Teresa e Trifone: la prima ammissione di Giosuè Ruotolo

Ha cambiato versione prima di essere sentito dagli inquirenti

chi l'ha visto giosuè ruotolo trifone e teresa 1

Giosuè Ruotolo, indagato per l’omicidio dei fidanzati di Pordenone Trifone Ragone e Teresa Costanza, per la prima volta cambia versione e ammette di essere passato davanti alla palestra luogo dell’assassinio, come spiega il Corriere della Sera:

Riconosce che sì, non è vero che è sempre rimasto a casa, che andò al palasport quella sera, che però non è mai entrato perché non trovava parcheggi oe che allora decise di andare a correre fermando la macchina poco più in là. Ma che faceva freddo e rientrò dopo cinque minuti e che dunque la sosta si spiegherebbe così. Tutte cose che non aveva mai detto prima di settembre. Perché? «Per paura di compromettere il concorso alla Guardia di Finanza».

GIOSUÈ RUOTOLO: LA RICOSTRUZIONE DI CHI L’HA VISTO – Chi l’ha Visto si occupa del caso del duplice omicidio dei fidanzati di Pordenone, Teresa Costanza e Trifone Ragone. Gianloreto Carbone incontra Giosuè Ruotolo, indagato per l’omicidio, e ricostruisce punto per punto quali sono gli indizi a suo carico. Ma non solo. Avanza, tra le righe, un’ipotesi. “C’è una questione di rapporti personali, il movente non sono i soldi, ma un sentimento dirompente”.

Carbone riporta una frase di Ruotolo. “«Teresa la conoscevo solo di vista Non ero geloso di lei» proprio così ha detto Giosuè Ruotolo, l’indagato per l’omicidio”. Di chi dunque era geloso? di nessuno? O la precisazione sottolineata dall’inviato di Chi l’ha visto, anche alla luce della lunga convivenza dell’indagato e di Trifone, durata due anni, vuole indicare un possibile movente per l’omicidio? Secondo Gianloreto la gelosia è una delle possibili piste degli inquirenti. Ruotolo è fidanzato dal 2007 con un ragazza che è stata sentita dagli inquirenti, senza però che le sue affermazioni siano state decisive.

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GIOSUÈ RUOTOLO E LA TELECAMERA VICINO ALLA PALESTRA – Durante le indagini gli inquirenti hanno trovato nel laghetto del parco di San Valentino una pistola smontata a pezzi, una Beretta 765 risalente agli anni ’20 del secolo scorso, e le analisi dei Ris hanno confermato che è la stessa arma che ha ucciso Teresa Costanza. Sulla pistola è presente il numero di matricola, e secondo i rumors proprio da questo particolare si sarebbe risaliti a Giosuè Ruotolo. Infatti l’arma sarebbe intestata al nonno dell’indagato, che ne aveva denunciato la scomparsa. Ma le indagini non confermano la storia.
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Raccontano però come gli inquirenti sono arrivati a quel laghetto: “Giosuè Ruotolo una volta commesso il delitto sarebbe fuggito dalla palestra a bordo della sua Audi 3 grigia ma durante la fuga sarebbe stato intercettato da una telecamera posta lungo il percorso. 12-13 minuti più tardi un’altra telecamera avrebbe ripreso l’Audi nei pressi di via Colombo”. Però per raggiungere quella via dalla palestra non occorrono più di 4-5 minuti. L’ipotesi degli inquirenti è che si sia fermato durante il tragitto. Studiandolo ci si è concentrati sul parco di San Valentino, che si trova lungo la strada percorsa quella sera da Ruotolo. E così hanno ritrovato la Beretta.

IL COMPUTER DI GIOSUÈ RUOTOLO È STATO SEQUESTRATO – Nuova giornata di lavoro intenso per gli investigatori che stanno portando avanti l’inchiesta sull’omicidio del militare Trifone Ragone (28) e della fidanzata Teresa Costanza (30), la coppia uccisa a Pordenone nel marzo scorso. E’ stato infatti sequestrato oggi un altro computer nell’appartamento nel quale l’unico indagato per l’omicidio, Giosuè Ruotolo, viveva con altri due commilitoni. Essendo una dimora condivisa, i Carabinieri hanno notificato il provvedimento di sequestro anche agli altri due inquilini, iscritti nel registro degli indagati “per atto dovuto”. La loro posizione, tuttavia, è stata immediatamente stralciata in quanto i due sono stati subito considerati estranei alla vicenda. Così il pm ha già presentato al gip richiesta di archiviazione nei loro confronti. Intanto è stata aggiornata anche l’agenda degli inquirenti. E’ infatti stato fissato per martedì prossimo l’interrogatorio di Ruotolo. A darne notizia sono stati i legali dell’uomo. Successivamente la confermata è venuta anche dalla Procura della Repubblica di Pordenone. Sarà dunque la prima volta che il commilitone ed ex coinquilino di Trifone Ragone risponderà in veste di indagato. Ruotolo, infatti, era stato già ascoltato altre tre volte dagli investigatori, ma sempre semplicemente come persona informata sui fatti. Per martedì dovrebbero inoltre essere già disponibili anche i primi riscontri degli esami eseguiti dai Ris di Parma sulla presenza di eventuali tracce sulla pistola che ha fatto fuoco, rinvenuta nel laghetto del parco di San Valentino e già individuata come l’arma del delitto.

GIOSUÈ RUOTOLO SI DIFENDE IN TV – “Ma stiamo scherzando: non ho proprio parole per descrivere quel fatto, figuriamoci a essere accusato di una cosa del genere”: Giosuè Ruotolo, il caporale dell’Esercito unico indagato nell’inchiesta sull’omicidio dei fidanzati di Pordenone, rigetta così l’ipotesi di essere il responsabile del duplice delitto. “Sulla mia accusa sono tranquillo. Sono sicuro di quello che ho fatto, ovvero niente”, ha aggiunto, intervistato dal Tg1, Ruotolo che è l’unico indagato nell’inchiesta sull’uccisione di Trifone Ragone, 29 anni, originario di Monopoli (Bari), sottufficiale dell’Esercito, e la fidanzata, Teresa Costanza, 30 anni, originaria di Agrigento, trovati morti il 17 marzo scorso nella loro auto nei pressi del Palazzetto dello Sport di Pordenone, dove vivevano. Ruotolo, che è originario di Somma Vesuviana (Napoli), città dove si trova da alcuni giorni in licenza, ha detto di non aver mai avuto una pistola (“Mai, mai”, ha sottolineato) e ha confermato di aver portato a spalle la bara di Trifone Ragone il giorno del funerale (“L’ho portata io, insieme ad altri miei colleghi”) spiegando che “era il minimo, era doveroso, essendo collega e amico”. Ha infine escluso di aver mai litigato con Trifone Ragone. “Io – ha detto – sono una persona che non litiga mai con nessuno ma anche lui era una persona solare”.

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