Martin Shkreli, lo strozzino dell’AIDS

Ha alzato del 5000% il prezzo di un farmaco salvavita per i malati di AIDS, tutti lo odiano ma in fondo lui sta solo facendo quello che sa fare meglio: i soldi

martin shkreli aids daraprim

Fino a oggi nessuno sapeva chi fosse Martin Shkreli. Ma da quando quest’uomo d’affari americano di origine albanese ha deciso di aumentare del 5000% il prezzo di un farmaco anti-AIDS del quale la sua società ha appena comprato il brevetto Shkreli è diventato l’uomo più cattivo d’America. Il medicinale in questione è il Daraprim, un antivirale usato per la cura della toxoplasmosi in commercio da oltre 60 anni che viene utilizzato anche nelle terapie dei malati di AIDS. L’azienda di Skhreli, la Turing Pharmaceuticals, dopo aver acquisito i diritti sulla commercializzazione del Daraprim ha alzato il prezzo di una singola pastiglia da tredici a settecentocinquanta dollari.

PERCHÉ AUMENTARE IL PREZZO DEL 5000% – Produrre il Daraprim costa poco, allora perché Martin Shkreli ha sentito la necessità di aumentare così tanto il costo del medicinale? In alcune interviste il manager si è giustificato dicendo che i maggiori proventi derivanti dalla vendita del Daraprim serviranno per coprire i costi di ricerca e sviluppo di nuovi farmaci per combattere l’AIDS. Ma la realtà dei fatti è che Shkreli ha fatto quello che ha fatto perché poteva farlo, e perché da bravo gestore di hedge-fund ha visto delle prospettive di arricchimento. L’incredibile aumento di prezzo non è una novità, anzi comincia ad essere la norma per quanto riguarda le strategie commerciali di alcune piccole case farmaceutiche come appunto la Turing. In fondo, come ricorda Derek Lowe su Sciencemag il prezzo del Daraprim fino a non poco tempo fa era di circa un dollaro a compressa. Nel momento dell’acquisizione da parte della Turing Pharmaceuticals era già salito a tredici dollari e cinquanta. Non è un aumento vistoso come quello deciso da Shkreli ma ci sono pochi dubbi sul fatto che l’operazione non sia stata già compiuta in passato:

Daraprim, which is also used to treat malaria, was approved by the FDA in 1953 and has long been made by GlaxoSmithKline. Glaxo sold US marketing rights in 2010 to CorePharma. Last year, Impax Laboratories agreed to buy Core and affiliated companies for $700 million. In August, Impax sold Daraprim to Turing for $55 million, a deal announced the same day Turing said it had raised $90 million from Shkreli and other investors in its first round of financing.

Daraprim cost only about $1 per tablet several years ago, but it went up sharply after CorePharma acquired it. According to IMS Health, which tracks prescriptions, sales of the drug jumped to $6.3 million in 2011 from $667,000 in 2010, even as prescriptions held steady at about 12,700. In 2014, after further price increases, sales were $9.9 million, as the number of prescriptions shrank to 8,821. The figures do not include inpatient use in hospitals.

Ma come farà Shkreli a fare in modo che altri produttori non decidano di vendere una versione generica del Daraprim ad un prezzo più basso? Creando un sistema di distribuzione controllato che renderà molto complicato ai concorrenti poter avere accesso al prodotto per fare i test necessari per iniziare la produzione. Per ottenere il Daraprim ad esempio, i pazienti dovranno rivolgersi all’unico distributore autorizzato la Walgreens Specialty Pharmacy alla quale dovranno inviare copia della propria assicurazione sanitara, mentre le istituzioni pubbliche dovranno aderire al programma Daraprim Direct che si occuperà della distribuzione nelle strutture sanitarie pubbliche. Dal momento che la strategia di queste case farmaceutiche (ma anche di quelle più grandi) non è affatto nuova si può dire con certezza che Shkreli non ha alcuna intenzione di finanziare la ricerca per un farmaco migliore ma solo guadagnarci il più possibile. È il capitalismo bellezza. Il problema è che a pagare non saranno “solo” i pazienti (che pagheranno due volte, in termini economici e terapetici), ma tutti i contribuenti americani perché anche il Governo dovrà pagare qualcosa in più (anche se meno dei 750 dollari previsti da Shkreli).

BENVENUTI NELL’AIDS – Nel frattempo l’Interwebs non è stato con le mani in mano e ha iniziato a scavare nella vita di Shkreli allo scopo di far vedere di che pasta è fatto l’uomo più cattivo d’America. Raw Story ci mostra i lussi che si concede: champagne da migliaia di euro la bottiglia e viaggi sull’elicottero privato. Altri invece hanno messo in evidenza aspetti meno triviali, ad esempio il fatto che sia stato votato tra i peggiori CEO dell’industria biotech anche a causa di quella causa da 65 milioni di dollari intentata contro Shkreli dalla Retrophin, l’azienda farmaceutica per cui lavorava. A tutti i critici e gli haters Shrkeli ha risposto su Twitter, mandandoli a quel paese e postando The Way I Am di Eminem.

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Oppure con il classico, they see me rollin’ they hatin

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Insomma è abbastanza chiaro quali siano i modelli cui si ispira Shkreli, ma possiamo davvero fargli una colpa per atteggiamenti come questi? Non è meglio concentrarci sulle questioni del business farmaceutico?

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MARTIN SHKRELI FA MARCIA INDIETRO – Probabilmente non sono state le polemiche degli ultimi giorni ma considerazioni di carattere economico e finanziario a convincere il CEO della Turing a fermare i suoi “insani” propositi. A quanto pare il manager ha riconosciuto che non ha senso mettere in vendita a 750 dollari una pillola il cui costo di produzione è inferiore ad un dollaro. Non ha detto però se ora il Daraprim tornerà ad essere venduto al vecchio prezzo o se subirà lo stesso un ritocco, al rialzo. Soprattutto rimane in ballo la questione della “distribuzione chiusa” del medicinale, che è la parte più insidiosa di tutto l’affare.

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