Cosa c’è da imparare dalla storia di Tiziana Cantone

Hai già espresso la tua opinione su Tiziana Cantone? Bravo. Un piccolo vademecum per indignati, assetati di giustizia e moralizzatori vari

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Per quanto tragica e drammatica la vicenda che ha portato al suicidio della 33enne napoletana diventata suo malgrado famosa a causa di un video porno diffuso in Rete può farci capire qualcosa su che genere di persone siamo. Nella storia di Tiziana Cantone sono stati commessi molti errori, ma lei – prima di scegliere di togliersi la vita – ne aveva fatto solo uno: si era fidata delle persone sbagliate.

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IL RUOLO DEI MEZZI D’INFORMAZIONE – La Cantone infatti aveva mandato via WhatsApp a degli amici il video che la vedeva protagonista (per vendetta nei confronti del fidanzato, dicono alcuni). Non aveva detto che il video poteva essere pubblicato o diffuso su Internet o altrove. Il discorso è semplice, se io in una conversazione privata ti mando una mia foto al mare non ti sto implicitamente autorizzando a farla vedere a tutto il Mondo. Eppure qualcuno di quegli amici ha pensato bene di mettere in circolazione il video, e tanto per essere sicuro qualcun altro aveva anche reso noto il nome della ragazza (stranamente del proprietario del cazzo non sappiamo nulla).

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La cosa poi era finita sui giornali, alcuni – come Fan Page hanno diffuso una parte del video, censurato, altri come Libero, hanno pubblicato una foto della ragazza. Il Fatto Quotidiano, in un articolo di Elisa D’Ospina, era andato oltre e oltre a nome e cognome di Tiziana suggeriva anche che il tutto facesse parte di una strategia per diventare famosa come pornostar. Per quell’articolo il direttore del Fatto Quotidiano.it Peter Gomez si è oggi scusato con i lettori e con la famiglia di Tiziana. Ma è stato l’unico direttore di giornale a farlo, e l’autrice del pezzo ha preferito per il momento affidare la sua difesa a Gomez.

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Della D’Ospina – solitamente molto attenta alle tematiche del body shaming – rimarrà un tweet dal sapore moralistico nel quale ci spiegava come la storia di Tiziana Cantone fosse l’esempio di quanto dipendiamo dal giudizio altrui. Ed è vero. Anche se la D’Ospina ha fatto parte di quel meccanismo giudicante (“Rivendicazione di un amante o marketing di una futura pornostar?” si chiedeva) non possiamo negare che quello che ha twittato ieri sera sia vero. Ma il fatto che venga a farci la morale è ridicolo. Ora la D’Ospina sta giustamente venendo criticata per quello che ha scritto, eppure c’è ancora qualcuno che la difende, dicendo che lei è una vittima.

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LA SCHIZOFRENIA DEL MORALISTA – Tiziana Cantone aveva tutto il diritto di fare quello che ha fatto: andare a letto con chi voleva, tradire il fidanzato (ammesso che sia vero), farsi filmare e inviare il video a chi voleva lei. Non c’è nulla di sbagliato nel fare sesso e nel farsi filmare, e anche se è da tenere conto di quello che potrà succedere al materiale video/fotografico è anche vero che quasi nessuno ci pensa, perché è un modo di vivere la sessualità che in quanto tale non ha senso che sia giudicato. In tutti questi mesi invece la Cantone è stata definita nei modi più coloriti troia oppure una che “se l’è cercata”. A farlo probabilmente sono stati gli stessi che commentano #ESCILE sotto ogni foto di Emily Ratajkowski dicendole che è “una figa di legno” se non lo fa. Quindi se una non si mostra sbaglia, e il popolo ha il diritto di chiederti di “uscirle”. Non appena lo fa diventa una cagna, una troia, una poco di buono. Oggi c’è anche chi si preoccupa perché nessuno ha speso una parola di solidarietà per “la figura da cornuto” che ha fatto il fidanzato. Una persona della quale – giustamente – non si conosce né il nome né il volto. Perché invece di Tiziana sapevamo tutto, perfino gli improbabili desideri di diventare pornostar?

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IL DOPPIO STANDARD – Tiziana Cantone non è la prima e nemmeno l’ultima i cui video vengono diffusi in Rete. È curioso che però, benché solitamente nei video ci sia sempre anche un individuo di sesso maschile i filmati siano in circolazione unicamente con i dettagli riguardanti le protagoniste femminili. L’uomo, ridotto alla funzione primaria del pene, non ha nome, non ha volto. Ed in ogni caso è sempre “un grande”, “un tombeur de femmes”, un novello Rocco Siffredi.

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IL BULLISMO DEI BULLI – Ci sono poi quelle come Selvaggia Lucarelli, che scatenano l’invincibile armata dei loro fan contro una persona colpevole di aver continuato a dire che Tiziana Cantone era una troia. Colpirne uno per educarne cento? Oppure stiamo solo facendo i bulli dei bulli? Nel secondo caso sarebbe un interessante caso di doppia morale (il mio bullismo è ok, il tuo no) perché la Lucarelli ha invitato a segnalare il comportamento (un post pubblicato sul profilo personale di questa persona) al suo datore di lavoro. Ironico poi perché la Lucarelli è sotto processo con l’accusa di aver provato a vendere foto rubate. Ovviamente è ancora innocente, per fortuna, e per questo nessuno ha chiesto ai suoi datori di lavoro di farla licenziare.

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Che ha prontamente risposto, annunciando di stare valutando provvedimenti. Ma non eravamo tutti Charlie cara Selvaggia? Un’opinione, per quanto discutibile e abbietta si combatte con altri mezzi.

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Ha senso combattere il bullismo bullizzando i bulli solo perché si è in una posizione di maggiore potere? Non mi risulta.

IL DIRITTO ALL’OBLIO NON ESISTE – Tiziana aveva chiesto e ottenuto la rimozione dei contenuti che la riguardavano, ma è impossibile eradicare qualcosa da Internet. Vuol dire che non avrebbe dovuto farsi fare i filmati? No, vuol dire che dovremmo imparare ad avere più rispetto per le persone lasciando che vivano la loro vita.

LA SCOMPARSA DEI FATTI – C’è chi ha scritto che la morte di Tiziana è colpa sua, chi ha scritto che è colpa dei maschi e chi che è colpa dell’Internet. Ma contro Tiziana si sono accanite anche molte donne. E soprattutto non sappiamo ancora le vere motivazioni che l’hanno spinta al suicidio. Se è vero quello che riportano Il Messaggero e Repubblica, ovvero le dichiarazioni rese dalla madre della ragazza dalle quali emergerebbe che la ragazza si sarebbe tolta la vita perché avrebbe dovuto pagare ingenti spese legali per le cause da lei intentate nei confronti di cinque siti che avevano diffuso i suoi video, riferisce l’AGI:

Alla 31enne era stato imposto un rimborso nei confronti di Citynews, Youtube, Yahoo, Google e Appideas di 3.645 euro ciascuno per le spese legali, oltre al rimborso delle spese generali nella misura del 15 per cento, perche’ avevano gia’ rimosso i video.

allora nessuno ha capito niente della vicenda. Ma a quel punto sarebbe meglio aspettare di leggere le motivazioni della sentenza. E soprattutto avvicinarsi, con il dovuto rispetto, alla storia di Tiziana, che anche se è stata per un anno sulla bocca di tutti nessuno conosceva realmente.

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Un commento per “Cosa c’è da imparare dalla storia di Tiziana Cantone”

  1. Sei un bastardo scrive:

    Sei un bastardo mi compare pubblicita mangiasoldi truffa merda porco

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