Tu chiedi chi era Playboy

La celebre rivista famosa per i suoi articoli (stando a quanto dicono gli acquirenti) dice addio alle tette che erano diventate oramai un contenuto marginale

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Se non fossimo nel 2015 la notizia farebbe senza dubbio un certo scalpore e potrebbe essere perfino definita “una rivoluzione”. Playboy, la celebre rivista di donnine nude famosa per le conigliette e il paginone centrale dirà addito alle donnine nude. La decisione è presa, ad annunciarlo il New York Times che ci spiega che da marzo il magazine “pornografico” non sarà più tale.

ADDIO ALLE TETTE SU PLAYBOY – Sono passati 62 anni da quando Hugh Hefner – il fondatore di Playboy oggi ottantanovenne – ha dato alle stampe il primo numero di Playboy. Nel 1953 in copertina del primo numero c’era Marilyn Monroe, nuda e a colori. E nel 1953 la Monroe non era una sconosciuta Norma Jean, era già Marilyn, basti pensare che in quell’anno uscirono Gli uomini preferiscono le bionde e Come sposare un milionario. Questo giusto per dare un’idea della portata della rivoluzione di Playboy che ha portato il nudo nelle case di tutta l’America. Basti pensare che all’apice del suo successo (nel 1975) la rivista vendeva oltre cinque milioni e mezzo di copie mentre ora e già tanto se arriva a venderne 800.000. Su Playboy sono passate molte icone sexy della seconda metà del Novecento ma si sono letti anche articoli e interviste a personaggi importanti della politica e della cultura.

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Insomma prima di tanti giornali Playboy ha capito che un po’di gnocca tra un pezzo e l’altro non faceva altro che aumentare la tiratura. Perché a dirla tutta la rivista di Hefner non è mai stata davvero un giornale pornografico, non come Penthouse o come Hustler che invece sono due riviste molto più hardcore (anche politicamente) di Playboy. Sfogliando Playboy oggi senza leggere gli articoli come invece fanno quelli che lo comprano non si nota molto di diverso da Sport Illustrated o dai servizi di ESPN con le sportive nude, certo, si vedono i capezzoli ma la differenza è tutta qui. Nel frattempo Hugh Hefner è passato dall’essere il direttore editoriale della rivista (nominalmente lo è ancora) al personaggio in vestaglia di velluto che tutti conosciamo. Una sorta di Charlton Heston con meno fucili da caccia e più conigliette. Oppure una specie di El Ron Hubbard con meno navi, attori di Hollywood e astronavi aliene. Le Mansion da lui fondate sono diventate set di film e video e hanno perso tutta l’aura mistica che avevano in passato.

 

È TUTTA COLPA DI INTERNET – Ora la svolta, con l’addio ai nudi (ma non alle foto sexy) Playboy cerca di cambiare pelle, o quantomeno di vestirla adeguatamente, per diventare qualcosa che a tutti gli effetti già c’è. Perché di riviste che tra un articolo e l’altro ci piazzano il servizio “softcore” della gnocca di turno (modella, atleta, attrice) c’è già. Per non parlare dei tabloid e delle riviste di gossip che ci forniscono foto sgranate di celebrità con le tette al vento. Il motivo è il calo delle vendite, la colpa della crisi è quella di sempre, almeno per l’industria pornografica: l’Internet. Ora che la pornografia è facilmente accessibile da chiunque in ogni parte del mondo, gratuitamente, che senso ha mettere in vendita un giornale dove le modelle mostrano le tette? Un ragionamento se vogliamo un po’ a perdere, perché su Internet si trovano anche ottimi articoli di approfondimento (basti pensare alle edizioni online dei giornali più prestigiosi ma anche a progetti editoriali come The Atlantic, Vox o al limite l’edizione americana di Vice). Togli le donne nude e su Playboy restano cose che si potranno comunque leggere ovunque sull’Interwebs. Il consiglio di amministrazione di Playboy prende atto che il porno su Internet è una minaccia alla propria esistenza e invece che investire, che ne so, in una versione realmente competitiva di Chaturbate con le conigliette di Playboy è riuscito a produrre questa cosa che andava bene per l’Internet degli anni Novanta. Se la rivista ha sicuramente dato una grande spinta alla liberazione sessuale (e un’altrettanto grande spinta alla mercificazione del corpo femminile) è più o meno dagli anni Settanta (anno più anno meno) che Playboy è in declino. E la colpa non è dell’Internet o delle VHS o delle camwhore. La colpa è del fatto che l’editore non ha saputo più leggere i tempi. Succede. Se poi quelli di Playboy riusciranno a spiegare ad un ventenne di oggi il concetto di “rivista che si compra in edicola” saremo tutti felici di ricrederci.

Foto Copertina via Twitter.com

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