Michele Buoninconti condannato a 30 anni per l’omicidio di Elena Ceste

Accolta la Tesi dell’accusa

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Michele Buoninconti è stato condannato a trent’anni per l’omicidio e l’occultamento di cadavere della moglie, Elena Ceste. Il giudice Roberto Amerio ha accolto le tesi dell’accusa, che aveva chiesto il massimo della pena nel processo di primo grado col rito abbreviato.

MICHELE BUONINCONTI: IL MARITO DI ELENA CESTE PERDE LA PATRIA POTESTA’ – recentemente Buoninconti ha perso la patria potestà dei figli avuti con la moglie Elena Ceste:

Michele Buoninconti non è stato un buon padre, sotto ogni punto di vista e i quattro figli vanno affidati ai nonni materni e non potranno incontrare i fratelli e i familiari del padre. Ieri mattina il provvedimento dei Tribunale dei minori che ha fatto decadere la potestà genitoriale del vigile del fuoco ora in carcere. Respinto anche il ricorso del fratello Salvatore.

Laconici gli avvocati della famiglia, Carlo Tabbia e Deborah Abate Zaro: «Accolte tutte le richieste, ora pensiamo solo a tutelare i quattro ragazzi». Buoninconti (assistito dall’avvocato Chiara Girola) ha «fatto vivere i figli in uno stato di isolamento dal mondo pregiudizievole»; «S’è dimostrato conflittuale con i nonni materni», rendendo così “impensabile” un confronto costruttivo; non è in grado di percepire la loro sofferenza per la perdita della madre»; del tutto incapace di percepire i bisogni dei figli che sono differenti; anche dopo la sentenza, la ripresa dei rapporti dovrà avvenire “con gradualità”.

MICHELE BUONINCONTI: LE INTERCETTAZIONI DEL MARITO DI ELENA CESTE – Il Corriere della Sera pubblica una serie di intercettazioni che riguardano conversazioni tra lui e i figli, considerate rilevanti ai fini dell’indagine:

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C’è un’intercettazione ambientale considerata significativa.Era il 5 maggio dello scorso anno, quattro mesi dopo la scomparsa di Elena, quando non si parlava ancora di omicidio. Sono tutti in casa. Parla lui: «Loro vogliono sentire solo questo… Che tra di voi non andate d’accordo! (cioè, gli investigatori vorrebbero sentirsi dire che fra lui e la moglie c’erano dei problemi, ndr). Così uno va da una parte, uno da un’altra, un’altra ancora da un’altra parte…. Vi va bene vivere così? Separati? Mamma è chissà dove! E a me mi mettono ancora da un’altra parte… Perciò cercate di essere bravi tra di voi». E cercando di capire se erano bravi passa al test: «Mi avete mai visto litigare con mamma?». Risposta candida della bambina: «Sì». Idem il fratellino: «E lo chiedi?». Il papà dà dunque istruzioni: «Eh, loro questo vogliono sentire… se gli dite sì state tranquilli che mi mettono da un’altra parte!». La bambina: «Tante volte hai litigato con mamma!». E lui:« Non le devi dire queste cose, ti tolgono anche me, dopo la mamma. Ora la domanda la faccio a tua sorella e ascoltala: mi hai mai visto picchiare la mamma?». La sorella: «No». «E tu?». «No».

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Le intercettazioni danno un’idea del clima familiare ma non sono una prova di colpevolezza.Forse un indizio:

In questa indagine non esiste infatti la pistola fumante, il Dna, il testimone oculare. «Non esistono ipotesi alternative, tutto torna, le mille contraddizioni, le menzogne, i movimenti, le dinamiche, i depistaggi» dice il colonnello dei carabinieri Fabio Federici che da un anno sta cercando di fare luce sul caso. Un clamoroso tentativo di depistaggio Michele l’ha fatto quando ha dichiarato: «Come Vigile del fuoco mi sento di dire che nella provincia di Asti censiscono i pozzi, nei pressi di Cuneo no», come a dire: guardate lì. E poi avrebbe tentato di allontanare le ricerche dalla campagna. «Non c’è mai andata in quelle strade», ha detto un giorno l’indagato e secondo il giudice l’intento era evidente: evitare rischiose esplorazioni nel luogo del ritrovamento.

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