Tiziana Cantone: il reclamo di Facebook sulla rimozione dei contenuti

Non è finita la storia di Tiziana Cantone. Facebook impugna l’ordinanza dal Tribunale Napoli Nord che intimava la rimozione dei video e delle pagine

sergio di palo Tiziana Cantone bravoh SUICIDIO

Non è finita la storia di Tiziana Cantone. Facebook Ireland impugna l’ordinanza emessa il 5 settembre scorso dal Tribunale Napoli Nord, giudice Monica Marrazzo, che intimava la rimozione dei video e delle pagine create contro Tiziana Cantone:

“Questo reclamo non vuole essere in alcun modo un atto che prolunghi la sofferenza generata da un cosi’ triste evento, tuttavia l’ordinanza contiene alcuni errori. Pertanto è limitato solo al fine di porre rimedio a questi errori”.

A scriverlo sono gli avvocati di Facebook Ireland ltd impugnando l’ordinanza emessa il 5 settembre scorso dal Tribunale Napoli Nord, giudice Monica Marrazzo, che intimava la rimozione dei video e delle pagine create contro Tiziana Cantone, la 31enne di Napoli suicida nei primi giorni di settembre, diventata famosa per video hard virali sul web. In 23 pagine, i legali del colosso del social espongono quelli che a loro giudizio sono gli errori di fatto e di diritto che rendono necessario riformare l’ordinanza. E alla famiglia di Tiziana rivolgono anche le condoglianze del gruppo.

Per i legali l’errore di fatto consiste nella circostanza che “alla data di presentazione del ricorso, solo un link su quattro era accessibile su Facebook. E peraltro senza contenuti a sfondo sessuale”, e inoltre “al momento dell’emissione dell’ordinanza non ce n’era nessuno illecito o accessibile”. In pratica “era cessata la materia del contendere”. Quanto agli errori di diritto, il richiamo di avvocati e al decreto 70/2003 che recepisce nella normativa italiana la direttiva comunitaria sull’e-commerce, soprattutto relativamente al fatto che il giudice riteneva che a fronte della notifica del ricorso Facebook avrebbe dovuto rimuovere quei contenuti, senza pero’ un ordine delle autorita’ competenti necessario a loro giudizio.

Per l’avvocato Portolano Cavallo, inoltre Facebook “in qualità di hosting provider, in base alla normativa vigente non è tenuta a esercitare una sorveglianza generalizzata sui contenuti pubblicati dagli utenti”. Per l’avvocato della famiglia Cantone, Andrea Orefice, Facebook dovrebbe poter impedire la creazione di pagine offensive grazie ad algoritmi. “Se fosse reale ciòche dicono – spiega – rivelerebbe una fragilità del sistema di dimensioni enormi, perche’ non siamo al sicuro dinanzi a una violazione così grave e devastante della dignità di una persona, tale da portare al suicidio la ragazza.

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