La storia di Gianluigi Buffon che solidarizza con la causa palestinese

Sui social network si sta diffondendo la notizia che Buffon avrebbe urlato “Palestina Libera” dopo ogni gol dell’Italia durante il match contro Israele ad Haifa. Ma la storia è una bufala.

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Gianluigi Buffon è uno dei portieri più forti del Mondo, ha vinto un Campionato del Mondo e ha un palmares di tutto rispetto. Tra le altre doti è anche un personaggio che ha saputo conquistarsi l’ammirazione e la stima di avversari e tifosi. Ne è passato del tempo da quel “boia chi molla” scritto su una maglietta (“non ero a conoscenza della radice storica della frase“)  e da quel numero 88, scelto quando giocava nel Parma (nel 2000) perché significa avere le palle quadrate, ha spiegato poi dopo le accuse di simpatie naziste.

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Il portierone della Nazionale è diventato simpatico, anche se ha mantenuto uno stile burbero, incline all’insulto nei confronti dei compagni di reparto (ma del resto fa parte del gioco). Eppure se c’è qualcosa che Buffon ha imparato da quella vicenda di 16 anni fa è quella di non lasciarsi trascinare nel territorio pericoloso di certa politica. O forse non è così? Secondo quanto riferiscono molti media arabi il numero uno degli Azzurri avrebbe urlato “Free Palestine” rivolto alla curva dei tifosi israeliani durante il match valido per la qualificazione mondiale giocato ad Haifa vinto dall’Italia per 3 a 1.  La cosa naturalmente ha eccitato gli animi di alcuni ultras dichiaratamente “antisionisti”. Epppure qualcosa non torna, a spiegarcelo è 101goals che ha ricostruito la genesi della vicenda. Perché Buffon non ha mai urlato una frase del genere, e a mettere in giro la voce sono stati – per ovvi motivi – alcuni media palestinesi. Il fatto che Buffon esultasse per ogni goal della Nazionale non ha ovviamente nulla a che vedere con la questione palestinese, ma con il fatto che Buffon, così come tutti gli Azzurri, voleva vincere la partita. Del resto non solo Buffon si è fatto scattare parecchie foto assieme ai tifosi israeliani ma nel 2012 durante gli Europei in Polonia Buffon si è recato in vista al campo di concentramento di Auschwitz per rende omaggio alle vittime dell’Olocausto e invitare tutti a non dimenticare quello che è successo durante la Seconda Guerra Mondiale.

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Se una cosa del genere fosse davvero successa, allora ci sarebbero reportage della notizia da più fonti, e sicuramente qualcuno della federazione calcistica israeliana avrebbe chiesto una sanzione nei confronti di Buffon. In po’ come sta accadendo per la notizia dei saluti romani e dei fischi di alcuni tifosi italiani presenti allo stadio durante l’inno nazionale israeliano.  Notizia che il nostro consolato ha smentito ma che ha suscitato l’ira delle comunità ebraiche italiane. Se Buffon avesse davvero detto qualcosa di simile allora ci sarebbe una reazione da parte delle comunità ebraiche ma non è così. Perché il portiere quelle frasi non le ha mai pronunciate mentre le foto di Buffon con la kefiah sono in circolazione dal 2014. Anche il tweet attribuito a Buffon anni fa, quello secondo il quale avrebbe twittato “free Palestine”, è un falso, perché il tweet non è stato lanciato dall’account ufficiale del giocatore.

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Ammesso e non concesso che le foto siano vere (vengono accompagnate da didascalie secondo le quali Buffon era a Gaza, ma non risulta sia successo) si potrebbe benissimo trattare di una sciarpa palestinese appoggiata sul collo di Buffon dal tifoso nel momento di scattare la foto.

 

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