Piccola storia di una piscina misteriosa

Un pezzo della Lucarelli dal sapore balneare (e clorato) si trasforma in un vespaio e arriva pure il CODACONS a chiedere di fare luci sulla vicenda di una piscina comunale milanese

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Qualche giorno fa sul Fatto Quotidiano è stata pubblicata una recensione di Selvaggia Lucarelli di una nuova piscina milanese (anzi sarebbe meglio dire ritrovata, visto che esisteva già): i Bagni Misteriosi, ovvero la ex Piscina Caimi. Nel racconto dell’esperienza la Lucarelli si fa donna di popolo (ma quando? ma dove?)  e ci racconta la piscina il punto di vista di uno che non è radical chic. Ora, il fatto che sia stata la Lucarelli a scrivere certe cose e non, chessò, Pasolini potrebbe già farci capire che non stiamo di fronte ad una vera e feroce critica sociale, ma a giornalismo estivo.

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I BAGNI MISTERIOSI DELLA LUCARELLI – Nella sua recensione la Lucarelli prende per il culo quelle che per laggente sono le mode dei radical chic, la recensione stessa è un manifesto anti-radical chic meneghini. Ma la cosa bella è che la scrive Selvaggia Lucarelli, che infatti si sofferma sui dettagli culinari (tutto bio e a km zero, ovviamente) e musicali (selezione Jazz) della piscina, pardon, dei bagni. Un posto dove secondo la pungente ironia della Lucarelli non possono entrare “i proletari”, quelli con la focaccia alla cipolla e chiede – ironicamente eh – che la prossima piscina comunale venga data in gestione ad uno zarro vero come Guè Pequeno (anche se forse Vincenzo “Da via Anfossi” – la parte finale eh – potrebbe essere il giusto mezzo). Insomma davvero c’era poco di serio nell’articolo della Lucarelli, che in fondo ai bagni ci è andata. Anche perché pare che ai Bagni laggente faccia la fila per andarci, quindi non devono essere poi così esclusivi ed elitari.

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Non si è fatta per attendere la piccata risposta della direttrice dei Bagni, che da vera Radical Chic prima finge di non conoscere Selvaggia Lucarelli (eddai) e poi ci parla del problema che nelle alte piscine milanesi le mamme non ci vanno più a causa di “ladri pedofili schiamazzatori sporcizia E ALTRO” (cos’altro ci sarà mai? AIDS?). La Signora ha poi seguitato a sbroccare spiegando che il cloro nella piscina non si usa perché bastano i raggi solari a disinfettare l’acqua.

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LA VICENDA DEI BANDI MISTERIOSI – La cosa non poteva finire qui, perché Selvaggia no ci sta a farsi dare della povera Shemah e ha voluto replicare alle accuse della Direttrice dei Bagni punzecchiandola ulteriormente (ad esempio tirando fuori una vicenda piuttosto oscura che vede coinvolto il padre della Shammah). È evidente che la Lucarelli ha molto goduto delle reazioni scomposte degli habituè di quel genere di mondo oggetto delle sue – prevedibili – critiche. Ma tant’è, quando si trolla non si fanno prigionieri. E quando si sta sull’Internet bisognerebbe saper replicare con arguzia, o almeno incassare in silenzio (meglio se sorridendo). La Lucarelli in particolare ha puntato il dito contro le modalità con le quali è stata assegnata la concessione comunale all’associazione privata rappresentata dalla signora Shammah.

Ma andiamo avanti. Scrive “Il Comune quella piscina non aveva i soldi per restaurarla ed è un regalo ai milanesi stare in mezzo alla bellezza senza rimpinzarsi di patatine fritte. Se ne faccia una ragione quella signora che vuole stare in mezzo ai coatti!”. Gentile signora, la coatta che vuole stare in mezzo ai coatti le ricorda che i milanesi e non (coatti compresi) il regalino se lo sono pagato visto che il restauro della piscina è costato la bellezza di 9,5 milioni di cui 1 450 000 stanziato dal ministero dei beni culturali e 500 000 dalla Regione Lombardia (il resto grazie a un mutuo con Banca Prossima, sponsor privati e donazioni). Inoltre sarebbe interessante sapere come mai non ci sia stato un bando pubblico ma la gestione sia finita dritta nelle sue potenti mani. Poteva chiamarla “I bandi misteriosi”, anzichè “Bagni misteriosi”, la sua piscina. Ci racconti questo, mentre noi plebei ci rimpinziamo di patatine e apriamo la bustina di plastica della sorpresa coi denti. Infine, la invito a sorridere e a non prendersela troppo per la definizione “radical chic” appioppata alla sua piscina anche perché mi perdoni, ma nel precedente articolo avevo dimenticato tre cose imperdibili dei vostri Bagni, ovvero: a) i bagnini hanno una divisa firmata dallo stilista Fabio Zambernardi (collaboratore storico di Miuccia Prada) quindi addio bagnini con panza e canotte. b) nei vostri bagni ci sono gli ombrellini e non gli ombrelloni con delle sedute in legno disegnate da un torturatore seriale c) nei vostri bagni le cuffie costano 10 euro perché mica sono le nostre volgari cuffie in lattice che quando le togli in testa hai il microclima dell’Amazzonia, no. Voi avete le cuffie con stampati sopra dei dipinti.
Per il resto, lei è libera di far mangiare crusca ai bagnanti. Io, visto il suo italiano zoppicante, la invito a un giretto all’accademia della Crusca. Le garantisco che potrebbe farle bene anche quella

Accuse alle quali i Bagni Misteriosi hanno risposto con un TL;DR di proporzioni bibliche firmato da Michele Canditone (Amministratore delegato BAGNI MISTERIOSI e Procuratore Fondazione Pier Lombardo) che fa il punto della situazione rispetto ai finanziamenti e smorza il tono della polemica nei confronti della recensione di Selvaggia Lucarelli.

La quale però si sta godendo l’ultimo – per ora – capitolo di questa storia abbastanza inutile. Perché visto che c’era una festa delle attention whore il Codacons ha pensato bene di presentare, anzi di annunciare di voler presentare, un esposto alla Corte dei Conti per fare chiarezza sulla vicenda della concessione (come e con che bando è stata assegnata la gestione della piscina) e dei costi per il Comune di Milano.

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