Il cantante degli Eagles of Death Metal spiega il complotto sul Bataclan

Secondo Jesse Hughes qualcuno tra gli addetti alla sicurezza del locale parigino sapeva che sarebbe successo qualcosa e quindi non si è presentato al lavoro. Lo abbiamo perso raga.

jesse hughes bataclan inside job - 1

Jesse Hughes è un personaggio abbastanza particolare, non solo è il cantante della band che era sul palco la sera della strage del Bataclan dove vennero uccise 89 persone, è anche uno strenuo sostenitore del diritto dei cittadini americani ad armarsi. Anzi, proprio dopo la vicenda che lo ha visto suo malgrado protagonista (e che è costata la vita di un membro della crew degli EODM) Hughes dichiarò che tutto quello che era accaduto al Bataclan quella sera di novembre non aveva fatto altro che rafforzare in lui la convinzione che tutti avrebbero dovuto essere armati.

QUALCUNO SAPEVA E ORA IO LO SO!1 – Anzi, Hughes aveva detto che la colpa era proprio delle leggi francesi che sono troppo restrittive in materia di possesso di armi da fuoco. Durante un’intervista concessa a Foxnews qualche giorno fa Hughes è tornato a riflettere su quei drammatici minuti durante i quali il commando di terroristi dell’ISIS ha seminato morte tra coloro che erano accorsi nel celebre locale parigino per assistere al concerto della sua band. A quanto pare il frontman degli EODM ha trovato particolarmente sospetta una coincidenza: il fatto che non tutti gli addetti alla sicurezza del Bataclan fossero in servizio quella sera. Jesse Hughes ha detto che “evidentemente avevano una buona ragione per non venire” lasciando intendere – sembra – che qualcuno abbia saputo in anticipo dell’attacco e che quindi fosse tutto parte di un piano prestabilito. In particolare Hughes ha raccontato un episodio che lo avrebbe insospettito non appena arrivato nel locale e aver visto che una delle guardie addette alla sorveglianza del backstage non lo aveva guardato in faccia:

Sono andato immediatamente dall’organizzatore e gli ho detto “Chi è quel tizio? Voglio che venga messo un altro al suo posto” e così il promoter mi ha risposto “avremo altri ragazzi a disposizione solo che non sono ancora arrivati. Alla fine però ho scoperto che almeno sei di loro non si sono nemmeno presentati. Con tutto il rispetto per la polizia francese che sta ancora indagando, non voglio rilasciare una dichiarazione ufficiale, ma direi che sembrava avessero una buona ragione per non farsi vedere…”

Insomma secondo Hughes “qualcuno sapeva” che sarebbe successo qualcosa quella sera e quindi ha deciso di non andare a lavoro. Anche il frontman degli Eagles of Death Metal entra così nel novero dei complottisti che credono che si sia trattato tutti di un un inside job, e che l’attacco sia stato reso possibile grazie alla connivenza tra assalitori, servizi segreti francese e – apprendiamo ora – bodyguard. Variety riporta la risposta che i proprietari del Bataclan hanno dato alle accuse di Hughes, definendole “assurde” e “insensate”

Jesse Hughes ha fatto delle pesanti e diffamanti accuse nei confronti del team del Bataclan. C’è un’indagine giudiziaria in corso e vorremmo che la giustizia potesse tranquillamente fare il suo corso. Tutti i testimoni sentiti fino ad oggi hanno confermato il coraggio e la professionalità degli agenti di sicurezza che erano nel locale il 13 novembre. Centinaia di persone sono state salvate grazie al loro intervento.

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