La tortura rituale del gatto domestico come sport

Per gli antici egizi e gli utenti di Internet il gatto è una divinità, ma ci sono stati periodi della storia europea dove il gatto veniva utilizzato per sport violenti e rituali truculenti.

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I gatti sono oggi le riverite divinità tutelari dell’Interwebs. Ma c’è stato un tempo oscuro dove l’esistenza dell’essere umano non era affatto resa più gioiosa da foto buffe di micetti. E questo non solo perché la fotografia non era ancora stata inventata ma anche perché i gattini non erano visti come animali pucciosi da incorniciare. Erano visti invece come creature malvagie da crocifiggere e torturare.

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Atlasobscura ci ricorda come nel passato siano stati promulgati editti riguardanti l’intrinseca malvagità dei gatti, che venivano descritti come vere e proprie creature demoniache. Non per nulla nell’iconografia medievale il gatto era l’animale da compagnia delle streghe, quindi senza dubbio in qualche momento delle pratiche stregonesche il diavolo in persona (perzona falza) deve essere entrato nel corpo delle bestiole. Ma al di là delle leggende c’erano motivi eminentemente pratici per detestare i gatti. Uno era il fatto che erano troppi. A quanto pare in Belgio si tiene ancora una festa dal nome molto simpatico: il lancio del gatto. Festa nata per ricorda il periodo in cui gli abitanti della città erano soliti sbarazzarsi dei gatti in eccesso (gatti che erano stati introdotti per tenere a bada i topi che per due soldi etc) lanciandoli dalla finestra del palazzo municipale. A quanto pare anche Luigi XVI aka il Re Sole (1638-1715) non era un grande amante dei felini, all’età di 10 anni (1648) avesse acceso una grande pira nella quale vennero bruciati molti gatti. E il rogo dei gatti rimase una forma di “intrattenimento” popolare almeno fino al 1800. A quanto pare i gatti francesi furono anche utilizzati nella lotta tra borghesi e operai che nel 1730 rapirono e massacrarono i gatti dei padroni come forma di ritorsione per le condizioni di lavoro indecenti. In Danimarca invece erano soliti mettere un gatto dentro un barile appeso ad un ramo di un albero. Il barile veniva percosso fino a che non si rompeva e il gatto cadeva a terra – libero – ma con il rischio di essere bastonato. Infine, riferiscono le cronache di AtlasObscura, in Italia si era soliti legare (o inchiodare) un gatto ad un albero e sfidarsi a chi, con colpi di testa ben assestati riuscisse ad ammazzare la bestiola per primo senza farsi graffiare troppo.

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