Quanto sono ridicole le vlogger quando parlano di cose serie?

Ovvero quindici minuti di luoghi comuni sulle donne. Ah signora mia una volta qui era tutto un tutorial su come dipingersi le unghie!

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Matcha Latte, ovvero Serena Bertozzi, è una vlogger (lasciamo stare cosa sia) italiana che a quanto pare abita (o abitava) in Giappone. Tra le cose di cui si occupa abitualmente oltre alle lezioni di giapponese abbiamo recensioni di strani prodotti giapponesi, recensioni di strani cibi, recensioni di prodotti di bellezza, recensioni di cibi, recensioni di viaggi, recensioni di gite in ape calessino, in aereo, in triciclo, etc. Insomma Matcha Latte parla sostanzialmente di cose carine alla moda. Ad esempio dove è possibile bere il miglior frappuccino di Tokio o cose così.

SHIT JUST GOT REAL – Stupisce quindi che ogni tanto la ragazza si occupi di temi seri, ad esempio di femminismo (con argomentazioni da prima asilo). Ad esempio quando racconta di essere stata discriminata (in prima elementare) perché un bambino le ha detto che non poteva fare un gioco perché non era un gioco da femmine ma da maschi. OMG chiamate subito la Lolizia. Oppure di quando si lamenta della gente che la fissa o le fa i complimenti per strada (come nel famoso video della tipa che cammina per dieci ore per le strade di New York) salvo poi altrove raccontare che in Giappone:

Si, non è raro venire fermati da giapponesi che vogliono farti i complimenti ed osservarti da vicino. Non vi offendete però se vi dicono “faccia piccola” o “naso grande”, per loro sono grandi complimenti!

Qualche giorno fa Serena si è incontrata con Tia Taylor, un’altra vlogger che però si occupa di tutorial di make up e consigli su come vestirsi alla moda in general. Tia è americana e vive in Italia, quindi ogni tanto ci racconta anche delle cose buffe che le succedono in Italia. Le due hanno quindi deciso di confrontarsi sul problema della violenza contro le donne nei rispettivi paesi (USA vs Italia). Cosa potrà mai succedere quando un duo del genere affronta un argomento così delicato? Niente. Nel senso che sarebbe più utile alla causa vedere un incontro di sumo tra Giuliano Ferrara e Mario Adinolfi. O un qualsiasi talk show con Gasparri, se proprio siete in vena di sentire qualche “ragionamento”.

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Apprendiamo così che ogni due settimane in Italia una donna viene uccisa dal suo compagno (o ex). Ma nemmeno in America stanno messi meglio anche in quanto imprecisioni, Tia ci racconta di Brock Turner, condannato a soli tre mesi per stupro (in realtà sei anche se l’accusa aveva chiesto sei anni di carcere). In America a quanto pare non esiste il concetto di maschilismo, ma in realtà esiste solo che si chiama sessismo (“sexism”) e un esempio è questo. Si prosegue poi con l’aneddoto della nonna di Serena che non riusciva a capire perché le donne potessero votare (per la cronaca le donne in Italia hanno il diritto di voto solo dal 1946) mentre Tia si stupisce che le donne in Italia non abbiano le stesse opportunità lavorative e di carriera (succede anche in America come ha denunciato Sarah Silverman). Ah ma le donne italiane sono così forti e sicure di sé! Così amate! Ah in America le donne sono così indipendenti! Eppure in Italia, lamenta Tia ci sono persone che ti seguono quando esci dalla metro e cercano di approcciarti! Sintomo che essere una donna sola in Italia è pericoloso! Cose che in America non succedono. Ma non è che negli States si possa stare troppo tranquille, se qui nessuno ti aiuta per strada se hai un problema in America c’è sempre il rischio che qualcuno ad una festa metta qualcosa nel tuo drink e ti violenti (ma come, non era così sicuro uscire di casa la sera?). La cosa va avanti così per quindici minuti buoni. Quindici minuti che nessuno mi restituirà. Credo che ci siano i margini per parlare di omicidio.

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