebbe stato fatto entrare contro la sua volontà. Oppure di altre con un sacchetto in testa. Qualcuno parla anche di filmati. Video e foto che sarebbero in seguito state diffuse anche sui social network, in particolare su Facebook, da uno dei colleghi di Andrea nell’aprile del 2014. Secondo i genitori di Andrea (che sui giornali viene descritto come “ragazzo timido e riservato”) il figlio non avrebbe retto alle umiliazioni e per questo sarebbe caduto in depressione e in seguito avrebbe deciso di togliersi la vita. Ecco il racconto di come è tornato a casa Andrea il 22 ottobre 2013. Da quel giorno Andrea non ha più voluto uscire di casa.

Non riusciva a dirci niente – ribadisce Federico, il padre -, urlava solo cose incomprensibili, non ho mai saputo cosa fosse successo quel giorno. E solo un anno più tardi, attraverso la psicologa di mio figlio, ho saputo del bullismo. Immagini innocenti? Fatemele vedere, perché a me è stata detta una cosa diversa, è stato detto di foto in cui Andrea è appeso a testa in giù, di scherzi con la pistola ad aria compressa..

A corroborare la tesi che vuole Andrea vittima dei bulli ci sarebbero anche alcuni colloqui con Annalisa Tibaldi, psicologa dell’Asl di Vercelli, cui avrebbe raccontato delle sue sofferenze e che l’avrebbe spinto a sporgere denuncia ai carabinieri. Ed è proprio riguardo la denuncia di Andrea che si è appreso dall’avvocato dell’indagato (cosa confermata anche dalla Procura) che il PM aveva chiesto l’archiviazione anche se il GIP aveva chiesto una proroga delle indagini. Alla Lucarelli Giolitto ha detto quello che ha detto già ai giornali:

Anch’io sono stato sentito dalla Polizia postale l’anno scorso. Mi erano state mostrate solo due foto; nella prima c’era Andrea seduto su un cassonetto dell’immondizia, nella seconda era ritratto su uno dei carrelli dell’officina. Due pose per me del tutto normali come ne scattavamo tante qui in carrozzeria. Non ci ho visto nulla di male; Andrea era un carattere molto timido ma mai avremmo pensato che potesse rimanere ferito da quelle foto

La situazione quindi è molto più delicata di quello che si possa pensare e anche il Procuratore Capo è cauto e il fascicolo d’indagine aperto sabato ha proprio lo scopo di stabilire se esiste un nesso tra la diffusione delle foto su Facebook e il suicidio di Andrea. Mentre le indagini fanno il loro corso il problema sarà semmai un altro e riguarda il mondo dell’informazione che vorrà dividere tutti tra colpevolisti e innocentisti. Il meccanismo dello shaming si metterà in moto trovando senza dubbio il modo di mettere in cattiva luce aspetti della vita di quelli che al momento sono gli unici due protagonisti. Ci sarà chi incolperà Andrea “perché era depresso” e chi, come fa la Lucarelli, punterà il dito contro il suo collega. Ecco alcuni ispettori già all’opera direttamente sotto il post della Lucarelli:

lucarelli andrea natali suicidio

C’è da chiedersi cosa si aspettasse di sentirsi dire la Lucarelli dal titolare dell’officina. Probabilmente avrebbe dovuto confessare subito tutto quello che Selvaggia voleva sentirsi dire, alla faccia del garantismo. Per la Lucarelli è evidente che il colpevole è il collega di Andrea, nonostante la richiesta di archiviazione da parte della magistratura. Fa sorridere poi, in questa drammatica faccenda, che a farlo sia proprio la Lucarelli sia attualmente sotto processo per una vicenda di cyberbullismo che ha come ingredienti l’accesso ad indirizzi email di altre persone e foto private rubate.

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