Kim Kardashian contro lo slut shaming raga!

KIm Kardashian porta il concetto di attention whore a livelli mai visti, anche quando scrive un saggio per dire che non è un attention whore

kim kardashian nuda

Due giorni fa Kim Kardashian ha trovato il modo di far parlare di nuovo di sé pubblicando l’ennesimo selfie in cui è nuda. Niente di eccezionale visto che le nudità sono state nascoste dalla pecetta nera della censura. Non perché su Twitter i nudi siano vietati eh, ma perché la Kardashian ultimamente non mette in mostra nulla gratuitamente. La cosa, viste anche le generose rotondità della signora West non è passata inosservata ma a quanto pare alcune critiche hanno causato un certo butthurt a Kim. E viste le dimensioni del famoso culone della Kardashian l’irritazione è stata altrettanto parossistica.

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La reazione più divertente è stata quella di Bette Midler, che ha espresso così la sua sorpresa per aver visto la Kardashian nuda per l’ennesima volta. Kim le ha risposto invitandola (per scherzo lolololo) di postare nudi anche lei, come a dire: non può farlo perché sei vecchia e brutta mentre io lo faccio perché sono una gran figa.

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Anche Chloë Grace Moretz non le ha mandate a dire,

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guadagnandosi la risposta piccata di Kim che fingeva di non sapere chi fosse e quindi non aveva tempo di abbassarsi a rispondere alle frecciatine di una signora nessuno. Come no.

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KIM KARDASHIAN IMPRENDITRICE PRESSO SÉ STESSA – Ad ogni modo ieri era la festa della donna e quindi Kim ha sentito la necessità di scrivere qualcosa a proposito del slut shaming, quella pratica di dire che una donna è una poco di buono per screditarla solo perché ha fatto qualcosa che la morale comune non approva. Il che è un problema reale quando si parla di negare i diritti delle donne a fare ciò che si vuole con il proprio corpo. Ma il problema con Kim Kardashian è che nessuno le ha mai detto di non fare quello che fa, anzi, mostrarsi nuda è quello che l’ha resa famosa. Semplicemente le è stato detto che è diventata NOIOSA E RIPETITIVA e questo non ha niente a che fare con lo slut shaming o con il sentirsi “empowered” come donna. Kim Kardashian che denuncia lo slut shaming è come Ali G che si lamenta di essere trattato male “perché è negro”.

Ironia della sorte per leggere il saggio di Kim bisogna iscriversi al suo sito a pagamento. Per fortuna Buzzfeed ci consente di leggere a scrocco questo capolavoro con il quale Kim ha DEVASTATO i suoi critici incassando l’approvazione e il sostegnodella ex compagna del marito, Amber Rose.

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Nel testo, oltre alla rivendicazione orgogliosa del suo passato possiamo leggere perle come

I am empowered by my body. I am empowered by my sexuality. I am empowered by feeling comfortable in my skin. I am empowered by showing the world my flaws and not being afraid of what anyone is going to say about me. And I hope that through this platform I have been given, I can encourage the same empowerment for girls and women all over the world.

Che dette da una delle donne più photoshoppate del mondo francamente fa un po’ ridere. Ma la chicca finale, quella con la quale ha davvero DISTRUTTO tutti è questa

It’s 2016. The body-shaming and slut-shaming — it’s like, enough is enough. I will not live my life dictated by the issues you have with my sexuality. You be you and let me be me.

Che è come dire, “è il 2016 e cioè, tipo, dai basta raga“. Argomenti forti detti da una donna forte. Che non dovrebbe preoccuparsi se qualcuno ha delle opinioni circa il suo modo di porsi pubblicamente. Nessuno giudica le scelte della sua vita privata, o le sue scelte di vita. Ma non dobbiamo dimenticarci che Kim Kardashian, l’imprenditrice, vende un prodotto: sé stessa. Ed è lei che ha scelto di diventare un prodotto, di commercializzarsi. Quel prodotto, così come un balsamo per capelli o uno smartphone può piacere o non piacere. Lo slut shaming c’entra davvero poco.

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