La storia di Fedez e J.Ax contro i rettori delle università italiane

Fedez e J.Ax contro i matusa e i baroni dell’università italiana che vogliono censurare la loro canzone. Troppo bello per essere vero? Infatti le cose non sono andate davvero così

fedez j ax vorrei ma non posto rettori università - 1

Non accenna a placarsi la polemica intorno ad un verso di Vorrei ma non posto, l’ultimo singolo di Fedez e J.Ax. Come se non bastasse il fatto che ci toccherà sorbirci la canzone per tutta l’estate (visto che è la colonna sonora dello spot Algida). Secondo quanto dicono i due rapper in alcuni video pubblicati su Facebook alcuni non meglio precisati rettori delle università italiane che avrebbero chiesto di censurare il verso della loro canzone che fa riferimento alla compravendita degli esami universitari.

ED È SUBITO KA$TA!1 – Sia Fedez che J.Ax hanno buon gioco a parlare di censura; in effetti raccontano che questi misteriosi rettori avrebbero addirittura presentato un esposto al ministro della Comunicazione per far rimuovere il verso “e compreremo un altro esame all’università” dallo spot. Oppure dalla canzone. Oppure dall’universo della musica (che sarebbe la cosa giusta da fare). Il problema è che tutti hanno dato per scontato che siano i rettori (e quindi la casta per antonomasia) a voler “far fuori” Fedez e J.Ax. In realtà come riferiscono il Corriere Fiorentino e l’edizione locale di Repubblica tutto è partito dall’associazione di ricercatori 29 Aprile che – nella persona del professor Alberto Di Cintio – hanno emesso un comunicato nel quale si dice che stanno valutando se intentare una causa per diffamazione alla multinazionale Unilever (proprietaria del marchio Algida).

LA CENSURA CHE NON C’ERA – Insomma non sono i rettori delle università italiane (anche se il rettore dell’Università di Firenze “è stato informato”) ma un gruppo di ricercatori e docenti che si è sentito offeso dalle parole dei due rapper. E non c’è allo stato attuale nessun esposto e nessuna azione legale. Quindi di fatto non c’è nessuna censura ma solo l’opinione di qualcuno a cui la canzone non piace. Il che è legittimo (anche se le motivazioni sono ridicole). Ma il punto non è nemmeno la canzone quanto il fatto che sia stata utilizzata per uno spot, spiega Di Cintio:

Non ce l’abbiamo con la canzone in sé, ogni forma di arte, che sia cinema, poesia o musica va rispettata. Non vogliamo diventari censore, il problema è che quella frase sia stata scelta come simbolo di uno spot. Ci auguriamo che l’Algida si accorga dello sbaglio e tolga questo passaggio infelice.

A quanto pare quindi Fedez e J.Ax hanno montato ad arte un “caso” inventandosi la storia della censura dei rettori (che censura non è perché non hanno alcun potere censorio) per promuovere il loro brano. Quella che i due rapper chiamano censura è una semplice critica. Vogliamo chiamare censura tutte le critiche musicali che non lodano e incensano gli autori del brano? Vedete che la questione è ancora più ridicola di quanto non sia già. Del resto se non c’è nessuno che ti censura come fai a mantenere la tua immagine di rapper che dice le cose come stanno e si scaglia contro il malcostume, il malgoverno e la partitocrazia?

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È facile fare gli anti-sistema prendendosela quando si può sparare a zero contro la Ka$ta, molto più difficile quando si tratta di rispondere alle critiche di ricercatori (in Italia non sono certo una categoria di privilegiati) e studenti. Perché – lo riportava il Giorno qualche tempo prima Fedez pubblicasse il suo video – anche alcuni (non tutti ovviamente) studenti universitari non hanno gradito il riferimento agli esami comprati. Non che il ragionamento sia più sensato, perché in fondo si tratta di una canzone che esprime delle opinioni legittime (tra l’altro basate su una serie di fatti oggettivi). Sarebbe un po’ come prendersela con Elio e le Storie Tese per il testo de La terra dei cachi. Oppure chiedere a Roger Waters di cancellare Another Brick in the Wall perché insegna agli studenti a non credere a quello che dicono gli insegnanti.

O una miriade di altri esempi, che siano finiti o meno nella colonna sonora di uno spot. Ma alla fine la questione qui è solo quella di chi cerca pubblicità: quelli dell’Associazione 29 Aprile hanno pensato che parlare della Algida e di Vorrei ma non posto fosse un’ottima occasione per farsi notare (ei ci siamo anche noi!1) Fedez e J.Ax hanno saputo intelligentemente cogliere la palla al balzo e farsi ulteriore pubblicità agitando il fantasma della censura. Ma pensate davvero che uno che ha fatto programmi in Rai e su Mediaset e un altro che lavora per Sky possano essere censurati perché “pericolosi e diseducativi”? Dai raga.

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