Quando Elisabetta Canalis pistava di botte Bobo Vieri

Il bomber picchiato per strada dalla bomba sexy. Ecco perché

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Christian Vieri confida a Vanity Fair come spiega nella sua autobiografia “Chiamatemi Bomber” un particolare inedito della sua relazione con Elisabetta Canalis:

“A partire dai 18 anni ho fatto sesso quasi tutti i giorni. anche con più donne alla volta. Amo le donne e qui a Miami (dove vive adesso, ndr) vorrei andare a vivere con quattro o cinque…”. Le donne della sua vita però sono state solo due: “Elisabetta l’avevo vista a Striscia, è stata una visione, ero imbambolato”.

A presentarli ci ha pensato Iacchetti, amico di Ciccio Colonnese (compagno di squadra dell’Inter). “La fedeltà mi ha pesato soprattutto all’inizio, infatti è stata Elisabetta a incazzarsi e quanto: mi inseguiva in strada per pestarmi”

Bobo Vieri poi racconta altre storie:

La parte del libro dove parla delle donne ha un titolo che si commenta da solo: «Quello che deve fare un bomber».
«Quello che ho scritto è niente. Editore e agente mi hanno censurato. E poi molte delle donne con cui sono stato – e neppure può immaginare quante e quali – non hanno voluto che facessi il loro nome».

Raccontando le sue estati al Pineta di Milano Marittima, scrive che si appartava sistematicamente con due o tre nella stessa sera, negli uffici della discoteca dove era di casa: «Ci chiudevamo lì dentro e facevo quello che deve fare un bomber. Capitava di fermarmi, di guardarla negli occhi e dirle: “Oh, non ci siamo presentati, ciao, io sono Bobo”. E scoppiavamo a ridere insieme, proprio sul più bello».
«Non è che mi vanto, ma la mia vita è stata questa. Se sei uno sportivo, se sei famoso, è normale andare nei posti belli, frequentare ragazze belle. Anche conquistarle: io ero il loro idolo, avevo anche il ruolo giusto, facevo gol».
Continuo a leggere: «Succedeva anche che nella foga mi dimenticassi di chiudere la porta dell’ufficio e, mentre ero lì a fare il bomber, il proprietario e i suoi ragazzi continuassero il loro viavai lavorativo».
«Sì, ma erano tutti tranquilli. Passavano e mi dicevano: “Ciao Bomber, come va?”. E io, come se non fossi lì con i pantaloni abbassati: “Tutto bene, a dopo”».
Che ragazze erano?
«Normalissime».
Prostitute mai?
«Quella roba lì non mi piace. Ho amici malati di strip club, capita che li accompagni a Las Vegas, ma io non mi diverto a mettere i dollari nelle mutande delle spogliarelliste».
Non aveva paura che una di loro la incastrasse?
«Vuol dire farsi mettere incinta? Non sono mica scemo, ho sempre usato precauzioni. Quando con Sweet Years, la mia azienda, ho promosso i preservativi per beneficenza, me ne sono tenute 600 confezioni, e per un po’ sono stato a posto. Non lo uso solo se vado con amiche che conosco da molto tempo».

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