Chi l’ha visto ha scoperto il movente dell’omicidio di Marco Vannini? – VIDEO

Una lite tra Martina Ciontoli e la vittima il giorno della morte potrebbe essere la causa della morte del ragazzo?

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A Chi l’ha Visto si è parlato di un nuovo risvolto nel caso della morte di Marco Vannini, il ragazzo morto dopo essere stato colpito da un colpo di arma da fuoco che il suocero Antonio Ciontoli ha fatto partire dalla sua pistola. Marco aveva chiesto a Ciontoli di aiutarlo a compilare la domanda per entrare come volontario nell’esercito. Ma era stato respinto per un errore nella presentazione di un certificato medico. Martina Ciontoli, la fidanzata di Marco, non era d’accordo con la scelta di Vannini, aveva paura delle possibili conseguenze della lontananza. Marco era rimasto molto colpito dall’esclusione, e la mamma aveva confidato al figlio di credere che l’errore fosse voluto, ovvero che Ciontoli per compiacere la figlia avesse di proposito non aver corretto l’errore della presentazione del certificato medico. Non è possibile sapere, se non dalla testimonianza della mamma di Vannini, se Marco fosse anche lui convinto del “complotto” di Ciontoli per non farlo entrare nell’esercito. Ma lo zio di Vannini racconta che tre mesi dopo la vittima gli ha chiesto di aiutarlo a ripresentare nuovamente la domanda, tenendo però nascosta la sua volontà alla fidanzata Martina Ciontoli. Lo zio spiega che però, proprio il 17 maggio – il giorno della morte di Vannini – la ragazza durante un pranzo in cui erano presenti lei, Vannini e lo zio, aveva scoperto tutto e ne era scaturita una discussione. La tensione è continuata anche a casa Ciontoli la sera in cui è morto il ragazzo? È per questo che Marco diceva “scusa Martina?”. Ma perché questa storia non è venuta fuori prima, visto che la fonte è la famiglia della vittima?

Chi l’ha visto ha scoperto il movente dell’omicidio di Marco Vannini?

Il caso di Marco Vannini a Chi l’ha Visto di superstarz_com

LE INTERCETTAZIONI DOPO LA MORTE DI MARCO VANNINI – A Chi l’ha Visto? Federica Sciarelli ha mandato in onda le drammatiche intercettazioni ambientali della famiglia Ciontoli dopo la morte di Marco Vannini. Una morte tragica, che si sarebbe potuta evitare in molti modi. Una vicenda poco nota, che vede coinvolta una famiglia di quattro persone (i Ciontoli), Marco, il fidanzato di Martina Ciontoli e Viola, la fidanzata di Federico Ciontoli, l’altro figlio della coppia. Antonio Ciontoli ha sempre parlato di una “tragica fatalità” di un colpo esploso per errore mentre stava scherzando con Marco. Ma nella vicenda ci sono parecchi punti oscuri, uno su tutti il ritardo nel chiamare i soccorsi. E dalla trasmissione di ieri emerge come tutta la famiglia Ciontoli si sia adoperata per nascondere quello che è davvero successo quella notte di maggio.

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Martina ha sempre detto di non essere presente al momento in cui il padre ha sparato a Marco

LA MORTE DI MARCO VANNINI – Ladispoli, 17 maggio 2015,  Marco Vannini (20 anni) era in casa della sua fidanzata Martina Ciontoli, studentessa di infermeria. Ad un certo punto, alle 23:40 qualcuno da casa Ciontoli chiama il 118 dicendo che un ragazzo ha avuto un malore.  Alla richiesta di informazione dell’operatore del 118 però l’interlocutore dice che “l’allarme è rientrato“. Dopo mezz’ora un’altra telefonata, questa volta per chiedere l’intervento di un’ambulanza perché una persona si è ferita alla schiena “con un pettine appuntito”. La realtà delle cose si è rivelata in tutta la sua drammaticità quando sono arrivati i paramedici, quella che la voce al telefono aveva descritto come una piccola ferita, era in realtà il foro d’entrata di un proiettile. Il padre di Martina, Antonio Ciontoli, aveva infatti sparato – per errore si giustificherà in seguito – a Marco mentre lui era in bagno a lavarsi.  Una tragica fatalità, uno scherzo finito male il cui esito però molto probabilmente sarebbe potuto essere evitato se non si fosse aspettato così a lungo per chiamare i soccorsi e se alla seconda telefonata fosse stata specificata la gravità della situazione. Ma l’ambulanza era partita aspettandosi un codice verde, quindi senza medico a bordo o al seguito. Nel frattempo però i genitori di Martina telefonano ai genitori di Marco per avvertirli che il ragazzo era in ospedale, dicendo loro di non preoccuparsi perché il ragazzo aveva avuto un malore ed era caduto dalle scale, ma non era successo nulla di grave. Dopo tre ore di agonia alle 3:10 del mattino Marco muore in ospedale. In seguito alla morte di Vannini la procura di Civitavecchia apre un fascicolo d’inchiesta a carico dei quattro Ciontoli: Antonio, Federico, Martina e Maria Pezzillo (la mamma di Martina) e di Viola, la fidanzata di Federico (fratello di Martina). Tutti e cinque erano presenti in casa Ciontoli quella sera. I primi quattro sono indagati per omicidio, Viola per omissione di soccorso.

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LA PRIMA TELEFONATA AL 118, ORE 23:40 –  Ieri Chi l’ha Visto ha mandato in onda l’audio delle telefonate partite da casa Ciontoli al 118 quella sera. Marco Vannini viene ferito alle ore 23:20 dopo venti minuti (Antonio Ciontoli spiegherà che il ritardo è dovuto al fatto che voleva portarlo lui in ospedale) parte la prima telefonata al Pronto Intervento. Nella prima Federico Ciontoli dice al 118 che un ragazzo si è sentito male, di botto.

Marco Vannini: L’audio integrale delle telefonate al 118

Posted by Chi l’ha visto? – Rai Tre on Wednesday, 16 December 2015

Alla richiesta di chiarimento dell’operatrice telefonica Federico spiega che si tratta probabilmente di uno scherzo, si è spaventato tantissimo e non respira più. L’operatrice è perplessa anche perché Federico dice di non sapere cosa è successo realmente, perché lui non c’era e il ragazzo era con il padre. A quel punto interviene Maria, la madre di Federico, che cerca di spiegare a sua volta ma poi si interrompe perché qualcuno le dice che l’ambulanza non è più necessaria.

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LA SECONDA TELEFONATA AL 118 ORE 00:08 – Ventitrè minuti dopo la seconda telefonata, a chiamare è Antonio Ciontoli il padre della fidanzata. In sottofondo si sentono le urla e i lamenti di Marco, ancora cosciente. Lamenti uditi anche dalla centralinista del 118 che ne chiede conto all’uomo. Lamenti che saranno riferiti anche dai vicini di casa, che parleranno di aver sentito più volte delle urla di un ragazzo che diceva “scusa Marti, scusa Marti“. Ciontoli, con una calma e una freddezza incredibili, spiega che non è successo niente, che il ragazzo è scivolato in vasca e “si è bucato con il pettine, quello a punta“.

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Durante la conversazione Antonio Ciontoli continua a minimizzare l’accaduto, ben sapendo (perché l’operatrice lo fa presente) che dalle informazioni fornite l’ambulanza partirà aspettandosi un piccolo graffio e una persona “in panico”. Bisogna tenere in considerazione che Antonio Ciontoli è un militare, quindi dovrebbe essere perfettamente in grado di sapere come comportarsi in caso di ferite d’arma da fuoco. Cosa sta succedendo durante quella telefonata? Perché Marco si lamenta? La Sciarelli ipotizza che qualcuno stesse cercando di estrarre il proiettile dal corpo di Marco. In ospedale Antonio Ciontoli avrebbe anche cercato di convincere l’infermiere a non scrivere sul referto che si trattava di un colpo di pistola, dicendo che lui era un militare:

Devo chiederle una cortesia: sono Antonio Ciontoli, un militare appartenente al reparto speciale del RUD, il Raggruppamento Unità Difesa, potrebbe evitare di scrivere nel referto che il ragazzo, Marco Vannini, è stato colpito da un colpo d’arma da fuoco?

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LE INTERCETTAZIONI AMBIENTALI IN CASERMA – Dopo la morte di Marco nel pomeriggio del 18 maggio 2015 il magistrato ascolta le testimonianze di Antonio Ciontoli, dei suoi familiari e della fidanzata del figlio Federico. Agli inquirenti Antonio Ciontoli dirà che “mentre stavano giocando” gli è partito accidentalmente un colpo di pistola che ha colpito Marco Vannini. Le intercettazioni ambientali fatte in caserma, all’insaputa degli indagati, e fatte vedere ieri sera dalla Sciarelli invece mostrano uno scenario diverso. I tre si mettono d’accordo sulla testimonianza che il padre dovrà dare al magistrato, in modo che collimi con quelle di Martina e di Federico che sono già stati ascoltati precedentemente. Nella versione resa dai tre Martina non era presente sulla scena al momento dello sparo, ma dalle intercettazioni si evince che in realtà le cose sono andate diversamente. La ragazza avrebbe anche tentato di dissuadere il padre chiedendogli di smettere di puntare l’arma contro il fidanzato. Nel racconto di Ciontoli invece il colpo sarebbe partito perché la pistola sarebbe caduta nella vasca da bagno dove Marco si stava lavando. Da quello che dice Martina invece sembra di capire che Marco stesse chiedendo al padre della fidanzata di non puntargli contro la pistola.

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Viola, Martina e Federica ricostruiscono quello che è accaduto e parlando del “destino” che ha voluto che le cose andassero così

Viola e Federico cercano di consolare Martina, dicendole che anche se fosse sopravvissuto Marco sarebbe rimasto con “qualche ritardo”, perché la voce che aveva dopo essere stato colpito era strana e parlava in modo strano. Insomma che Marco sia morto è un bene anche per lui, concludono, pensa se avesse dovuto passare tutta la vita handicappato. Dalla morte di Marco sono passate appena tredici ore. Nemmeno i genitori del ragazzo sanno ancora cosa è successo davvero quella notte. La situazione dei due ragazzi è forse più drammatica di quella di Antonio Ciontoli, Martina ha appena perso il fidanzato e rischia anche di perdere il padre.

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I tre ragazzi discutono di cosa sarebbe successo se Marco fosse sopravvissuto

LA TELEFONATA DELL’AVVOCATO DEI CIONTOLI – Ad un certo punto arriva in studio una telefonata di Andrea Miroli, l’avvocato che difende i cinque indagati. Miroli contesta duramente la scelta di mettere in onda solo alcuni minuti delle intercettazioni (si tratta di cinque ore di intercettazioni), al che la Sciarelli chiede se l’avvocato darebbe l’assenso a caricare in Internet tutto il filmato per intero. Ma l’avvocato Miroli svicola la domanda. Miroli ribadisce che la procura ha accertato che il fatto è avvenuto in maniera accidentale. Ma la vera domanda, alla quale naturalmente l’avvocato non può rispondere per ovvi motivi, è il comportamento tenuto da Federico e da Antonio Ciontoli al momento di chiamare il 118. A quel punto la madre di Marco non riesce più a trattenersi e accusa Miroli di “difendere dei diavoli” chiedendogli di lasciare il caso. Del resto non ci si poteva aspettare che l’avvocato degli indagati dicesse qualcosa, in diretta televisiva, che potesse incriminare ulteriormente i suoi assistiti. Al di là delle intercettazioni ambientali, dalle quali si può solo desumere quello che tre indagati – ancora sotto chock-  raccontano essere successo la cosa davvero tragica della vicenda è quello che è successo in occasione della telefonata al 118.

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Autore: Maria Teresa Mura

Sono nata a Roma il 14 dicembre 1970, ho fatto il Classico tanti anni fa, poi la facoltà di Chimica a La Sapienza. Ho lavorato in diversi campi, sono stata per anni coordinatrice capo di Giornalettismo. Ora il mio progetto si chiama Superstarz

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