La Polizia Postale alla ricerca degli autori del video “hot” della sedicenne di Pordenone

I genitori di una ragazzina di 16 anni si sono rivolti alle forze dell’ordine nel tentativo di arrestare la diffusione di un filmato che ritrae la figlia nuda

escile pordenone video 16 anni denuncia - 3

La storia è simile a quelle già narrate su questi schermi, protagonista una ragazza di sedici anni di Pordenone filmata – in spogliatoio dopo un allenamento – da un’amica che la invita ad “uscirle”. Lei non si fa ripetere l’invito e sta al gioco e alzata la maglietta le “esce” come si usa dire di questi tempi. Durata della scenetta: sei secondi o giù di lì. Cose che succedono da sempre negli spogliatoi (maschili o femminili) senza creare troppo scompiglio. Ma in questo caso però la scena è stata ripresa dal cellulare di una delle ragazze presenti e come è ormai inevitabile che accada il filmato è stato diffuso ovunque sull’Internet.

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Non è molto chiaro come il filmato sia finito in Rete, ovvero non è noto se a metterlo in circolazione sia stata l’autrice del filmato oppure un’altra persona che ha sottratto il video dal cellulare della proprietaria e ha iniziato a farlo girare probabilmente attraverso i soliti canali (WhatsApp, Facebook etc). Al di fuori dell’ambito giudiziario in fondo la questione non è poi così rilevante perché ormai quel file è finito – assieme a molti altri – all’interno delle famose repository di foto e video amatoriali che vengono condivisi su Facebook e altrove con nomi tratti da libri dai titoli altisonanti. E come è accaduto in altri casi il nome della ragazza è diventato di dominio pubblico. Ma, come è giusto che sia, una ragazza di sedici anni ha il diritto a essere tutelata quindi i suoi genitori – come riferisce il Gazzettino – si sono rivolti alla Polizia Postale se non per individuare tutti i responsabili per far chiudere la pagina Facebook (ma è stato anche creato un evento per “commemorare” le tette della ragazza) che qualcuno ha pensato bene di creare per “commemorare” e tette, il video e sputtanare la ragazza. Pagina che si diverte a postare screen dei messaggi ricevuti dal, presunto, padre della ragazzina per sfotterlo.

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In molti saputo della notizia della denuncia hanno commentato dicendo che la ragazza sapeva bene a cosa andava incontro “uscendole” oppure dando la colpa ai genitori (per non averla educata bene) oppure dicendo senza mezzi termini che è una poco di buono. Naturalmente sono discorsi che si fanno per lavarsi la coscienza, perché se è vero che le nuove generazioni sono spesso inconsapevoli (ma non del tutto inermi) nei confronti di questa forma di tecnologia è anche vero che il gesto della ragazzina di Pordenone è stato un gesto innocente all’interno del contesto nel quale è avvenuto. Come spesso accade in questi casi i genitori e le forze dell’ordine si mettono in moto troppo tardi, impossibile risalire a tutti coloro che hanno visto il video o lo hanno condiviso. Come è accaduto per molti altri casi di cronaca anche nel caso della ragazzina di Pordenone l’Internet manterrà memoria del suo gesto che – ed è questo il problema principale – continuerà ad essere commentato e giudicato nel peggiore dei modi. Ho già detto più volte che per evitare che episodi del genere si ripetano l’unica soluzione e far capire ai ragazzi (ma anche agli adulti, non crediate) che nel mondo digitale nessun gesto è privo di conseguenze. Lo sono le foto e i video “hot” o hard ma lo sono anche le opinioni e i pettegolezzi scambiati via chat su qualche amico o compagna di classe. Non si può mai sapere quando dalla cronologia dei messaggi qualcuno estrarrà quelle parole dette tanto tempo fa (che se dette a voce non avrebbero avuto così tanto peso) per ritorcervele contro.

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