La sfida artistica: meglio cinque euro oggi o cento libri domani?

Un ignoto benefattore ha rimesso una banconota da cinque euro nella sfida dei Dusty Eye a Villa Borghese. E il collettivo annuncia che l’iniziativa verrà presto replicata in altre due città.

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Era partita in sordina la nuova proposta artistica del collettivo Dusty Eye che aveva lanciato a Roma l’iniziativa “Un mese di bontà“. Scopo del “gioco” organizzato in collaborazione con Chi semina Libri, raccoglie Tempesta era quello di fare un sovversivo invito alla lungimiranza per mezzo di un’installazione posta ai piedi della statua di Goethe a Villa Borghese.

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IL “FALLIMENTO” DELLA SFIDA – L’invito è molto semplice, in una piccola teca di vetro è stata messa una banconota da cinque euro. A fianco un comodo martelletto per sfondare il vetro e prendere i soldi. La sfida? Lasciare i cinque euro nella teca per almeno un mese. In cambio i Dusty Eye avrebbero donato cento libri di autori immortali, giganti del pensiero che arricchiranno il luogo e soprattutto le persone che lo frequentano. Libri che chiunque avrebbe potuto prendere e portare a casa, non libri destinati ad una biblioteca. Non è una trovata pubblicitaria come quella della teca “da tre milioni di dollari” (in realtà poco più di 500 dollari) della 3M. Semmai un invito alla riflessione su quali possano essere le vere priorità. La sfida però – vuoi perché ci sono stati degli errori di valutazione che il collettivo ammette, vuoi perché cinque euro fanno gola a chi non ha nulla – è durata appena 17 ore.

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Non si sa se chi ha preso i cinque euro lo abbia fatto perché ne aveva realmente bisogno o solo perché ne ha avuta l’occasione (la buona notizia è che il martello è ancora al suo posto). Non ha nemmeno senso a questo punto recriminare sul modo in cui la sfida è stata proposta o spiegata. Questo genere di provocazioni artistiche – non si tratta di un esperimento sociale – non si dà in maniera immediata e comprensibile, garantendosi la sopravvivenza con ogni sorta di cautela o evitando di urtare la sensibilità dei bisognosi. Il senso era quello di far riflettere sul concetto di investimento emotivo e culturale contrapponendolo a quello immediatamente economico. Non è un semplice discorso di “meglio una gallina oggi che un uovo domani” perché quei cinque euro si sarebbero trasformati in qualcosa di decisamente altro. Era invece un tentativo quello di instaurare un dialogo con lo “spettatore” fisicamente presente di fronte alla teca, e un dialogo c’è stato. Dobbiamo trarne un insegnamento morale? No, perché a quel dialogo noi non abbiamo partecipato. Il fatto che però siamo qui a parlare di un evento così piccolo (cosa sono in fondo cinque euro) in relazione ad aspetti culturali e non solo ci dà la misura che forse – nel suo piccolo – qualcosa è stato smosso.

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LA BANCONOTA RITROVATA – Qualche ora fa la pagina Facebook ha dato l’annuncio che qualcuno ha rimesso a posto la banconota. Non la stessa ovviamente, ma un’altra che a differenza di quella precedente sarà “nuda” non protetta dal vetro. C’è ancora speranza, commentano quelli di Dusty Eye, che hanno ripreso il conto alla rovescia per il mese di bontà. Ma il collettivo non si illude ed è consapevole che anche questi cinque euro avranno vita breve. Per questo, annunciando l’esportazione della sfida Un mese di bontà in altre due città italiane (una al nord e una al centro) hanno pensato di sostituire la banconota da cinque euro con una moneta da un centesimo. Cambia il valore economico – che diventa simbolico – ma la ricompensa per il mese di bontà rimane la stessa. Cento libri se i cittadini di queste tre città (prima del ritrovamento della banconota anche a Roma c’era l’idea di voler mettere una moneta da un centesimo) sapranno resistere al tentativo di appropriarsi di quella monetina. Allo sconforto per l’insuccesso della sfida si unisce anche il senso di gratitudine e soddisfazione per il fatto che qualche sconosciuto forse ha compreso il significato ultimo della sfida.

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