Le surreali telecronache di Andrea Lucchetta

Hanno diviso il pubblico tra chi lo ama incondizionatamente e chi lo considera un patetico vecchietto in cerca di fama. Ma se abbiamo tollerato la Gialappa’s agli europei possiamo sopportare dieci partite con il commento di Lucchetta.

andrea lucchetta telecronaca frasi celebri - 1

Le Olimpiadi sono finite, il Brasile ha battuto tre a zero l’Italvolley durante la finale di ieri conquistando la terza medaglia olimipica della sua storia. Un risultato che letto così però non dice quanto gli azzurri – che hanno ceduto solo nel finale dei set – abbiano saputo tener testa a quella che è considerata a squadra più forte del Mondo, i favoriti della vigilia nonché padroni di casa. Spettacolo nello spettacolo sono state, per le partite dell’Italia, le telecronache di Andrea Lucchetta che affiancava Alessandro Antinelli per un commento tecnico degno di Paura e delirio a Las Vegas.

 

Un esempio di telecronaca “alla Lucchetta”

HA DEFIBRILLATO QUESTA PALLA – A quanto pare però lo stile gonzo di Lucchetta non piace a tutti, e se molti si sono sinceramente divertiti a sentirlo dire cose del tipo “pallone sbrodolato come un canederlo” altri hanno imputato direttamente a lui la sconfitta della nazionale, spiegando che “ci fa perdere la concentrazione”.

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Tra quelli che dicono che è drogato, ubriaco o semplicemente pazzo e quelli che si chiedono provocatoriamente se “per andare a sparare stronzate” Lucchetta viene pagato rischiamo quasi di perdere di vista il fatto che tra una metafora e un paragone ardito (degno dei migliori duelli di Monkey Island) Lucchetta ha anche elargito spiegazioni tecniche di pregio. Certo non sempre è stato facile coglierle in quel mare di giochi di parole e riferimenti a guerre stellari, ai videogame e al mondo interno di Lucky. Eppure è stato divertente. Almeno per un paio di serate. Come non ridere quando Lucky ha urlato “Il pollicione, mettitelo in bocca e ciuccia!” non un commento tecnico ma un commento da tifoso. Certo, la LIPEsuzione forse è una battutaccia degna delle scuole medie, ma il personaggio è così, e dall’alto della sua carriera può anche permettersi di parlare di palloni sbrodolati come canederli. Altri erano giochi di parole nonsense; quando l’allenatore USA (John Speraw) faceva qualcosa per fermare gli italiani Lucky diceva “Speraw ci sperah”. Quando bisognava incrociare le dita Lucky invitava a incrociare “il dito anche nell’infradito”. Avete presente cosa sarebbe avere Elio e le Storie Tese a commentare una partita? In fondo agli europei chi voleva poteva scegliere di sentire il soporifero (e sempre uguale da vent’anni) commento della Gialappa’s. Se non altro Lucchetta è imprevedibile.

LUCCHETTA E JUANTORENA – Durante le partite dell’Italia tra i preferiti di Luchetta (oltre allo Zar Zaytsev) c’era Osmany Juantorena, sul cui cognome Lucky ha fatto numerosi giochi di parole, come ad esempio:

Abbiamo chiesto a Juantorena di essere aljuanto preciso

La junatomano di juantorena tocca una juantopalla

Juantorena lancia il juanto di sfida

Oppure un commento molto più tecnico e meno faceto come:

Andare a cecchinare, colpire la zona difesa a muro da Taylor Sander e Aaron Russell. Molto bravo l’Osmanyaco a tirare perfettamente su quelle traiettorie

Poi ci sono i “Monsterblock, monsterblock, monster-monster-monsterblock!” di Simone Buti ripetuti ossessivamente.

E così, tra lavatrici scagliate al di là della rete, Corcovado che si girano, cecchini che camperano in posto quattro e palle scomposte in maniera molecolare Lucchetta senza dubbio si è confermato il diamante pazzo della pallavolo italiana, anche dalla sedia del telecronista e non solo sottorete. Certo, quando se ne è uscito con cose come “maschera molto come un gatto nella lettiera per nascondere il cattivo odore” forse il diritto di storcere il naso lo abbiamo tutti. Ma almeno non ha addormentato la partita, anzi, in un certo senso è come se avesse trovato un espediente per farci stare dentro la bolgia del Maracanazinho.

 

Lucchetta fa anche del bene!

E poi Lucchetta sarà anche picchiatello, ma in fondo è uno che fa del bene.

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