Giuseppe Pellicanò ha ucciso Micaela Masella per gelosia

L’ex compagno di una delle vittime ha confessato di aver manomesso la valvola del gas all’interno dell’appartamento di via Brioschi ma sostiene di non aver avuto alcuna intenzione di uccidere la donna o le figlie

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Giuseppe Pellicanò ha confessato di aver svitato con una pinza il tubo del gas nella cucina dell’appartamento dell’ex-compagna, Micaela Masella. Pellicanò è stato fermato con l’accusa di strage perché con il suo gesto ha provocato l’esplosione all’interno della palazzina di via Brioschi a Milano nella quale il 12 giugno sono morti l’ex-compagna e i due giovani fidanzati Chiara Magnamassa e Riccardo Maglianesi. A causa del violento scoppio le due figlie di Micaela e Giuseppe (di 11 e 7 anni) sono rimaste gravemente ustionate. Il reo confesso però, pur ammettendo di aver causato l’esplosione, ha aggiunto di non aver avuto l’intenzione di uccidere né Micaela Masella né le due figlie.

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LA RABBIA PER LA SEPARAZIONE DALLA EX-COMPAGNA – La vicenda ruota intorno alla fine della relazione tra Micaela Masella, direttrice delle relazioni esterne ed eventi del teatro Carcano di Milano e il marito Giuseppe Pellicanò, pubblicitario. Da due anni i due vivevano separati in casa e l’uomo era al corrente che la compagna (i due non erano sposati e questa è una delle cose che ha causato la fine della loro storia) aveva un’altra relazione ma non sapeva dei suoi progetti, ovvero andare a vivere con il nuovo fidanzato Salvo Manganaro – direttore tecnico del teatro Carcano – con il quale aveva già preso una casa in affitto. Pellicanò, che è rimasto ferito nello scoppio da lui stesso provocato, sostiene di non avere ricordi nitidi degli eventi e ha raccontato di aver preso degli psicofarmaci perché era in cura a causa di una depressione. Appare poco credibile però che Pellicanò non sapesse con chi l’ex-comagna avesse una relazione da ormai due anni. Perché due giorni prima della strage, il dieci giugno Salvatore Manganaro aveva presentato una denuncia al commissariato di Polizia di Via Ticinese perché “ignoti” avevano devastato la sua auto: la gomma anteriore destra era stata tagliata, lo specchietto retrovisore destro divelto, c’erano rigature su tutte le portiere e sul baule. Sul cofano c’erano gli insulti a vernice spray bianca «vacca» e «puttana» e un grande disegno a forma fallica sul tettuccio. Forse una ritorsione perché nella notte tra il 8 e il 9 giugno Micaela e le due bambine si erano allontanate da casa e avevano dormito fuori. In quell’appartamento al numero 65 di via Brioschi la vita per Micaela era diventata impossibile e Giuseppe non voleva rassegnarsi a vederla andare via. In un’intervista rilasciata al Corriere della Sera Manganaro non riesce a darsi pace, perché con il senno di poi gli indizi per temere il peggio c’erano tutti:

Lo vedevamo, era infastidito, contrariato. E a ripensarci oggi, con quello che è emerso dalle indagini, la devastazione vandalica alla mia auto appare come un avvertimento terribile. Ma non ne abbiamo capito la portata, non eravamo neppure certi fosse stato lui. Giuseppe ostentava depressione, era cupo più che rabbioso. Temevamo facesse del male a se stesso, non certo ad altri. Chi poteva immaginare il mostro nero che gli aveva inghiottito la testa e il cuore

Da quattro anni la coppia stava tentando di separarsi, ma la volontà di Micaela di rifarsi una vita altrove si scontrava con l’ostilità di Pellicanò che non si rifiutava di trovare un accordo, un compromesso per salvaguardare soprattutto il futuro delle due figlie. Giuseppe però non accettava la fine della relazione e le cose si erano fatte sempre più complicate; a nulla è valso il fatto che l’uomo avesse accettato di andare in cura da uno psicologo né che i due ex-compagni avessero intrapreso da sei mesi un percorso per trovare un modo per separarsi. Micaela e Salvo del 2014 avevano iniziato la loro relazione e da qualche tempo stavano pensando di trasferirsi in quell’appartamento all’angolo di via Brioschi, a poche centinaia di metri dalla palazzina che Pellicanò ha fatto saltare in aria.  Ora di quei progetti non resta più traccia e Manganaro si aggrappa al ricordo della donna che ha amato e passa tutti i giorni all’ospedale Niguarda a sincerarsi della salute delle due figlie di Micaela, Linda e Aurora.

 

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