Virginia Marchesini scrive alla mamma morta

“Ti stringe forte tua figlia, quella ragazza che hai allevato e che sempre rimarrà tua”. La prefazione al libro postumo di Anna Marchesini

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Il Corriere pubblica la prefazione di Virginia Marchesini al libro postumo di sua madre Anna Marchesini. Il romanzo è intitolato Il romanzo «È arrivato l’arrotino». Ecco le parole di Virginia Marchesini:

Eccoci qua, poeta! A scriverti,
le righe parlano e raccontano
chi sei, forse era
tutta una vita che aspettavi il
senso vero di quel qualcosa che
sapeva di fiori e di glicine misto
a profumo di rosa e di natura
umana, quella vera, e di sensazioni
più intime, e di immediata
bellezza e di gioiosa immensità.

Io mi ricordo bene quando tu lavoravi
e stavi dietro ai miei vissuti
di emotività e di ansia, e di
quel vivere noioso e quotidiano;
di quel qualcosa di vero, di quell’immaginario
silenzio che il poeta
era in grado di udire e di sentire;
erano tutti in silenzio ad applaudirti
e tu con il senso di una
persona fragile e notturna, che
rifletteva in una piccola barca di
eterno temporale.

La nostra vita
era così, mamma, quando il nido
si è rotto e si è ricomposto
con una voglia d’amore e di canzoni
nostre, ti ricordi i nostri
sorrisi? E i tuoi momenti bui con
cui un poeta deve convivere, le
ali di un uccello in volo erano la
tua immagine preferita, le ore
che scrivevi, correggevi, o chiacchieravi
con gli amici al telefono,
il tuo sorriso e le tue risate, i
tuoi giochi di parole con cui
amavi parlare, raccontarti e silenziosamente
esprimerti nella
correzione del tuo libro, occhi
gioiosi e tanto immaginativi,
erano in silenzio anche i tuoi ragionamenti,
la tua grinta che
nascondevi per paura di offendere
le persone.

Quando annaffiavi
i fiori o andavamo in campagna
o al mare mi ispiravi con
poche o tante parole o con un
semplice «come stai?».
Il senso della tua vita era quello
di onorare i giovani e di
istruirli e di «educarli all’arte »
di andare da soli e in autonomia
come me, anche se non ti ascoltavo,
e tu mi rimproveravi per
questo e io ti davo i baci dopo gli
schiaffi. Erano tutti pronti ad
aiutarci nel nostro rapporto e tu
mi chiedevi e mi dovevi ripetere
tante volte le cose prima che io
le facessi;

io ero una bella ragazza
in preda alla paura e tu mi
cullavi con le tue canzoni e le tue
preghiere, ti potevo chiedere
consiglio, dormire con te e stare
in tranquillità con te, andare a
fare shopping, andare a cercare
emozioni insieme anche nel salone
di un parrucchiere o di un
estetista, o a portare il gelato alle
amiche, o andare in macchina
con una persona speciale e che
ti voleva tanto bene, era tua figlia
quella persona.

Tutto ciò
che un poeta lascia di bello è un
segno che rimane nel cuore
eterno di una persona per sempre,
e stare in mezzo agli altri,
mamma, era la cosa che ti piaceva
di più, e creare un dialogo
con loro, anche solo con un
sempl ice «benvenuto» o
«buongiorno», era la tua situazione
ideale, anche solo per vedere
una lacrima scendere dagli
occhi dei tuoi fan o una risata
durante i tuoi spettacoli, o condividere
con gli amici sorrisi e
risate era il tuo piccolo mondo e
non sempre tutto andava per il
verso giusto.

Qualche volta era il
destino a rovinarti le cose pure e
semplici della vita, ma tu avevi il
tuo solito modo di sdrammatizzare
tutto anche per telefono e
di ridere degli incidenti della vita
e di ridere, ridere e ridere ancora
di tutto, e anche piangere.
Quando dovevi stare bene ti
mettevi a truccarti e a pettinarti
e a vestirti con il tuo solito vestito
anni Cinquanta a palloncino
rosa a strisce nere che comprammo
insieme, ti mettevi il
profumo alla rosa, rimmel nero,
coprispalle rosa abbinato al vestito,
scarpe di colori diversi o
stivaletti neri con il tacchetto, il
tuo solito rossetto marrone e il
tuo lucidalabbra, ti mettevi accanto
alle persone e ridevi o
scambiavi un abbraccio con loro.

Mamma, ricordati che le cose
belle sono nella vita semplice
e nelle piccole e grandi sconfitte,
quelle piccole vittorie che tu
o noi ci prendevamo erano vittorie
contro un mondo assurdo
e banale che stava sempre a vedere
le apparenze e mai il dettaglio
o la sostanza delle cose.
Mamma, mi manchi e sarai
sempre nei miei pensieri più intimi,
cercherò i tuoi occhi in
qualsiasi altro sguardo umano,
ti ricordo e ti ripenso nelle nostre
cene a letto e nei nostri abbracci
notturni. Ti stringe forte
tua figlia, quella ragazza che hai
allevato e che sempre rimarrà
tua.

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