Rosaria Patrone: la fidanzata di Giosuè Ruotolo indagata per il caso di Trifone e Teresa

Rosaria Patrone, la fidanzata di Giosuè Ruotolo, unico indagato per l’omicidio di Trifone Ragone e Teresa Costanza, verrà interrogata mercoledì

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C’è una nuova indagata nell’inchiesta sull’omicidio dei fidanzati di Pordenone: è Rosaria Patrone, fidanzata di Giosuè Ruotolo, iscritta nel registro degli indagati. Lo rende noto, in una nota, il programma di Raiuno ‘Storie vere’ sottolineando che la donna sarebbe stata indagata per favoreggiamento. Inoltre in attesa degli esiti del Ris sulle tracce rinvenute su indumenti e in auto il programma Storie Vere, condotto da Eleonora Daniele, ha anche preannunciato che Ruotolo con la fidanzata verranno ascoltati ancora una volta mercoledì mattina presso la procura di Pordenone.

ROSARIA PATRONE: LA FIDANZATA DI GIOSUE’ RUOTOLO INDAGATA – Rosaria Patrone e Giosuè Ruotolo si erano scambiati alcune telefonate subito dopo il delitto:

Un serie ininterrotta di telefonate tra Giosuè Ruotolo e la fidanzata ha preceduto l’agguato nel parcheggio del palasport. Perché si sono sentiti così spesso? Che tenore avevano quelle conversazioni? Hanno litigato? Che cosa ha spinto la giovane di Somma Vesuviana a mandare quell’ambiguo messaggio a Giosuè: «Hai fatto qualcosa che non mi hai detto?».

Il messaggio è stato scoperto facendo le copie forensi dei telefoni cellulari dei due giovani, pertanto in un momento successivo al giorno in cui la fidanzata di Ruotolo è stata sentita a verbale nella caserma dei carabinieri di Pordenone.

Quel pomeriggio del 17 marzo – tra le 16 e le 19.15 – tra Pordenone e Somma Vesuviana la linea telefonica era “bollente”, come la definiscono gli inquirenti. Dopo l’ultimo contatto, alle 19.15, Ruotolo è uscito in tuta e con la sua Audi A3 ha raggiunto il palasport…

Ed è stata interrogata numerose volte:

La fidanzata di Giosuè Ruotolo è uscita a pezzi dall’ennesimo confronto con i Carabinieri. È stata nuovamente sentita. Stavolta senza alcun preavviso, perché gli inquirenti sono andati direttamente a Somma Vesuviana, dove abita, per sottoporla a una nuova raffica di domande sulla sua relazione con il ventiseienne indagato per il duplice omicidio di Trifone Ragone e Teresa Costanza. La giovane è stata sentita nella caserma dei carabinieri di Somma Vesuviana per 5 ore e 45 minuti in qualità di persona informata sui fatti. Che cosa le raccontava il fidanzato dell’ex coinquilino? Lo frequentava ancora? Trifone era motivo di litigi? Di invidie? È vero che la sera del delitto non le disse che la coppia era stata assassinata? Che cosa significa quel messaggio inviato su whatsapp che dice “hai fatto qualcosa che non mi hai detto?”.

Gli inquirenti stanno analizzando anche i contenuti del computer e del telefono cellulare della giovane. È probabile che le abbiano chiesto anche di alcuni capi di abbigliamento di Giosuè, come la tuta acetata che – secondo i due commilitoni con cui viveva in via Colombo a Pordenone – avrebbe indossato la sera del 17 marzo, quando è uscito per andare al palasport, e che adesso non si trova…

Il caso del duplice omicidio di Teresa Costanza e Trifone Ragone si arricchisce di un nuovo elemento che potrebbe ulteriormente aggravare la posizione di Giosuè Ruotolo, indagato per la morte dei due fidanzati di Pordenone, o invece aiutarlo a discolparsi:

Una impronta parziale sul bossolo rimasto incastrato nella pistola che ha ucciso Teresa e Trifone. L’impronta di un polpastrello potrebbe essere rimasta impressa forse nel tentativo di togliere dall’arma il colpo che l’assassino non aveva esploso. Ora i Ris dovranno verificare se quella impronta parziale è dell’unico indagato per il delitto, Giosuè Ruotolo.

GIOSUE’ RUOTOLO: LA RICOSTRUZIONE DI CHI L’HA VISTO – Chi l’ha Visto si occupa del caso del duplice omicidio dei fidanzati di POrdenone, Teresa Costanza e Trifone Ragone. Gianloreto Carbone incontra Giosuè Ruotolo, indagato per l’omicidio, e ricostruisce punto per punto quali sono gli indizi a suo carico. Ma non solo. Avanza, tra le righe, un’ipotesi. “C’è una questione di rapporti personali, il movente non sono i soldi, ma un sentimento dirompente”.

Carbone riporta una frase di Ruotolo. “«Teresa la conoscevo solo di vista Non ero geloso di lei» proprio così ha detto Giosuè Ruotolo, l’indagato per l’omicidio”. Di chi dunque era geloso? di nessuno? O la precisazione sottolineata dall’inviato di Chi l’ha visto, anche alla luce della lunga convivenza dell’indagato e di Trifone, durata due anni, vuole indicare un possibile movente per l’omicidio? Secondo Gianloreto la gelosia è una delle possibili piste degli inquirenti. Ruotolo è fidanzato dal 2007 con un ragazza che è stata sentita dagli inquirenti, senza però che le sue affermazioni siano state decisive.

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GIOSUÈ RUOTOLO E LA TELECAMERA VICINO ALLA PALESTRA – Durante le indagini gli inquirenti hanno trovato nel laghetto del parco di San Valentino una pistola smontata a pezzi, una Beretta 765 risalente agli anni ’20 del secolo scorso, e le analisi dei Ris hanno confermato che è la stessa arma che ha ucciso Teresa Costanza. Sulla pistola è presente il numero di matricola, e secondo i rumors proprio da questo particolare si sarebbe risaliti a Giosuè Ruotolo. Infatti l’arma sarebbe intestata al nonno dell’indagato, che ne aveva denunciato la scomparsa. Ma le indagini non confermano la storia.
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Raccontano però come gli inquirenti sono arrivati a quel laghetto: “Giosuè Ruotolo una volta commesso il delitto sarebbe fuggito dalla palestra a bordo della sua Audi 3 grigia ma durante la fuga sarebbe stato intercettato da una telecamera posta lungo il percorso. 12-13 minuti più tardi un’altra telecamera avrebbe ripreso l’Audi nei pressi di via Colombo”. Però per raggiungere quella via dalla palestra non occorrono più di 4-5 minuti. L’ipotesi degli inquirenti è che si sia fermato durante il tragitto. Studiandolo ci si è concentrati sul parco di San Valentino, che si trova lungo la strada percorsa quella sera da Ruotolo. E così hanno ritrovato la Beretta.

IL COMPUTER DI GIOSUÈ RUOTOLO È STATO SEQUESTRATO – Nuova giornata di lavoro intenso per gli investigatori che stanno portando avanti l’inchiesta sull’omicidio del militare Trifone Ragone (28) e della fidanzata Teresa Costanza (30), la coppia uccisa a Pordenone nel marzo scorso. E’ stato infatti sequestrato oggi un altro computer nell’appartamento nel quale l’unico indagato per l’omicidio, Giosuè Ruotolo, viveva con altri due commilitoni. Essendo una dimora condivisa, i Carabinieri hanno notificato il provvedimento di sequestro anche agli altri due inquilini, iscritti nel registro degli indagati “per atto dovuto”. La loro posizione, tuttavia, è stata immediatamente stralciata in quanto i due sono stati subito considerati estranei alla vicenda. Così il pm ha già presentato al gip richiesta di archiviazione nei loro confronti. Intanto è stata aggiornata anche l’agenda degli inquirenti. E’ infatti stato fissato per martedì prossimo l’interrogatorio di Ruotolo. A darne notizia sono stati i legali dell’uomo. Successivamente la confermata è venuta anche dalla Procura della Repubblica di Pordenone. Sarà dunque la prima volta che il commilitone ed ex coinquilino di Trifone Ragone risponderà in veste di indagato. Ruotolo, infatti, era stato già ascoltato altre tre volte dagli investigatori, ma sempre semplicemente come persona informata sui fatti. Per martedì dovrebbero inoltre essere già disponibili anche i primi riscontri degli esami eseguiti dai Ris di Parma sulla presenza di eventuali tracce sulla pistola che ha fatto fuoco, rinvenuta nel laghetto del parco di San Valentino e già individuata come l’arma del delitto.

GIOSUÈ RUOTOLO SI DIFENDE IN TV – “Ma stiamo scherzando: non ho proprio parole per descrivere quel fatto, figuriamoci a essere accusato di una cosa del genere”: Giosuè Ruotolo, il caporale dell’Esercito unico indagato nell’inchiesta sull’omicidio dei fidanzati di Pordenone, rigetta così l’ipotesi di essere il responsabile del duplice delitto. “Sulla mia accusa sono tranquillo. Sono sicuro di quello che ho fatto, ovvero niente”, ha aggiunto, intervistato dal Tg1, Ruotolo che è l’unico indagato nell’inchiesta sull’uccisione di Trifone Ragone, 29 anni, originario di Monopoli (Bari), sottufficiale dell’Esercito, e la fidanzata, Teresa Costanza, 30 anni, originaria di Agrigento, trovati morti il 17 marzo scorso nella loro auto nei pressi del Palazzetto dello Sport di Pordenone, dove vivevano. Ruotolo, che è originario di Somma Vesuviana (Napoli), città dove si trova da alcuni giorni in licenza, ha detto di non aver mai avuto una pistola (“Mai, mai”, ha sottolineato) e ha confermato di aver portato a spalle la bara di Trifone Ragone il giorno del funerale (“L’ho portata io, insieme ad altri miei colleghi”) spiegando che “era il minimo, era doveroso, essendo collega e amico”. Ha infine escluso di aver mai litigato con Trifone Ragone. “Io – ha detto – sono una persona che non litiga mai con nessuno ma anche lui era una persona solare”.

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