No, Kylie Jenner non sessualizza la disabilità

Una ragazza fa un servizio fotografico in cui è seminuda su una sedia a rotelle, ma siccome è la sorellastra di Kim Kardashian diventa un caso di “cattivo gusto”

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Se tuo padre è diventata una delle donne più famose del Mondo e la tua sorellastra è la donna che ha “rotto l’Internet” con il suo culone e ha appena dato alla luce un figlio che l’Interwebs  chiama già Baby Yeezus e al quale vengono riservate più attenzioni che al figlio di William e Kate te cosa puoi mai fare nella vita? Questa in breve è la storia di Kylie Jenner, figlia di Bruce Jenner (ora Caitlyn) e sorellastra di Kim Kardashian. Come tutte le ragazze in cerca di fama che vogliono brillare di luce propria Kylie ha posato per un servizio fotografico, nel suo caso quello della rivista Interview.

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UNA DIREZIONE ARTISTICA ZOPPICANTE – Tra le varie foto dal di Steven Klein dal sapore vagamente sadomaso-softcore c’erano un paio di scatti più particolari, quelli di Kylie in sedia a rotelle, una sedia a rotelle dorata molto sexy. Cosa aveva in mente l’art-director non lo possiamo sapere con certezza, ma possiamo immaginare che volesse rappresentare Kylie immobilizzata dal successo, la sua vita surreale (in effetti il titolo del servizio è The surreal life of Kylie Jenner).

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Oppure semplicemente l’idea deve essere sembrata dannatamente cool. L’intero servizio voleva essere una provocazione di qualche tipo, di quelle rese innocue da decenni di immagini simili (e servizi di Madonna o Kate Moss) attingendo magari ad un immaginario “perverso” rendendolo glamour. Possiamo dire che non è un’idea molto originale, anzi decisamente banale. Possiamo definirla un’idea offensiva o poco rispettosa della disabilità? Non sta a me, che non sono disabile dire se sia davvero offensiva o meno. Mi accontento di ricordare che c’è un bellissimo libro di James Graham Ballard, dal quale è stato tratto un film altrettanto bello di David Cronemberg (si dice sempre così no?) che si intitola Crash, e che racconta le vite di alcune persone ossessionate (sessualmente) dagli incidenti stradali e dalla disabilità. In una famosa scena James Spader e Rosanna Arquette – che interpreta una ragazza disabile e deturpata da un terribile incidente automobilistico – fanno sesso all’interno di un’auto.

LA FOTO DELLA RAGAZZA DISABILE – Ma ovviamente Ballard e Cronenberg sono degli Autori, e possono usare la disabilità nel modo in cui meglio credono. E non ricordo di grandi proteste di famigliari delle vittime degli incidenti stradali o dei sopravvissuti. Tutto questo per dire che, quello di Kylie Jenner non è l’apoteosi del cattivo gusto (e nemmeno della fotografia) ma non è quanto di più offensivo ci sia in circolazione. C’è però una ragazza che non ha preso molto bene il servizio che vede protagonista la Jenner, perché lei è costretta a vivere su una sedia a rotelle per davvero. Il Washington Post ci ha fatto un bel pezzo di quelli moraleggianti in cui ci spiega come la figlia di Caitlyn non sappia cosa voglia dire vivere su una sedia rotelle (nemmeno in senso metaforico?) e che non si può permettere di fare certe cose solo perché è bella e famosa. Erin Tatum è quella ragazza, quella che spiega alle celebrità che non si scherza con la vita vera. Ed è per questo, per criticare la volgare sessualizzazione della disabilità che ha ricreato a modo suo (e con l’aiuto della madre) la foto con corsetti e bustini di Kylie Jenner. Il risultato è questo, se presentato con ironia, e qui di auto-ironia ce n’è parecchia non si può dire nulla di male.

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Infatti Erin ha accompagnato il post con questa spiegazione, “incredibilmente” scopre di essere una trendsetter, a causa della sua disabilità, proprio come Kylie.

I tried my best to create a more authentic version of Kylie Jenner’s Interview cover, given that I’m, you know, actually disabled and a real life wheelchair user. I can barely get people to make eye contact with me, let alone land a cover shoot. If being in a wheelchair is trendy now, I’ve apparently been a trendsetter since before Kylie was born.

Intervistata dal Washington Post Erin ha detto di essersi chiesta cosa sia saltato per la testa al team di creativi e a tutte le persone coinvolte, meravigliandosi di come nessuno si sia chiesto, o abbia detto, se la cosa poteva essere di cattivo gusto. Possiamo certamente capire la reazione di Erin, ma tra quelli che hanno davvero sfruttato la disabilità ci dobbiamo mettere anche gli editori del Washington Post che hanno pensato bene di fare diventare la cosa una notizia.

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