Hai mangiato mio figlio, ora mi paghi

La famiglia del collega del naufrago sopravvissuto in mare per un anno chiede la metà dei guadagni derivanti dalla cessione dei diritti e fa causa per un milione di dollari accusando José Salvador Alvarenga di essere un cannibale

jose salvador alvarenga naufrago cannibale - 1

La storia di José Salvador Alvarenga ha dell’incredibile. Nel novembre del 2012 era partito dalle coste messicane per una battuta di pesca di un paio di giorni assieme a Ezequiel Cordoba. Purtroppo qualcosa andò storto e a causa di una tempesta improvvisa i due persero il controllo dell’imbarcazione che andò alla deriva per 15 mesi. Alla fine solo Alvarenga fu ritrovato vivo, a Ebon, nelle isole Marshall il 30 gennaio 2014.

UN’AVVENTURA TERRIFICANTE IN BALIA DELL’OCEANO – Un viaggio di migliaia di chilometri, alla deriva su una piccola imbarcazione di vetroresina di appena sette metri. Una vicenda da film quella del naufrago salvadoregno, anche perché le immagini rimbalzate sui media di tutto il mondo erano molto simili a quelle del personaggio interpretato da Tom Hanks in Castaway: barba lunga e capelli scompigliati. Ci sono però alcuni dettagli di quei terribili mesi passati in balia delle onde (la tempesta aveva danneggiato sia il motore che gli strumenti di comunicazione) che non tornano. Soprattutto ai familiari di Cordoba, che Alvarenga aveva ingaggiato per la battuta di pesca. Secondo Alvarenga i due sarebbero sopravvissuti per alcune settimane cibandosi solo di pesce, bevendo acqua piovana e le proprie urine e proteggendosi dal sole all’interno di una cassa. Ad un certo punto però Cordoba (che in preda alla disperazione aveva tentato già più volte di farla finita) si sarebbe rifiutato di mangiare della carne cruda (aspetto questo che sembra incredibile dopo i mesi trascorsi a mangiare poco o nulla) e sarebbe morto di stenti. Come ultimo desiderio Ezequiel Cordoba aveva chiesto al collega di non mangiare il suo cadavere e Alvarenga ha raccontato che dopo alcuni giorni in preda alle allucinazioni avrebbe gettato il corpo del giovane in mare. La storia di Alvarenga è stata raccontata ovunque, e l’uomo ha già firmato il contratto per un libro che racconta cosa è successo durante quei 438 giorni alla deriva nell’Oceano Pacifico.

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La barca con cui Alvarenga è andato alla deriva per 15 mesi nel Pacifico

LA CAUSA DA UN MILIONE DI DOLLARI – Ora però la famiglia di Cordoba ha deciso di fare causa ad Alvarenga, per un milione di dollari perché vuole poter avere una fetta degli eventuali guadagni che l’uomo farà vendendo la sua storia chiedendo la metà degli incassi (il librò però ha venduto pochissimo quindi Alvarenga non si è arricchito). A rappresentare la famiglia Cordoba c’è l’ex-avvocato (ed amico d’infanzia) di Alvarenga, Benedicto Perlera. Perlera ha fatto sapere che la famiglia Cordoba nutre seri dubbi sul racconto del naufrago, in particolare i genitori di Exequiel non sono per niente convinti che le cose siano andate come dice il pescatore e lo accusa di aver mangiato il corpo del figlio morto. Insomma il naufrago-eroe sarebbe in realtà un cannibale. Ad avvalorare la tesi della famiglia del ragazzo morto in mare ci sarebbero sostanzialmente solo le contraddizioni del pescatore nelle diverse interviste rilasciate ai giornali e non ci sono altre prove, tant’è che le autorità di El Salvador non hanno incriminato Alvarenga per nessun reato. E non è da escludere anche lo zampino di Perlera che si è visto tagliare fuori dall’ex-amico che lo ha scaricato cambiando avvocato per la gestione dei diritti del suo racconto.

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