Chi influenzano gli influencer?

Il fatto che sia al 90% fuffa significa che è tutta fuffa? Rivolgersi ad un influencer non è una panacea per tutte le strategie di marketing ma a volte è utile, l’importante pare è saperlo fare con stile e non aspettarsi di fare guadagni milionari

influencer chi sono - 1

Qualche giorno fa sull’edizione online del Fatto Quotidiano è apparso un articolo sugli influencer e sul loro ruolo nella nostra società, soprattutto nel campo del marketing. La tesi dell’autore è che il lavoro di questi addetti al marketing mirato siano per la maggior parte dei gran cazzari che non credono di aver trovato il modo di sbarcare il lunario ma in realtà fanno la fame. Uno su mille ce la fa, un po’ come in altri campi (moda, musica, cinema etc) ma il fatto che le percentuali di chi ha successo siano basse non vuol dire che il lavoro sia, di per sé, fuffa. O che sia, nel caso degli influencer prezzolati, fuffa applicata all’Internet.

influencer chi sono - 2

L’ITALIA SCOPRE L’INFLUENCER MARKETING – Che esistano persone, con molti follower su Twitter o su Instagram, che si prestano a fare endorsement per questa o quell’azienda non è una novità. Qualche tempo fa aveva suscitato parecchio scalpore (e altrettante malignità) l’uscita di Essena O’Neil, la modella australiana che aveva “smascherato” quello che accade dietro certi profili social (ad esempio il suo) pagati per fare pubblicità. L’argomento è tornato d’attualità oggi, dopo che TvBlog ha pubblicato un’intervista ad un’anonima influncer che ha spiegato il funzionamento del tariffario e di come non sempre si venga pagati per seguire via Twitter una trasmissione televisiva. A volte i programmi pagano offrendo un buffet o la possibilità di partecipare ad un’anteprima esclusiva. La misteriosa fonte conferma anche che ci sono molti wannabe nell’ambiente, persone che credono che per essere un influencer basti avere i numeri giusti (quelli dei follower) e che quindi passano la loro vita a pietire like e seguaci. Niente di nuovo, ma è proprio così che funzionano le cose? E soprattutto, davvero servono gli influencer? Il punto è che le aziende che cercano di promuovere il loro prodotto trovano grazie a queste figure la possibilità di raggiungere settori di pubblico che altrimenti sarebbero loro preclusi. È su questo tipo di ragionamento che si basano gli investimenti delle aziende che ne fanno uso. Pensiamo ad esempio alla platea della pubblicità tradizionale o a quella delle “marchette” più o meno velate fatte sulle riviste e sui giornali. Il pubblico è più o meno lo stesso. Un bravo influencer in grado di funzionare davvero su YouTube o su Instagram invece ha il pregio di costare molto meno (eccezion fatta per il famoso tweet da 10 mila dollari di Paris Hilton) e di consentire di rivolgersi ad una differente categoria di persone. Queste figure rappresentano solo il 10% del “totale” degli influencer? È evidente che la cosa sia così, se tutti fossero in grado di influenzare l’opinione di qualcuno il sistema non avrebbe molta ragion d’essere. Per fare un paragone, il fatto che esistano molte persone che si spacciano per “musicista” non significa che il lavoro del musicista sia fuffa (anche se è sempre lecito rispondere “no sul serio, che lavoro fai?” al vostro amico che vi dice che fa il musicista di professione). L’influencer non è fatto di numeri (per quelli basterebbe una bella bot army) ma di credibilità e di autenticità, ed è quello il punto, non esistono influencer per tutte le stagioni. Chi vi convince a seguire l’Isola dei Famosi perché sul suo Twitter si è sempre occupato di reality o di trash difficilmente potrà essere chiamato a “promuovere” prodotti con poca attinenza con la sua sfera d’influenza al di fuori della quale la sua credibilità (e quindi la sua utilità) conta poco. Per ora in Italia la portata degli influencer è stata mal interpretata e il loro ruolo non è stato compreso appieno, ma questo non significa che non possano funzionare. Certo, ci sono tanti “ragazzini” che credono basti una connessione ad Internet per diventarlo, ma ci sono altrettanti adulti che credono che un modem sia sufficiente per diventare esperti di medicina o per realizzare la democrazia in rete. Come sempre bisogna capire da che parte guardare il problema, se lo si guarda dal punto di vista delle aziende di sicuro ci sono dei vantaggi, se lo si guarda dal punto di vista degli aspiranti influencer che credono di diventare ricchi, beh forse è meglio lasciare prdere. A quanto pare il compito più difficile che spetta agli influencer oggi è quello di condizionare le scelte delle aziende e fare in modo che scelgano di puntare su di loro nel modo giusto. Per questo aiuta anche avere un amico che lavora già nel marketing.

0 commenti per “Chi influenzano gli influencer?”

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Rubriche