Vittorio Sgarbi spiega a Lorenzo Croce i cani e le capre

Perché deve essere proprio la marmotta quella che incarta la cioccolata? Vi sembra giusto?

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Qualche giorno fa un’associazione animalista composta sostanzialmente da una sola persona aveva sporto denuncia contro Vittorio Sgarbi per il suo uso troppo spregiudicato del termine capre quando si tratta di insulti. Si tratta dell’AIDAA e di Lorenzo Croce, che se non fossi sicuro che si considera davvero un animalista non avrei alcun dubbio a definire un gruppo di troll che si spaccia per animalisti. Vittorio Sgarbi e il suo social media manager hanno pensato bene di rispondere per le rime a Croce con un video nel quale risponde per le rime a Croce e all’AIDAA.

Cane! Ti dirò cane…Cane! Ti dirò cane o dovrò chiamarti Dio?”L’Aidaa ha presentato un esposto alla Procura di Ferrara contro il critico d’arte che usa come epiteto il nome dell’erbivoro contro i suoi detrattori”Ecco la risposta.

Posted by Vittorio Sgarbi on Monday, 4 January 2016

CAVE CANEM – Nel video Sgarbi dialoga socraticamente con un cane, chiedendosi se sia più opportuno chiamare cane un cane o chiamarlo con un altro nome, magari Dio, visto che è una creatura di Dio. Naturalmente per il critico d’arte il problema non si pone, perché per lui quelle dell’AIDAA sono solo delle cazzate e chi si lamenta del fatto che chiamare “capra” una persona è un insulto per la capra non ha ben chiaro il concetto fondamentale: nessuna capra ha mai chiesto di essere chiamata uomo, molto uomini invece chiedono ogni giorno a Sgarbi di essere chiamati capre.

UOMINI CHE FISSANO LE CAPRE – A stretto giro di post è arrivata la replica di un gongolante Croce che, soddisfatto da tanta pubblicità gratuita ottenuta, ci spiega – ma dai – che la sua era tutta una provocazione e rilancia spiegando che l’iniziativa della sua associazione (cioè di lui-sé stesso-medesimo) vuole essere quella di sensibilizzare ad un uso “corretto” dei nomi degli animali. È ora di basta col dire che asino è sinonimo di scemo, o che oca che è sinonimo di donna frivola. Gli animali hanno una dignità, e siccome capiscono benissimo quello che diciamo non è giusto insultarli. E via così, verso nuove vette dell’imbarazzo.

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Non cercava pubblicità, no.

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