Il video della dodicenne bullizzata prima di buttarsi dalla finestra

La ragazzina di Pordenone aveva già tentato il suicidio. E lo aveva annunciato su Whatsapp

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Prima di lanciarsi nel vuoto dalla sua cameretta al secondo piano, la dodicenne di Pordenone ha girato un video che poi ha inviato su una chat ai compagni di classe. Gli stessi che secondo lei la deridevano da mesi e che l’avevano portarla all’esasperazione. In quel video di pochi secondi già nelle mani degli investigatori informatici che hanno sequestrato cellulare e pc della ragazzina, la giovane mostra proprio la finestra spalancata. La stessa da dove pochi secondi dopo si lascerà cadere. Li avvertiva così che avrebbe messo in pratica il gesto che più volte aveva annunciato. Il Corriere della sera racconta cosa diceva la ragazzina:

«Adesso mi butto da qui» annuncia la didascalia che lo presenta.«Ti prego, non lo fare» è la supplica dell’amica che risponde. Il mattino dopo la stessa amica si sveglia presto, preoccupata. Vuole un cenno di vita:«Ehi luna…». Risposta: «Mia mamma mi ha bloccata sulla finestra…». «Tua madre ti ha salvata». «Un cavolo, adesso sto peggio di prima». «Perché stai peggio?». «Era meglio se me ne andavo… Tu sei una persona vera e sincera, ti sei preoccupata di una sfigata come me». «Perché sei sfigata?».«Bullismo, bullismo, bullismo».

LE INDAGINI DOPO IL TENTATO SUICIDIO DELLA DODICENNE BULLIZZATA – Gli investigatori della Polizia stanno concentrando la loro attenzione sui contenuti di due gruppi di chat in particolare, rilevate dai devices utilizzati dalla dodicenne per comunicare con coetanei e compagni di classe. In nessuno di questi sarebbero state riscontrate minacce fisiche o elementi di pericolo; entrambi invece manifesterebbero giovanili prese in giro o frasi miranti a deridere, a prendere in giro. Uno, più generico, conterrebbe, secondo quanto si è appreso, informazioni riguardo alla vita scolastica ma anche spunti di riflessione sul rapporto non sempre facile tra i componenti della medesima chat; il secondo, invece, sarebbe aperto a un più ristretto numero di persone e conterrebbe anche qualche affermazione più indelicata nei confronti di talune compagne di classe. Gli inquirenti non hanno fornito maggiori indicazioni ma, si è appreso, avrebbero individuato alcuni ragazzini ai quali intenderebbero porre domande specifiche rispetto alle rispettive affermazioni nella messaggeria istantanea.

Ma in cosa consistevano le molestie dei bulli alla dodicenne di Pordenone?

La procura dei minori di Trieste sta mettendo in fila gli indizi,chiamiamoli così, che potrebbero disegnare il quadro della prepotenza di cui lei si è sentita vittima a scuola. Dove vittima vuol dire molte cose assieme,ancora tutte da verificare: per esempio vuol dire tenuta in disparte, anche fisicamente,da quelle alleanze che per gli adolescenti diventano gruppi di riferimento vitali,oppure esclusa dalle chat dei compagni che per lei contavano molto, o ancora: destinataria di molestie telefoniche non meglio specificate, ferita e offesa con parole che «mi rimbombavano nella testa e mi facevano piangere per ore»,sbeffeggiata con quaderni tirati addosso. Sembra che le prime ricostruzioni d’indagine portino dritte all’esistenza di un gruppetto di bulli — più adulti rispetto a lei — che l’avrebbe presa di mira ripetutamente. Con quale genere di angherie ancora non è chiaro, mentre con il passare delle ore emergerebbe che, più in generale, quel gruppetto si sia reso responsabile(all’interno dell’istituto) di molestie a sfondo sessuale e azioni per umiliare la vittima di turno (per esempio sputarle addosso o lanciarle in faccia gomme da masticare).

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