I vegetariani su Facebook non capiscono la satira

Le nuove regole dell’internet: guai a dire ai vegetariani che la loro passione per il tofu è solo una moda, e peggio ancora non insultare chi mangia verdura senza glutine.

the queen father vegetariani vegani - 1

È ufficiale, chi sta su Facebook non capisce la satira. Non che sia una scoperta clamorosa ma ne abbiamo avuto l’ennesimo esempio dopo il post di The Queen Father dove il blogger prendeva per il culo abbastanza allegramente tutti coloro che hanno manie alimentari “da ricchi”, che vogliono solo il cibo bio e bevono il caffè fatto con i chicchi trasportati ancora addormentati dalle profondità della giungla dove antiche e sapienti mani rugose di contadini li avevano accarezzati per tutta la durata della maturazione.

TI FACCIO VEDERE COME MANGIA UN VEGANO DI QUINTO LIVELLO – «Sono arrivato alla conclusione che le restrizioni alimentari sono roba da ricchi. Avete mai visto una domestica intollerante alle graminacee o ai latticini? Ecco.» Così iniziava il lungo post pubblicato domenica tre luglio, un post dove venivano messe in ridicolo le fisime di quelli che credono che il tofu sia l’alimento del futuro, che il cibo bio sia radicalmente la scelta più salutare per l’alimentazione. Nonostante i costi. Nonostante il pane “bio” sappia di segatura. Non è una critica tanto a chi fa una scelta alimentare (ad esempio vegetariani e vegani) quanto al marketing, al sistema con cui viene creata l’identità di un consumatore che si affida a certi prodotti “speciali”. Anche se non ne ha bisogno. Perché se è vero che i celiaci esistono e nessuno lo mette in dubbio, che senso ha mangiare prodotti per celiaci se non lo sei? Che senso ha vendere l’acqua senza glutine? Mi sento idiota a spiegarlo ma quello di The Queen Father non è un post serio. Credevo che fosse una cosa evidente per tutti, ma a quanto pare non è così. Almeno stando a quanto ha scritto oggi: decine di persone offese perché ha messo in ridicolo le loro credenze alimentari, offese perché il tofu ha un buon sapore (ma sto cazzo) e perché Namastè non vuol dire “spendi coglione”.

A quanto pare The Queen Father ha toccato un nervo scoperto di molti eco-consumatori iper consapevoli che quando si sono trovati al centro del gioco non hanno saputo sorridere (molti a dire il vero lo hanno fatto) ma si sono innervositi:

Gente che mi dà dell’incapace e mi linka ricette per insaporire il tofu.
Gente che si augura di vedere mio figlio in un reparto pediatrico.
Gente che mi augura la malattia, la disperazione, le mucche pazze e le maglie di poliestere del cinese.
La stessa gente che però è sensibile ai problemi ecologici del nostro pianeta, ai diritti degli animali ed ai sentimenti del carciofo romanesco.
Più che namaste è namasticata di coglioni

A The Queen Father la solidarietà degli chef delle cucine unte e sudicie di SuperStarZ, ai vegani indispettiti consigliamo un buon corso di auto-ironia e la visione ripetuta di questo video per almeno 24 ore.

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