La Maison Fendi contro il Roma Pride

Fendi, che è in affitto all’interno del Colosseo Quadrato, scrive al Roma Pride per chiedere la distruzione delle immagini della campagna pubblicitaria del Pride perché non è stato chiesto il permesso per fotografare l’edificio. Ma le cose forse stanno diversamente

Fendi Roma Pride Gay Pride Eur

Se c’è qualcosa che gli addetti alla comunicazione e al marketing dovrebbero tenere presente è che non è appropriato, dal punto di vista pubblicitario, andare a fare la guerra contro le minoranze soprattutto per futili motivi. A farne le spese questa volta è Fendi che ha fatto inviare una diffida al Roma Pride (l’organizzazione del gay pride della Capitale) ad utilizzare per la promozione del pride alcuni scatti fatti con il Colosseo Quadrato dell’Eur sullo sfondo. Scatti che sarebbero passati quasi del tutto inosservati se  non fosse stato per l’intervento della Maison.

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Il flyer del Roma Pride con il Colosseo Quadrato

CHI NON SI ACCONTENTA LOTTA – Il cosiddetto Colosseo Quadrato noto anche come Palazzo della Civiltà Italiana in Roma è da qualche tempo concesso in utilizzo a Fendi che lì ha stabilito il suo quartier generale. Quello che Fendi non ha gradito non è tanto – pare – il fatto che il palazzo sia stato utilizzato come sfondo della campagna per il Gay Pride quanto il fatto che il Comitato organizzatore non abbia chiesto il permesso per utilizzare l’immagine di un edificio di sua proprietà. Nella lettera inviata dagli avvocati del gruppo Fendi al Coordinamento Roma Pride viene evidenziato come la campagna pubblicitaria per il Pride dell’11 giugno sia stata fatta sfruttando indebitamente (e senza chiedere il permesso) l’immagine del Palazzo della Civiltà Romana. Dal punto di vista legale, visto che Fendi dichiara di essere licenziataria esclusiva dell’immagine (e non c’è motivo di dubitare del contrario).  A ben leggere la lettera non è possibile, anche ad essere maliziosi, trovare alcun contenuto omofobo. Insomma sembra proprio che Fendi voglia tutelare i suoi diritti esclusivi sull’immagine del Colosseo dell’Eur e non impedire lo svolgimento del Pride. La risposta del Coordinamento romano non si è fatta attendere e punta invece sull’ipotesi che la società si sia sentita in qualche modo danneggiata perché la sua immagine è stata legata ad una manifestazione omosessuale.

LA MAISON FENDI CHIEDE IL RITIRO DELLA CAMPAGNA DEL ROMA PRIDE
Stamani increduli abbiamo ricevuto una comunicazione ufficiale dei legali della Maison Fendi in cui s’intimava al Coordinamento Roma Pride di ritirare e distruggere tutte le immagini della campagna pubblicitaria “Chi non si accontenta Lotta”, lanciata per promuovere la grande parata dell’11 giugno prossimo. La Maison Fendi sostiene infatti che sia stato fatto un “uso improprio” dell’immagine del Palazzo della Civiltà Romana, presente negli scatti della campagna, di cui rivendica di essere licenziataria esclusiva dell’immagine. Il Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli, capofila del Coordinamento Roma Pride, organizzatore della parata, nonché di tutti gli eventi e le iniziative ad essa collegate, è convinto ci sia un equivoco di fondo. Non è possibile immaginare, infatti, che una società che sta sul mercato e che ha tra i suoi clienti anche le persone Lgbt si senta in alcun modo danneggiata dall’indiretto collegamento con una manifestazione per i diritti umanitari organizzata da una storica associazione che fonda il suo lavoro al servizio dei diritti civili sul volontariato dei propri soci ed attivisti che in passato ha collaborato proprio con Fendi in occasione della Giornata mondiale di lotta all’Aids.

Il valore del Roma Pride è internazionalmente riconosciuto, infatti, oltre al sostegno economico della Regione Lazio e al patrocinio di Roma Capitale ad oggi sono pervenuti i patrocini al Roma Pride 2016 della Ambasciate di: Canada, Quebec, Stati Uniti d’America, Regno Unito, Australia, Germania che, unitamente all’Ambasciata di Francia, parteciperanno con una propria delegazione alla Parata di sabato 11 p.v..

A questo punto ci chiediamo se per “uso improprio” la Maison Fendi non voglio alludere alla presenza di persone appartenenti alla comunità LGBTQI fotografate con il palazzo sullo sfondo.

Non intendiamo ritirare la campagna del Roma Pride, ma continueremo ad invitare tutti con forza alla grande parata di sabato 11 giugno, anche perchè il colosseo Quadrato per i romani non sarà mai privato ma un simbolo della città.

Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli

C’è però da dire che il Palazzo non è di proprietà di Fendi, ma di EUR Spa (società che al 90% è di proprietà del Ministero dell’Economia e al 10% di Roma Capitale) che nel 2013 ha ceduto l’edificio in affitto a Fendi fino al 2028. A quanto pare oltre all’affitto dello stabile EUR Spa ha concesso anche i diritti sull’immagine del monumento. Il punto è che il palazzo dell’EUR resta un simbolo di Roma ed infatti è considerato un bene culturale pubblico ai sensi dell’art. 10 del D.Lgs. 42/2004. Teoricamente in quanto bene culturale all’aperto gode di quella che viene chiamata Libertà di Panorama (se ne fece un gran parlare qualche tempo fa quando venne avanzata una proposta di legge europea per limitarla), in Italia sembra esserci una certa libertà di poter fotografare (e quindi riprodurre) tanto per fini individuali che pubblicitari, almeno secondo l’Art. 97, comma 1, d.lgs. 633/1941 che dice:

Non occorre il consenso della persona ritrattata quando la riproduzione dell’immagine è giustificata dalla notorietà o dall’ufficio pubblico coperto, da necessità di giustizia o di polizia, da scopi scientifici, didattici o colturali, o quando la riproduzione è collegata a fatti, avvenimenti, cerimonie di interesse pubblico o svoltisi in pubblico.

Il ritratto non può tuttavia essere esposto o messo in commercio, quando l’esposizione o messa in commercio rechi pregiudizio all’onore, alla reputazione od anche al decoro della persona ritrattata.

Ma la faccenda non è chiara e dal momento che Fendi dichiara di essere titolare esclusiva dei diritti di sfruttamento dell’immagine (molto più probabilmente però riguardano l’interno ovvero il Museo che Fendi ha allestito e non l’esterno) in molti si chiedono se davvero sia stata una scelta opportuna concedere a Fendi anche i diritti d’immagine sul Colosseo Quadrato. Altro discorso invece riguarda l’atteggiamento di Fendi. Fermo restando che la lettera è una normale lettera inviata da avvocati (non è che Fendi poteva mandare un messaggio su WhatsApp pieno di Emoji) forse le cose sarebbero potute essere risolte diversamente. Da un lato gli organizzatori hanno dimenticato di verificare chi fosse la licenziataria dell’immagine del palazzo, dall’altra Fendi avrebbe potuto tutelare i suoi diritti in maniera più accorta. Certo, la lettera era privata ma la reazione in questi casi è abbastanza prevedibile.

Foto copertina via Wikipedia.org credits Blackcat

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