Benoit Violier: perché il “miglior chef al mondo” si è suicidato

Benoit Violier, il cuoco francese che si è tolto la vita pochi giorni fa, sarebbe stato vittima di una truffa milionaria

Benoit Violier

Benoit Violier, il “miglior chef al mondo” morto suicida una settimana fa, sarebbe stato vittima di una mega truffa da oltre un milione di euro ad opera di un’azienda vinicola svizzera. Lo sostiene la rivista economica elvetica ‘Bilan’, attribuendo il suicidio dello chef francese alle sue enormi difficoltà finanziarie nonostante il successo del ristorante che gestiva a Losanna, l’Hotel de Ville, vincitore di tre stelle Michelin. Secondo il magazine la truffa risale all’anno scorso, quando Private Finance Partners, un’azienda vinicola di Sion, riuscì a piazzare presso diversi ristoranti, tra i quali quello di Violier, costosissime bottiglie di vino che non consegnò mai. All’Hotel de Ville la truffa, rivela la rivista, sarebbe costata perdite tra i 720.000 e gli oltre 1,7 milione di euro. L’azienda ha dichiarato bancarotta lo scorso 30 novembre e uno dei partner sarebbe stato arrestato. Travolto dai debiti, sostiene ‘Bilan’, gli ultimi mesi di vita sarebbero stati “piuttosto tormentati” per Violier che è stato sepolto ieri a Charente-Maritime, la regione della Francia nella quale è nato e dove vivono sua mamma e i suoi sei fratelli.

BENOIT VIOLIER: LO STRESS DIETRO IL SUICIDIO? – Fino alla notizia della truffa subita da Benoit Violier, si era parlato a lungo dello strss a cui sono sottoposti gli chef stellati come possibile motivo del suo suicidio:

Uno stress insopportabile, la pressione di una concorrenza spietata, la paura di veder cadere una dopo l’altra quelle stelle che ti hanno portato in alto: questo si disse, 13 anni fa, quando si tolse la vita Bernard Loiseau, lo chef della Cote d’Or di Saulieu in Francia. Aveva soltanto 52 anni, era una star della cucina francese a livello di Paul Bocuse. Era terrorizzato di venir retrocesso e – ironia tragica del destino – quella bocciatura vissuta come un incubo gli è arrivata postuma nell’edizione della Guida Michelin di oggi: il suo ristorante passa da 3 a 2 stelle fra le grida di protesta della vedova. E nel giorno in cui il suo collega più giovane segue la sua sorte. Qualche mese dopo la serie nera degli chef continuò con un cuoco meno celebre, Pierre Jaubert, un patron che stava ai fornelli dell’Hotel de Bordeaux di Pons. Per Violier, sulla cui fine le autorità svizzere hanno alzato un cordone di privacy assoluto, nessuno ha avanzato fin qui chiaramente l’ipotesi dello stress o della depressione da troppo lavoro. Nato in Francia, da due anni aveva ottenuto anche la cittadinanza svizzera. Lo scorso 12 dicembre era arrivato al top assoluto della carriera: il Restaurant de l’Hotel de Ville di Crissier, che dirigeva con la moglie Brigitte, e che aveva già 3 stelle Michelin (appena confermate), si era classificato primo assoluto ne “La Liste”, il palmares delle “mille tavole d’eccezione” di tutto il mondo. Un riconoscimento e una classifica speciali, patrocinate dal Quai d’Orsay per rispondere “alla francese” all’award britannico dei “50 Best”. Violier aveva sorpassato il newyorchese “Per Se” dello chef americano Thomas Keller (anche lui tripla stella Michelin) e così aveva esultato: “è fantastico, eccezionale per noi. Questa classifica stimolerà ancora di più la squadra”. Oggi piangono tutti gli chef francesi, che rendono omaggio al loro collega con messaggi addolorati, a cominciare da Marc Veyrat: “il pianeta è orfano di questo Chef d’eccezione, Benoit Violier. Sono distrutto”. Di lui si ricorda l’amore per i cibi biologici, la passione travolgente per la caccia e la cacciagione. Possedeva diverse armi, adorava cercare lui stesso la cacciagione da preparare ai suoi clienti migliori. I piatti preferiti, lepre reale, camoscio e (da quando era in Svizzera, perché in Francia sono vietate) la beccaccia. In molti ricordano che la pressione planetaria che subiscono gli chef si paga in termini di nervi, di fatica, di usura mentale e fisica. Un peso che – dopo il suicidio di Loiseau – si tradusse in un esodo degli chef “superstellati” dai ristoranti top per dedicarsi a piccole trattorie con pochi tavoli, spesso in provincia: arte culinaria, ma senza il veleno quotidiano della competizione. Violier aveva sempre rifiutato di partecipare a trasmissioni tv come Masterchef affermando che si tratta di “specchi per le allodole, in tre mesi non si forma un cuoco”. E a chi gli ricordava cosa si provasse ad essere il numero 1 al mondo, ha risposto così qualche giorno prima di togliersi la vita: “per me la classifica che conta sono i miei clienti che continuano ad aver piacere nel tornare da me. Ho un’impresa con 54 dipendenti. Il momento più bello è quando ti pagano il conto prenotando per la prossima volta. Sabato scorso, una cliente è scoppiata in lacrime per quanto aveva trovato meraviglioso quello che aveva nel piatto”.

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