“Sono stato 48 ore all’altro mondo”

Thorsten Wiedemann ha trascorso due giorni con addosso un visore HTC Vive esplorando la Realtà Virtuale, senza effetti collaterali

48 ore realtà virtuale Thorsten Wiedemann - 1

Qualche tempo fa Jaron Lanier, pioniere della Realtà Virtuale (RV) spiegava che uno dei motivi del mancato successo della RV era che le persone non avrebbero saputo in che modo conciliare l’esperienza della Realtà Virtuale perché non era ancora stato adeguatamente pensato il luogo e il tempo nel quale gli umani avrebbero potuto utilizzarla. Quale sarebbe stato il ruolo della Realtà Virtuale nelle nostre esistenze? Sarebbe stato uno strumento di lavoro, di svago, di esercizio fisico oppure avrebbe dato un nuovo senso alle relazioni sociali costruite vis-à-vis? Thorsten Wiedemann ha pensato che fosse il momento giusto per passare all’azione e ha deciso di trascorrere 48 ore all’interno di un ambiente per la Realtà Virtuale in una performance che si è tenuta dall’8 al 10 gennaio all’interno Game Science Center di Berlino.

DISCONNESSO DALLA REALTÀ PER DUE GIORNI – Wiedemann è il fondatore e il direttore artistico del festival A MAZE e come ha spiegato a Vice la performance – dal titolo #Disconnected – non era una maratona o una gara di sopravvivenza semmai un esperimento per dimostrare come le persone del futuro (per l’esattezza Wiedemann indica il 2026) trascorreranno gran parte del loro tempo: immersi nella RV per esplorare mondi sconosciuti, imparare nuove forme d’arte e di apprendimento. Quindi non solo l’artista tedesco è stato due giorni nel mondo della Realtà Virtuale ma in un certo senso ha viaggiato nel tempo e ha trascorso due giorni nel futuro. Se nel 2026 quindi sarà la norma indossare un paio di visori – come gli Oculus Rift o l’HTC Vive che Wiedemann ha indossato per la sua performance – e trascorrere lunghi periodi di tempo all’interno della Realtà Virtuale per l’artista tedesco le cose hanno avuto bisogno della collaborazione di altre persone. Per evitare di dover andare in bagno proprio nel bel mezzo della dimostrazione Wiedemann ha assunto prevalentemente cibi liquidi (anche se qualche amico di tanto in tanto gli dava un pezzo di pizza) e dei medicinali che gli hanno permesso di non avere il bisogno di espletare le sue funzioni corporali. E non si è fatto mancare un paio di pisolini (sempre con gli HTC Vive addosso) di un paio d’ore per rilassarsi un po’.

48 ore realtà virtuale Thorsten Wiedemann htc vive - 1

NESSUN EFFETTO COLLATERALE – Alla fine dell’esperimento Wiedemann ha dichiarato di non aver avvertito sintomi fastidiosi come nausea, vertigini, senso di spaesamento o anche solo irritazione o bruciore agli occhi. Solo intorno alla venticinquesima ora della sua maratona ha avuto quello che ha definito “un attacco di panico” che stava quasi per farlo desistere dall’impresa. Ma per fortuna il nostro virtuanauta (come si potrebbe chiamare un cosmonauta della Realtà Virtuale?) è riuscito a superare anche quella difficoltà. Come ogni esploratore che si rispetti però Wiedemann non era solo, con lui c’era Sara Lisa Vogl, che ha creato e lanciato i mondi virtuali nei quali Wiedemann ha vissuto – da solo – per due giorni.

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