Chi è Manuel Agnelli, il cattivone di X Factor 10

Ogni talent di successo deve avere un cattivo, quest’anno X Factor ha scelto di affidarsi alla lingua di Manuel Agnelli, l’uomo che da vent’anni crede di essere l’indie italiano e non si è accorto di essere “solo” gli Afterhours

Manuel Agnelli

È bastata una sola serata per far diventare Manuel Agnelli l’idolo del pubblico di X Factor. Nella fase iniziale del programma, quella delle audizioni, al pubblico del resto interessa due cose: vedere dei buffi fenomeni da baraccone andare allo sbaraglio e vedere boriosi autoproclamatisi artisti venire fucilati senza pietà dai giudici. Insomma, serve un cattivo, ed è naturale che questo ruolo (che negli anni passati è stato affidato al filogovernativo Elio e al “pazzo” Morgan) vada all’uomo che per troppo tempo è stato conosciuto dalle giovani generazioni solo come il sosia ufficiale di Renato Zero e di Severus Piton o al massimo di Oriana Fallaci.

MANUEL AGNELLI, L’INDIPENDENTE – Succede a quanto pare che nel 2016 non tutti sappiano chi sia Manuel Agnelli e che cosa abbia fatto per arrivare ad X Factor. In fondo è comprensibile, per me Alvaro Soler è il nome di un gelato ai frutti esotici. Agnelli, che ora ha cinquant’anni (è nato a Milano il 13 marzo 1966) ha iniziato la sua carriera musicale quando molti dei fan di Soler e di Fedez non erano nemmeno nati, anzi, nemmeno Fedez e Soler stessi erano ancora nati quando nel 1985 Agnelli dà vita alla prima formazione degli Afterhours, formazione della quale è l’unico superstite. Perché se c’è qualcosa che bisogna mettere in chiaro da subito è che gli Afterhours sono Manuel Agnelli e senza di lui non possono esistere. Nel corso degli anni elementi portanti del gruppo se non sono andati via (Andrea Viti, Xabier Iriondo, Dario Ciffo e Giorgio Prette) ma gli Afterhours hanno continuato a suonare a sfornare dischi. C’è chi ha paragonato il ruolo assegnato ad Agnelli a quello di Morgan, spiegando che entrambi sono dei pozzi di scienza musicale, solo che il buon Marco Castoldi è troppo su di giri e saccente mentre Manuel sarebbe più equilibrato. In realtà chi dice così si sbaglia perché Morgan è davvero un pozzo di scienza dal punto di vista musicale mentre Agnelli è “solo” un bravo musicista e compositore rock che si crede il padreterno dell’Indie. Una differenza non da poco Morgan ha studiato pianoforte fin da piccolo ed è diplomato, Agnelli invece ha mosso i suoi primi passi come musicista all’interno dell’undeground e dice di esserlo anche se in realtà è stato quasi sempre sotto contratto per le (famigerate) major, in un periodo in cui era davvero un’onta esserlo. Morgan ha fatto un po’ di liceo classico e di liceo scientifico, Manuel è diplomato all’istituto tecnico agrario. Morgan da parecchio tempo ha molto ridotto la sua attività live ed è diventato un personaggio televisivo, Agnelli invece continua ad andare in tour con gli Afterhours ed è alla sua prima partecipazione ad un talent. Ma questo non significa che Manuel non sia un personaggio televisivo, anzi, tra i Novanta e i Duemila era continuamente in televisione a spiegarci la musica, su MTV o su VideoMusic. Ad un MTV Day è stato protagonista di un episodio SENSAZIONALE: ha rotto una chitarra sul palco!1

Riguardo al fatto che Morgan sia più arrogante invece ben presto verremo smentiti, Agnelli è quanto di più arrogante ci sia all’interno del panorama musicale italiano, perché si considera un guru, al tempo stesso il creatore e il salvatore dell’Indie italico (creatura mitologica e dal multiforme ingegno).

1995, L’ANNO DELLA SVOLTA – Non che Manuel non abbia dei motivi per avere un’alta considerazione di sé, del resto quando gli Afterhours hanno pubblicato il loro primo disco cantato in italiano (Germi, 1995) per chi ascoltava un certo genere di musica – chiamatela alternative rock, chiamatela indie, chiamatela come ve pare – c’erano loro e i Marlene Kuntz (che avevano pubblicato il loro Catartica nel 1994). Altro punto in comune con i Bluvertigo, Morgan e compagni hanno pubblicato il loro primo disco (Acidi e Basi) proprio nel 1995. Da Germi, un disco che è stato una delle pietre miliari della musica alternativa degli anni Novanta Mina trarrà una sua versione di Dentro Marilyn, Tre volte te. Nel 1997 gli Afterhours pubblicano quello che è considerato da tutti il loro capolavoro Hai paura del buio? che contiene un brano utile a capire il personaggio che Agnelli interpreterà a X Factor 10: Sui giovani d’oggi ci scatarro su. All’epoca Agnelli aveva 31 anni, provate a pensare cosa potrebbe fare Agnelli sui giovani d’oggi che si iscrivono alle audizioni di X Factor.

AGNELLI E I FESTIVAL DELL’ALT-ROCK – Nel 1998 gli Afterhours sono sul palco del Concertone del Primo Maggio e nel 1999 pubblicano Non è per sempre, un album sensibilmente più “orecchiabile” rispetto ai precedenti ma sempre caratterizzato dallo stile di scrittura (e da quel birignao e quella ere un po’ mestrina) di Agnelli. In quell’anno Manuel pubblica anche il suo primo (e unico) libro, I racconti del tubetto che è sostanzialmente una raccolta di racconti e di testi delle più belle canzoni degli Afterhours. Nel 2001 Agnelli inventa il festival itinerante Tora! Tora! che verrà organizzato fino al 2005 e che ha visto salire sul palco il meglio della scena rock alternative italiana tra cui Marlene Kuntz, Verdena, Estra, Linea 77, Punkreas, One Dimensional Man (di Pierpaolo Capovilla frontman del Teatro degli Orrori), Africa Unite, Bluvertigo, Reggae National Ticket (il gruppo che fu di Alborosie) Mau Mau e Subsonica. Nel 2005 gli Afterhours tornano  a cantare in inglese pubblicando una nuova versione di Ballate per piccole iene. Nel 2009 Agnelli riproverà a far rivivere i fasti del periodo magico per la scena alternative italiana con il progetto Il paese è reale (dal titolo dell’omonimo brano con cui hanno vinto il premio della critica a Sanremo lo stesso anno) con lo scopo di presentare il meglio della scena indie italiana e poi  con un altro festival itinerante nel 2013 con Hai paura del buio? organizzato in collaborazione con XL di Repubblica. Ma forse ormai il vero indie italico (ammesso e non concesso che esista davvero) aveva trovato altri  canali di promozione oppure molto più probabilmente i gruppi scelti per questi due progetti non rappresentavano un bel niente. Non a caso i fenomeni dell’indie e della scena alternative attuale non sono quelli che sono passati per le mani di Agnelli. Lui invece vorrebbe descriversi se non proprio come il padre dell’alternative rock italiano come IL produttore per eccellenza: è stato produttore di Cristina Donà ma anche di Verdena (dei quali ha prodotto Solo un grande sasso) e dei Massimo Volume di Emidio Clementi. Insomma, se Agnelli ad X Factor sembra una vecchia zia inacidita che passa il tempo a ricordarvi che lui quelle cose le ha già fatte in parte è perché è vero, in parte è perché sono più di dieci  anni che cerca e dice di farle, senza riuscirci davvero. Ed alla fine è questo il problema di Agnelli, al di là dei dischi, della musica, il suo problema è che crede di potersi permettere l’arroganza di Roger Waters (uno che sui fan ci sputava davero) è così; uno che crede di aver dato vita ad una scena che però era già lì quando lui ha iniziato a suonare, il suo merito è aver tenuto in vita (in modo artificioso) quell’idea di quella scena musicale. Ma a ben guardare nel paese reale quella scena musicale non esiste. Un po’ come i talenti usciti da X Factor lo scorso anno. Dove sono?

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