Il monologo di Paola Cortellesi sulla stepchild adoption – VIDEO

Paola Cortellesi racconta un tema molto attuale. Cosa succede ad un bambino quando muore il suo genitore biologico? Conta più il dna o più il legame di affetto che unisce la bimba al compagno della mamma?

monologo cortellesi stepchild

Paola Cortellesi per l’ultima puntata di Laura e Paola ha scelto di interpretare un monologo, scritto da Massimiliano Bruno, su un tema che nei mesi scorsi ha fatto molto parlare: la stepchild adoption. Con lei anche Laura Pausini e Biagio Antonacci che hanno cantato “In una stanza quasi rosa”. Ecco il video:

“Mi chiamo Anna e credo nella famiglia dell’amore”: il monologo di Paola Cortellesi sulla stepchild adoption – VIDEO

“Mi chiamo Anna e credo nella famiglia dell… di superstarz_com

IL MONOLOGO DI PAOLA CORTELLESI SULLA STEPCHILD ADOPTION – Il monologo di Paola Cortellesi sulla stepchild adoption si può riassumere in una frase, pronunciata da Anna la piccola protagonista della storia: “”Mi chiamo Anna e credo nella famiglia, la famiglia dell’amore”. Anna è una bambina nata per caso da due ragazzi di 19 anni. Il papà si defila non sentendosi in grado di prendersi una responsabilità così grande. La mamma cresce Anna da sola. La bambina si sente molto amata, è felice. Arriva Massimo, il nuovo fidanzato della mamma, a rivoluzionare questa piccola famiglia di appena due persone. E per Anna è uno choc. Ma Massimo si fa volere bene e Anna si sente amata per la prima volta anche da una figura paterna. Ma poi accade qualcosa di terribile. La mamma di Anna ha il cancro e il piccolo mondo della bambina viene ancora una volta buttato per aria. Anche perché Massimo per la legge non è il suo papà. E quello biologico, che tanti anni prima non l’aveva voluta, torna per chiederle se vuole vivere con lui. “Ha i miei occhi azzurri, la mia bocca, il mio sorriso”, commenta Anna quando lo vede per la prima volta. “Gli assomiglio tanto, ma lui non assomiglia a me, alla mia vita”. E potendo scegliere Anna decide di tornare da Massimo, e di chiamarlo papà per la prima volta. Perché Anna crede nella famiglia, nella famiglia dell’amore. Se la storia avesse raccontato la vicenda di una coppia gay sarebbe stata ancora più dirompente. Perché se quello che unisce una famiglia è l’amore, l’amore non ha sesso.

Tags:

Autore: Maria Teresa Mura

Sono nata a Roma il 14 dicembre 1970, ho fatto il Classico tanti anni fa, poi la facoltà di Chimica a La Sapienza. Ho lavorato in diversi campi, sono stata per anni coordinatrice capo di Giornalettismo. Ora il mio progetto si chiama Superstarz

0 commenti per “Il monologo di Paola Cortellesi sulla stepchild adoption – VIDEO”

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Rubriche