Non è reato collegare il Boss delle Cerimonie alla Camorra

Archiviata la causa intentata da Antonio Polese nei confronti di due deputati di SEL che avevano parlato dei legami con la Camorra del Boss dei matrimoni di Sant’Antonio Abate

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Se anche voi guardando il Boss delle Cerimonie su Real Time avete pensato che il programma così trash giocasse un po’ troppo sull’ambiguità con l’iconografia e l’immaginario della malavita partenopea, forse non vi stavate sbagliando troppo. Ma quello che è più importante è che se mai vi capitasse di dirlo pubblicamente il Boss non potrebbe querelarvi. Lo ha stabilito Gup di Napoli Eliana Franco che ha archiviato il procedimento aperto a carico dei deputati Gennaro Migliore e Arturo Scotto (all’epoca entrambi di SEL) e della testata Retenews24 che erano stati querelati da Antono Polese, il Boss delle Cerimonie.

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NON SI VA NEMMENO A PROCESSO – I fatti risalgono al gennaio 2014, all’epoca i due deputati presentarono un’interrogazione parlamentare riguardante la trasmissione incentrata sulla figura del “boss” Polese e le sue mirabili abilità nella realizzazione di matrimoni sfarzosi. Alla base della querela c’è la notizia, riportata in questo pezzo di Retenews24, che la location del programma, ovvero l’Hotel La Sonrisa (di proprietà di Polese) è stata “teatro 8 anni fa del matrimonio tra Marianna Giuliano, figlia di Luigi Giuliano capo dell’omonimo clan, e Michele Mazzarella figlio del boss di Santa Lucia; servito a creare un’alleanza tra le due famiglie e dimostrare al quartiere napoletano di Forcella la forza ed il potere che insieme i due clan erano in grado di raggiungere”. Ma secondo SEL l’Hotel non aveva solo fatto da sfondo alla celebrazione e sussistevano reali legami tra Polese e la Camorra:

Secondo gli inquirenti  il patron del “Grand Hotel La Sonrisa” avrebbe sfruttato l’antica camorra contadina, ovvero quella che faceva affari con la macellazione abusiva e con il mercato del latte e delle mozzarelle che imponevano ai commercianti. Anni fa Polese fu sospettato anche di avere rapporti con il boss Cutolo e di nasconderne presso il “Grand Hotel La Sonrisa” una sorella, ma le perquisizioni eseguite dalle forze dell’ordine non diedero conferma a questa ipotesi

Si tratta ovviamente di ipotesi, non confermate dal momento che la sorella del boss non fu trovata nella struttura. Ma è vero che Polese intrattenne rapporti con Cutolo, come spiega il Fatto Quotidiano riferendosi ad una sentenza del 1987 richiamata anche nel provvedimento di archiviazione del Gup di Napoli:

I rapporti tra Polese e Cutolo sono provati da una sentenza definitiva di condanna di don Antonio a due anni e sei mesi per favoreggiamento reale al capo della Nco. Polese infatti insieme a due complici acquistò l’ex castello mediceo di Ottaviano in favore di Cutolo.

C’è inoltre il fatto che la Sonrisa è stata sequestrate per ripetuti abusi edilizi ed è attualmente in corso un processo per lottizzazione abusiva. La struttura inoltre è dal 2011 sotto sequestro. Secondo il giudice quindi non esistono le premesse per dare corso alla querela dal momento che quanto detto dai due deputati e riferito dal quotidiano online rientra pienamente  nel diritto di cronaca giornalistica in quello di critica politica.

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