Lo stilista dell’abito di Deborah Iurato si dissocia dall’uso dell’abito

Francesco Paolo Salerno dice che l’abito è stato usato nella maniera sbagliata, probabilmente lui lo aveva creato come tenda da giardino o paralume

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Succede a volte che un capo politico si trovi a sconfessare le dichiarazione di un esponente del suo stesso partito. Succede anche che i terroristi si dissocino dalle azioni dei gruppi dei quali fanno parte e a volte pure i mafiosi si pentono e abbandonano la criminalità organizzata. Ma raramente si è sentito di uno stilista che si dissocia dall’uso che si fa del suo abito. Eppure è quello che è successo a Deborah Iurato che è stata molto criticata sull’Interwebs per la scelta dell’abito sfoggiato durante la performance di Via di qui a Sanremo 2016.

L’ABITO COLOR MELANZANA E I TATUAGGI DI STOFFA – L’abito viola (che in genere in teatro si evita perché si dice che porti sfiga) con i “finti tatuaggi” che dapprincipio pensavo fossero in realtà dei deliziosi ghirigori creati con l’elastotaping, quel nastro adesivo che si usa in caso di contratture muscolari e cose simili. In realtà apprendo dal sommo Giovanni Ciacci, stylist e costumista, protagonista di Detto Fatto su Rai 2 (del quale apprendo ora l’esistenza) che si tratta di devoré su tulle. Ora che lo so non ho dubbi e posso dire come tanti altri che il vestito non donava molto alla povera Deborah, anche se non arriverei a definirla un misto tra Anastasia-Genoveffa e una bambola di Orietta Berty. Diciamo che non era il vestito adatto per lei.

LO STILISTA SI DISSOCIA DAL SUO LAVORO – Però quello che Francesco Paolo Salerno ha scritto a Rocca di Vanity Fair per dissociarsi dall’uso fatto del suo abito dalla cantante è una caduta di stile ancora più impressionante.

Buonasera Sig.Rocca, sono Francesco Paolo Salerno e le scrivo personalmente per comunicarle che alla sig.ra Iurato sono stati consegnati degli abiti random della nuova collezione e che ha scelto col suo stylist che la segue per la kermesse. Io sono based in Los Angeles (…). Le scrivo per non associare da questo momento il mio nome alla cantante sopra citata. Ringraziandola cordialmente, saluto”

Ora io notoriamente non sono un esperto di moda ma credo uno che ha creato un vestito del genere non possa permettersi di scrivere “io sono based in Los Angeles” senza che qualcuno gli scoppi a ridere in faccia. Anche se abiti random della nuova collezione fa tanto grande magazzino o peggio negozio dell’usato a caccia di perle vintage. Ma tutta l’intervista concessa a Vanity Fair dallo stilista che si dissocia è piacevolmente paradossale e involontariamente comica (uno stilista che dice “non voglio sbottonarmi” fa il suo effetto). Francesco Paolo Salerno dice di volersi tutelare, e sono sicurissimo che chi ha prodotto un abito del genere lo voglia fare. Non perché lo ha indossato Deborah Iurato a Sanremo, ma perché chiunque lo indossasse non ne uscirebbe indenne. Ma forse a Los Angeles ci si veste così.

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A quanto pare lo stilista non è nuovo a figure di merda

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