“Mi chiamo Danial, sono gay e ho venduto un rene per scappare dall’Iran”

La storia di Danial è simile a quella di tanti altri omosessuali iraniani, costretti a fuggire dal paese a causa delle discriminazioni

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Danial è un ragazzo di origine afgana che vive a Teheran. Suo padre è arrivato in Iran negli anni Ottanta per sfuggire alla guerra tra russi e talebani, e da allora la sua famiglia è sempre vissuta in Iran. Danial però a Teheran non ci può più stare, per un semplice motivo: è omosessuale. La drammatica storia della fuga di Danial dall’Iran è stata raccontata da Lester Feder per Buzzfeed che ha raccolto la testimonianza del ragazzo in Turchia.

La cicatrice di Danial (fonte: Buzzfeed.com)

La cicatrice di Danial (fonte: Buzzfeed.com)

LA SITUAZIONE DEGLI OMOSESSUALI IN IRAN – La situazione degli omosessuali e delle altre minoranze in Iran è drammatica, un rapporto del 2010 dal titolo “We Are a buried Generation” descrive i soprusi e le discriminazioni che subiscono nel Paese. Ed è per questo che molti gay iraniani ogni anno scelgono di andare in Turchia e da lì partire alla volta di paesi più tolleranti. Nel 2014 Farid Haerinejad ha girato un documentario dal titolo Out of Iran – Iran’s Unwanted Sons and Daughters dove viene raccontata l’oppressione dell’omosessualità e l’odissea degli omosessuali che scappano dal paese degli ayatollah.

LA DECISIONE DI VENDERE UN RENE PER PAGARE I TRAFFICANTI – A differenza di altri omosessuali iraniani che non hanno bisogno di un visto per raggiungere la vicina Turchia e da lì inoltrare domanda di asilo politico per Danial la situazione è più complicata. Il Governo iraniano non ha mai visto di buon occhio gli afgani e non ha fatto sostanzialmente nulla in questi anni per fare in modo che diventassero cittadini iraniani, anzi fa di tutto per farli tornare al loro paese. Gli esuli afgani e i loro figli sono di fatto i paria della società, senza possibilità di andare a scuola, senza cittadinanza, senza passaporto. Quindi il percorso di Danial verso la Turchia è molto più difficile. Non avendo documenti non può espatriare ed è costretto a rivolgersi ad individui senza scrupoli che per garantirgli il passaggio oltre confine gli chiedono 1.000 dollari (quando in realtà un viaggio legale costerebbe duecento dollari). Per Danial, che ha 25 anni e fa un lavoro che non gli consentirebbe mai di racimolare quella cifra l’alternativa è una sola: vendere un rene. Ed è così che ha fatto, per 1.700 dollari. Non molto se ci pensiamo, ma nella sua situazione era quanto gli serviva per raggiungere la salvezza. Tanto, pensava, una volta in Turchia le associazioni LGBT e l’UNHCR si sarebbero presi cura della sua situazione. Il primo problema però si è presentato ancora prima di partire, i punti di sutura si infettarono e e Danial spese una buona parte del guadagno (600 dollari) per curarsi e tentare di rimettersi in sesto.

IL VIAGGIO IN TURCHIA – Verso l’inizio di agosto del 2014, ancora prima di essere davvero guarito, Danial è costretto a mettersi in viaggio, altrimenti non avrebbe avuto il denaro per pagare i trafficanti. Parsa, il suo ragazzo, lo avrebbe dovuto aspettare di là del confine, in Turchia. Nelle sue precarie condizioni di salute Danial ha dovuto affrontare un lungo viaggio a piedi e in furgone per poter raggiungere quella che credeva essere la salvezza. Una volta raggiunto l’ufficio rifugiati Danial disse di essere afgano e omosessuale. E lì le cose iniziarono a complicarsi. Mentre infatti Parsa (che è iraniano) riuscì in modo relativamente facile a ottenere lo stato di rifugiato e la possibilità di essere trasferito in Canada per Danial il processo di inserimento nelle liste dei rifugiati procedette molto a rilento. In meno di un mese Parsa aveva in mano tutti i documenti per andare in Canada, mentre Danial non sapeva nulla sulla sua sorte. La situazione di salute del ragazzo peggiorava e Danial iniziò a mostrare i primi sintomi di depressione. Dopo quasi un anno di permanenza in Turchia, preoccupato dal fatto di costituire il motivo che impediva a Parsa di trasferirsi in Canada, Danial decise di farla finita e tentò il suicidio. Fortunatamente Parsa arriva in tempo per salvarlo, e altrettanto miracolosamente a ottobre 2015 arriva la notizia che la sua richiesta d’asilo in Canada potrebbe essere presa in considerazione. Al momento però Danial è ancora in Turchia, in un limbo dal quale spera presto di uscire, ma dovrà attendere ancora un anno per poter partire.

Foto copertina: Buzzfeed.com

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