“Non chiamatemi solo «ragazza dell’acido» sono la mamma di Achille Levato”

Martina Levato parla per la prima volta dal carcere dove è detenuta dal 29 dicembre 2014. Lo fa con Eleonora Cimbro, deputata del Pd

martina levato

Martina Levato parla per la prima volta dal carcere dove è detenuta dal 29 dicembre 2014. Lo fa con Eleonora Cimbro, deputata del Pd. È scoppiata in un pianto a dirotto  quando ha sentito dalla voce del giudice che il processo ‘bis’ sulle aggressioni con l’acido si era concluso con altri 16 anni di carcere per lei, oltre ai 14 già ‘incassati’ lo scorso giugno. Due riti abbreviati, tra l’altro, e quindi con le pene scontate di un terzo. Non è bastata, dunque, la versione portata davanti al gup e che i suoi legali hanno definito una “collaborazione sincera”. Per l’ex bocconiana, madre dallo scorso agosto di un bimbo che nei prossimi mesi potrebbe essere affidato ad un’altra famiglia, è arrivata una nuova condanna pesante, a cui si aggiungono anche 3 anni di libertà vigilata. Mentre il pm di Milano Marcello Musso, che l’aveva definita nella requisitoria una “manipolatrice della verità”, riceveva complimenti e ringraziamenti da Stefano Savi, sfigurato 14 mesi fa, l’ex studentessa modello e amante di Alexander Boettcher era in lacrime e veniva consolata dai suoi legali, gli avvocati Daniele Barelli e Alessandra Guarini, e anche dalle guardie penitenziarie. Repubblica riporta le sue parole:

Perché le è crollato il mondo addosso?
«Per la disparità di trattamento. Io mi sono pentita, ho confessato, collaborato, ho ammesso le mie colpe ed è giusto che paghi. Ma ogni volta sembra sia solo io la responsabile di tutto quello che è successo. Che differenza c’è, allora,tra chi si pente e collabora e chi invece non lo fa?».

Che cosa farà ora?
«I miei avvocati si muoveranno per far capire all’opinione pubblica,anche andando in tv, che se una persona sbaglia e si pente e collabora merita almeno una seconda possibilità di vita».

Per Martina la sua seconda possibilità di vita è quella di avere con sé suo figlio Achille. La Levato spiega che durante la gravidanza le hanno assicurato che sarebbe andata con il bambino all’Icam (la struttura milanese per madri detenute e bambini, ndr) e poi invece dopo il parto (il 15 agosto2015: Martina e Alex erano già stati condannati in primogrado a 14 anni per l’aggressione a Pietro Barbini) le è stato tolto il piccolo e racconta quanto è difficile tessere un rapporto con lui vedendolo solo una volta alla settimana:

«A volte me lo portano che sta dormendo.Quando si sveglia non ho nemmeno il tempo di entrare in relazione con lui che è già finito il tempo. Così ti vive come un’estranea. La stessa cosa, credo,vale per suo papà. Penso che anche lui ha diritto a essere padre e a poterlo fare. Ma non voglio più che il mio nome sia associato alla “coppia”. Vorrei che si parlasse di me e di mio figlio. Che si chiama -ancora – Achille Levato».

Quanti rimorsi ha?
«Tanti. Sto male per quello che ho fatto. Ci ho impiegato un anno per capire che ho sbagliato. Ho inflitto tanta sofferenza, ora voglio riabilitarmi con mio figlio».

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Autore: Maria Teresa Mura

Sono nata a Roma il 14 dicembre 1970, ho fatto il Classico tanti anni fa, poi la facoltà di Chimica a La Sapienza. Ho lavorato in diversi campi, sono stata per anni coordinatrice capo di Giornalettismo. Ora il mio progetto si chiama Superstarz

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