Giovani e Ricchi o “burini ripuliti”?

Il documentario agiografico sulle vite dei figli di papà come prevedbile non ha riscosso molto successo. Ma intanto, proprio come delle macchine d’oro, tutti ne parlano

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Doveva fare scalpore, suscitare invidie e odio di classe. Ma forse il documentario di Alberto D’Onofrio intitolato “Giovani e ricchi”  andato in onda ieri sera su Rai 2 ci è riuscito solo in parte. Merito del fatto che in precedenza Lory Del Santo aveva recriminato riguardo il dover “abbandonare” il suo vestito da diecimila dollari alla partenza di Pechino Express?

📸📸📸📸 spotted in London 🇬🇧

Una foto pubblicata da Giovanni Santoro (@gio_santoro) in data:

RAI DUE E I RICCHI IN FORMATO MTV – Eppure oggi in molti hanno contestato la scelta del servizio pubblico di mandare in onda un documentario sulla vita dei figli di papà che vivono tra lussi sfrenati. In senso lato ovviamente perché puoi essere ricco o ricca quanto vuoi ma se la tua idea di vacanze sono Forte dei Marmi o Jesolo non è che ti differenzi poi così tanto da quelli le cui possibilità finanziarie sono decisamente inferiori. Certo, nemmeno Ibiza o la Costa Smeralda sono mete poi così esclusive ma la differenza ovviamente la fa “lo stile” con cui i soggiorni nelle località di vacanze vengono vissuti. Mega ville, gite in barca da decine di migliaia di euro al giorno, ristoranti di lusso, locali esclusivi. E naturalmente le macchine, non semplici supercar ma supercustomizzate: c’è quello che se l’è fatta fare d’oro mentre l’altro l’ha rivestita di velluto nero. Perché alla fine i rich kids non sono solo ricchi, ma ostentano. La lezione impartita da Lapo Elkann, Paris Hilton o Kim Kardashian è stata perfettamente assimilata. Non che fosse una novità, perché nel ricco Nord Est (da dove provengono due dei rampolli intervistati ieri Alberto Franceschi e Camilla Lucchi) di personaggi così se ne sono sempre visti. Così come di auto di lusso Londra e Milano (tanto per citare due città a caso) sono sempre state affollate. C’è così tanta differenza tra Gianluca Vacchi, il dandy che fa la comparsa nella vita dei VIP famoso per essere una specie di Dan Bilzerian in sedicesimi che nella vita non ha altri meriti che essere ricco di famiglia e un Alberto Franceschi? Se non altro gli amici del secondo sembrano più sobri (anche se la sua fidanzata è la figlia di Umberto Tozzi nonché ex di Stefano Ricucci).

La vita dei ricchi ha da sempre avuto spazio nelle cronache, e pure sulle reti del servizio pubblico si indugia abbondantemente nel gossip, soprattutto al pomeriggio. Che differenza c’è tra il sapere cosa indossa Chiara Ferragni (o se si vede o meno con Fedez) e sapere quanto spende una certa Camilla Lucchi o la ragazza russa di quell’altro? Certo, per la maggior parte si tratta di ricchi famosi (la cui fama deriva in quota variabile anche dall’essere ricchi) mentre i protagonisti del documentario di D’Onofrio sono famosi quasi esclusivamente perché sono ricchi. Fa quasi tenerezza vedere le cure riservate al cagnolino della fidanzata di Giovanni Santoro, i cui pasti vengono preparati da uno chef a domicilio quando in passato Paris Hilton ha fatto ben di peggio. Certo, fa male sentire dire cose come “con 20-30 mila euro l’anno si sopravvive e basta“, ma non tanto per la frase in sé quanto per il fatto che tutto il documentario sia girato come un video di MTV. Ed in effetti proprio su MTV andava in onda qualche tempo fa una serie dedicata alle case dei ricchi ragazzini americani (Teen Cribs) solitamente figli di manager o imprenditori poco noti ma ad ogni modo ricchissimi. Forse un documentario del genere se fosse stato focalizzato meno sulle etichette dei vestiti, sulla necessità di abbinare borse e scarpe o sul problema di essere ricchi e belli belli in modo assurdo avrebbe avuto maggior significato. Ma l’agiografia dell’ostentazione dà effettivamente un po’ fastidio, soprattutto se è fatta con i soldi pubblici.

Almost ready for take off. Milan I am coming!!! #augusta #checks #hideandjack #pre #fashionweek

Una foto pubblicata da Alberto Franceschi (@albertofranceschi) in data:

Ma in fondo di cosa ci lamentiamo, qualche anno fa in Rai il “rivoluzionario” Santoro ci faceva ascoltare le opinioni piagnucolose della contessina ex modella Beatrice Borromeo sulla situazione sociale dei giovani del Bel Paese, successivamente passata in quel convento di frati trappisti che è il Fatto Quotidiano arrivando a scoprire che – udite udite – gli adolescenti italiani fanno sesso e ne parlano addirittura via cellulare. Una persona talmente umile da ricordare ai sacerdoti che il suo antenato era nientemeno che San Carlo Borromeo. Possiamo stare tranquilli, non siamo di fronte ai nuovi Patrick Bateman, purtroppo.

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