Davvero le barrette Kinder sono “potenzialmente cancerogene”?

Non è del tutto vero perché i contaminanti nocivi sono sostanze utilizzate per la stampa degli imballaggi e potrebbero essere entrati in contatto con gli alimenti in qualsiasi momento della lavorazione

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Oggi l’Huffington Post ci ha dato una ferale notizia: secondo l’organizzazione Foodwatch, che si occupa del monitoraggio delle sostanze nocive presenti nei cibi, le barrette di cioccolato Kinder della Ferrero sarebbero potenzialmente cancerogene. La notizia potrebbe gettare nello sconforto migliaia di appassionati ed estimatori delle barrette, ma cosa ha detto davvero Foodwatch? L’analisi non ha riguardato solo il prodotto della Ferrero ma anche quelli di altri venti produttori, tra cui la Lindt.

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ALLA RICERCA DEI CONTAMINANTI ALIMENTARI – Il titolo è questo: “Il cioccolato Kinder è potenzialmente cancerogeno”, e a leggere così si potrebbe pensare che secondo Foodwatch il problema sia qualcosa che viene utilizzato per produrre il cioccolato. La realtà è che sul banco degli imputati c’è sostanzialmente la contaminazione da inchiostro. L’obiettivo era ricercare la presenza di MOSH (Mineral Oil Saturated Hydrocarbon) ovvero oli minerali a base di idrocarburi saturi e MOAH (Mineral Oil Aromatic Hydrocarbon) sigla che invece sta per oli minerali a base di idrocarburi aromatici. Si tratta di sostanze che non vengono utilizzate nella lavorazione dei cibi, e non sono nemmeno un sotto prodotto dei processi di lavorazione quanto piuttosto di composti utilizzati negli inchiostri industriali (ad esempio quelli utilizzati per stampare i giornali) che quando la carta viene riciclata possono finire anche nei contenitori di cartone o in altri prodotti per l’imballaggio. Come rileva questo parere scientifico commissionato nel 2012 all’EFSA, l’Agenzia Europea per la Sicurezza Alimentare, si tratta di contaminanti che possono venire a contatto con gli alimenti in alcune fasi della catena di produzione alimentare (ad esempio durante l’imballaggio dei prodotti) e quindi essere ingeriti.

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Di per sé quindi i Kinder Ferrero non sono cancerogeni, potrebbero esserlo (il condizionale è d’obbligo visto che non è chiaro in che modo e in che dosi MOAH e MOSH possano essere considerati cancerogeni) gli imballaggi utilizzati durante le varie fasi di lavorazione dei prodotti. Non si tratta infatti solo della confezione finale, ovvero l’incarto che avvolge le barrette ma anche di quelle che contenevano le materie prime o lavorate utilizzate durante la produzione delle barrette. Dal momento che ci sono poche certezze scientifiche (quel probabilmente cancerogeni dovrebbe avervi messo una pulce nell’orecchio) a riguardo non sono stati indicati dei livelli minimi di contaminazione nei cibi ma l’istituto federale tedesco all’analisi del rischio già nel 2012 aveva individuato sulla scorta del parere dell’EFSA il potenziale rischio per la salute umana dovuto dall’ingestione di questi contaminanti alimentari. Nel 2015 lo stesso Bundesinstitut für Risikobewertung (BfR) aveva espresso il parere che la contaminazione da MOAH e MOSH fosse non desiderabile. La palla passa quindi all’Unione Europea che ha il compito di emanare una direttiva comunitaria per mettere in regola anche questo aspetto della produzione degli alimenti.

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