“Mi chiamo Jewel Shuping, mi sono fatta accecare perché desideravo essere così”

Fin da bambina a causa di un raro disturbo dell’identità sentiva che avrebbe dovuto essere cieca

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In anni e anni di frequentazione dei meandri dell’Internet ho imparato molte cose, ad esempio che what has been seen cannot be unseen. Ho imparato anche che ci sono persone che a causa di una parafilia chiamata “devotismo” (che non ha niente a che vedere con i fan dei Depeche Mode) provano attrazione sessuale per coloro che hanno subito menomazioni o amputazioni. Una sorta di feticisti dei piedi ma con la passione per l’arto fantasma. Alcuni di loro arrivano al punto di amputarsi una falange o un dito per compiacere il partner. In altri casi di visioni internettiane la mia reazione è stata invece questa:

topolino meme occhi

JEWEL VOLEVA ESSERE CIECA FIN DA PICCOLA – Ma naturalmente scherzavo. Non mi era mai capitato di leggere la storia di una persona che si è fatta accecare volontariamente perché desiderava essere cieca. Il che se ci pensate è un bell’handicap per la vita sull’Internet ma anche per la vita in generale. Eppure Jewel Shuping, una trentenne del North Carolina ha chiesto al suo psicologo di aiutarla a diventare cieca. A quanto pare infatti Jewel soffre (o sarebbe meglio dire soffriva) di una rara condizione chiamata Body Integrity Identity Disorder. Per la Shuping l’immagine esteriore del suo corpo non corrispondeva a quella che si era costruita. Fin da quando era piccola Jewel era fissata con l’essere cieca, cercava di stare molto tempo guardare il sole per danneggiarsi la retina ma non era riuscita a procurarsi danni permanenti. Aveva perfino imparato a leggere in Braille. E così ha deciso di accecarsi, ma non per non doversi più vedere allo specchio ogni mattina bensì perché la sua identità corrispondeva a quella di una donna disabile. Jewel Shuping riteneva di essere una cieca. Ora, direte voi, la cosa magari si può curare, magari no ma quello che conta è che Jewel stia bene con sé stessa. Psicologia spicciola, insomma, niente di che. Ma lo psicologo di Jewel dopo appena poche settimane di colloqui ha deciso di intervenire e risolvere il problema. Ha quindi aiutato materialmente la donna ad accecarsi, versandole negli occhi il liquido usato per sgorgare i tubi di scarico. Il che è più o meno la tecnica “fai da te” che ci si aspetta da dei pazzi, non da un “professionista della salute mentale”.

NON C’CÈ CURA PER LA BIID – Naturalmente una volta al pronto soccorso i medici hanno tentato di salvarle la vista, contro la sua volontà ma “per fortuna” il danno era così grave da averle danneggiato la vista in maniera irreparabile e ora Jewel Shuping è felice di essere finalmente sé stessa. A quanto pare i pazienti che soffrono della stessa sindrome di Jewel fanno di tutto pur di far assomigliare il proprio corpo all’immagine interna che hanno di se stessi. C’è chi riesce a ottenere l’aiuto di un chirurgo e a farsi amputare uno o più arti ma dal momento che per un medico è abbastanza controverso “curare” un paziente affetto da BIID spesso e volentieri ricorrono al fai da te, magari procurandosi incidenti per poter perdere una gamba oppure lanciandosi nel vuoto per tentare di provocarsi una lesione alla spina dorsale. Tutto sommato a Jewel è andata abbastanza bene.

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