TSU il social network che ti paga (e fa incazzare Facebook)

C’è un social che paga gli utenti per i contenuti originali che postano in base alle condivisioni che ottengono. Facebook ha deciso di bloccare i link di tsu, come mai?

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Da quando esiste Facebook ci sono dei social network per chi non sopporta Facebook. Il primo di cui ho ricordo è stato Hatebook: se Facebook era “a place for friends” Hatebook era un posto per tutti quelli che si consideravano antisociali. Ma quella era più una parodia che una seria idea di alternativa a Facebook. Qualche tempo dopo è arrivato Diaspora, un social su inviti che in realtà non è mai decollato davvero. Google ci ha provato con il suo Google Plus, ma almeno ha avuto il buon gusto e l’intelligenza di non proporlo come l’anti-Facebook.

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TSU, IL SOCIAL CHE TI PAGA – Poi l’anno scorso è comparso Ello (anche lui su inviti) che prometteva un social libero da pubblicità e di “proprietà degli utenti”, ma solo perché gli utenti avrebbero finanziato la piattaforma acquistando features aggiuntive. Infine, nello stesso periodo in cui veniva lanciato Ello è stato presentato anche TSŪ (che si pronuncia come Sue) che invece prometteva di pagare gli utenti in base a quanto traffico e condivisioni generavano i contenuti che caricavano sul sito. Mettendo in fila Hatebook, Diaspora, Ello e TSŪ si può vedere l’evoluzione del cosiddetto anti-Facebook. All’inizio il problema era non dover incrociare conoscenti, poi è scoppiata l’ossessione della privacy e del controllo che Facebook aveva sui dati degli utenti e sulle loro interazioni. Infine si è cercato di risolvere problemi nuovi: il fatto che Facebook vendesse i dati degli utenti a terze parti e ci guadagnasse, e il fatto che gli utenti – che creano gratuitamente i contenuti – venissero esclusi dalla ripartizione dei guadagni fatti “sulla loro pelle” (virtuale). Un’altra differenza importante è che se Diaspora invitava implicitamente ad abbandonare Facebook a Tsu non importa se lo fate o no, anzi, a dirla tutta tsu non è geloso, perché ora i social sono tanti e ognuno si integra con Facebook a modo suo. Almeno fino a qualche tempo fa, perché a quanto pare adesso Tsu.co è diventato innominabile su Facebook. Fino a poco dopo metà settembre era possibile condividere i post di Tsu su Facebook, in modo da generare più condivisioni ed engagement e quindi guadagnare di più, dal 25 settembre però Facebook ha bloccato questa possibilità, ma non solo. Se provate a linkare in chat dei contenuti di Tsu Facebook vi impedirà di mandarli dicendovi che li considera come spam.

 

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la cosa divertente, come fa notare il fondatore di Tsu in un’intervista al Daily News, su Facebook puoi postare link da pornhub ma non da tsu. Perché? Secondo Facebook la colpa è degli utenti di Tsu che per generare più traffico possibile, hanno creato dei profili fake destinati a linkare solo ed esclusivamente i contenuti del nuovo social. A questo punto alcuni utenti di Facebook avrebbero segnalato i contenuti di Tsu identificandolo come spam e quindi Facebook avrebbe iniziato “automaticamente” a bloccare tutto quello che arriva da Tsu. Ma quali sono i contenuti bloccati? Foto di cani, o foto artistiche, video non pornografici, insomma contenuti che su Facebook generalmente sono considerati perfettamente legittimi. Ma se la versione di Facebook è corretta (i link di Tsu sono spam) allora perché rimuovere retroattivamente anche i vecchi post? Qualcuno sostiene che Facebook voglia tarpare le ali ad un pericoloso concorrente, ma in passato Facebook non ha bloccato Instagram (poi però se l’è comprato) e continua a consentire a Twitter e perfino a Ello di utilizzare la sua piattaforma per la condivisione dei contenuti. Qualcuno suppone che sia proprio la struttura piramidale di Tsu a costituire il problema. Da più parti infatti Tsu è visto come una sorta di piattaforma di marketing multilevel, una sorta di truffa piramidale nella quale i nuovi utenti di Tsu non solo sono incentivati a produrre contenuti originali e a condividere quelli degli altri utenti ma anche ad attrarre nuovi utenti. In un recente AMA su Reddit però Sebastian Sobczak ha smentito categoricamente che si tratti di una cosa del genere.

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Nel frattempo la guerra tra Facebook e Tsu è destinata a continuare ancora per un po’. Non è chiaro se la chiusura dei rubinetti di Facebook abbia o meno tagliato le gambe al progetto del “social network che ti paga per il tuo lavoro”.

 

 

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